Esiste un ragazzo italiano che ha guidato una Formula 1 prima di mettersi al volante di una normale utilitaria. Si chiama Andrea Kimi Antonelli, ha diciannove anni, è nato a Bologna e da qualche settimana può finalmente dire di aver superato l’esame di guida. Quello vero, con i semafori, i parcheggi e il codice della strada. Una formalità per chi, a marzo 2025, aveva già esordito nel Gran Premio d’Australia spingendo una Mercedes a trecento all’ora.
La storia di Antonelli in Formula 1 è iniziata molto prima del suo debutto ufficiale. Nel 2019, a soli tredici anni, entra nel Mercedes Junior Team grazie a una segnalazione di Giovanni Minardi, figlio di Gian Carlo, lo stesso che scoprì Fernando Alonso. Una scommessa sul futuro che la casa tedesca ha coltivato con pazienza, facendolo crescere attraverso tutte le categorie propedeutiche. I risultati arrivano rapidi e in quantità: nel 2022 vince campionato italiano e tedesco di Formula 4 con ventidue vittorie su trentacinque gare. Nel 2023 conquista la Formula Regional Middle East e la Formula Regional Europea, quest’ultima con una rimonta leggendaria a Zandvoort sotto la pioggia. Quattro titoli in quattro campionati diversi.
Mercedes decide di promuoverlo direttamente in Formula 2 nel 2024, saltando la Formula 3. Una scelta coraggiosa che dice molto sulla fiducia riposta in lui. La stagione è più complessa del previsto, chiusa al sesto posto, ma arrivano due vittorie significative: una sotto la pioggia a Silverstone, l’altra all’Hungaroring grazie a una strategia gomme perfetta. Intanto, tra un circuito e l’altro, studia all’Istituto Gaetano Salvemini di Casalecchio di Reno. Nel 2025, tra un Gran Premio e l’altro, si diploma.
Il debutto in Formula 1 arriva il 16 marzo 2025 in Australia. Parte sedicesimo, rimonta, chiude quarto. A diciotto anni e duecento giorni diventa il secondo pilota più giovane della storia ad andare a punti dopo Max Verstappen, e il miglior italiano all’esordio dai tempi di Ignazio Giunti nel 1970. La stagione si chiude con un settimo posto nel mondiale e centocinquanta punti, uno dei migliori risultati di sempre per un rookie.
Il 2026 è l’anno della consacrazione. In Cina, a Shanghai, conquista la pole position e vince il suo primo Gran Premio in Formula 1. Sul podio le telecamere lo riprendono con gli occhi lucidi, le foto fanno il giro del mondo. A diciannove anni ha già scritto la storia, infatti riporta l’Italia al successo nel Mondiale dopo quasi due decenni. Era il 19 marzo 2006 quando l’allora 33enne Giancarlo Fisichella si impose su Renault nel Gp di Malesia. Quel giorno Antonelli non era ancora nato.
Il numero che porta sulla Mercedes non è casuale. Kimi ha scelto il 12 come tributo diretto al suo idolo di sempre: Ayrton Senna, che portò quel numero durante la sua ascesa con la Lotus e nella stagione mondiale del 1988 con la McLaren. Un omaggio silenzioso a un pilota che per Antonelli rappresenta non solo un campione, ma un modo di intendere la guida — istintivo, totale, quasi mistico. Lo stesso numero aveva già corso in Formula 4 e Formula Regional, portandolo ogni volta alla vittoria.
Dietro la sua ascesa c’è Toto Wolff, team principal della Mercedes, che lo segue dall’ingresso nel junior team. Un legame che va oltre il contratto, una guida che ha scommesso su di lui quando molti preferivano nomi più esperti. Nel paddock Wolff viene spesso descritto come una sorta di secondo padre sportivo per Antonelli. Una figura che ha creduto nel suo talento e lo ha protetto nei momenti difficili.
Prima di salire in macchina, Kimi ha un rituale preciso: nelle cuffie mette sempre Can’t Hold Us di Macklemore, un brano dal ritmo trascinante pensato per caricarsi e isolarsi dal rumore del paddock. Un rito piccolo, personale, che racconta meglio di qualsiasi intervista chi è davvero fuori dalla tuta.
C’è poi un dettaglio che pochi conoscono: nel 2016, a soli dieci anni, ha fatto un piccolo cameo nel film Veloce come il vento di Matteo Rovere, con Stefano Accorsi e Matilda De Angelis. Una comparsa minuscola in un film ambientato nel mondo delle corse, quasi un presagio di ciò che sarebbe diventato.
Oggi Andrea Kimi Antonelli è il nuovo volto della Formula 1 italiana. Quella patente stradale presa pochi giorni prima del debutto in Australia è ormai un aneddoto divertente, il ricordo di un ragazzo che ha bruciato le tappe senza mai perdere la testa. Adesso ha diciannove anni, una Mercedes, una vittoria in tasca e un futuro tutto da scrivere.
