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Allarme a Riad, esplosioni nella notte: cresce la tensione con gli Houthi

Sirene e allerta nella capitale saudita nelle prime ore di sabato. I residenti sono stati invitati a mettersi al riparo e un giornalista Reuters ha riferito di aver sentito due esplosioni. L’allerta è stata successivamente revocata. L’episodio arriva mentre gli Houthi intensificano gli attacchi contro l’Arabia Saudita e consolidano il controllo sulla costa yemenita del Mar Rosso.

Nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 settembre, la Protezione civile saudita ha emesso un’allerta per una potenziale minaccia a Riad e nella vicina Al-Kharj, a est della capitale.

L’allarme è arrivato poco prima delle 3 del mattino, ora locale. Ai residenti è stato chiesto di rimanere al chiuso. Un giornalista Reuters presente nel quartiere di Olaya ha riferito di aver sentito due esplosioni. Poco dopo, le autorità hanno comunicato il cessato pericolo.

Al momento, però, le autorità saudite non hanno attribuito ufficialmente le esplosioni a uno specifico attacco Houthi. Il collegamento con l’escalation in corso è il contesto nel quale l’episodio si inserisce: gli Houthi stanno conducendo da settimane una nuova offensiva contro obiettivi sauditi.

Gli attacchi sono aumentati

Il gruppo Houthi, che controlla gran parte delle aree più popolose dello Yemen, ha intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita.

Nei giorni scorsi sono stati segnalati lanci di droni e missili verso diverse località del Regno. Il 17 settembre un drone intercettato nella zona di Taif, nell’Arabia Saudita occidentale, ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre due, secondo la Protezione civile saudita.

Riad ha inoltre condotto attacchi aerei contro posizioni Houthi nello Yemen, in particolare nelle aree di Hajjah, vicino al confine saudita e alla costa del Mar Rosso, e nella provincia di Taiz. Le informazioni sulle vittime provenienti dalle parti coinvolte non sono sempre verificabili in modo indipendente.

La nuova escalation ha già avuto conseguenze umanitarie pesanti: secondo le Nazioni Unite, almeno 112.000 persone sono state sfollate all’interno dello Yemen, mentre quasi 3.000 persone hanno attraversato il mare verso Gibuti per cercare sicurezza.

Il punto strategico è il Mar Rosso

La novità più importante di questa fase non riguarda soltanto i missili diretti verso l’Arabia Saudita.

Gli Houthi hanno compiuto una rapida avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen, arrivando a controllare aree strategiche affacciate sul Mar Rosso e sul Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.

Nel suo punto più stretto, Bab el-Mandeb misura circa 29 chilometri ed è uno dei principali passaggi marittimi tra Asia ed Europa. Attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez transitano infatti merci, materie prime e prodotti energetici diretti verso il Mediterraneo.

Il controllo della costa dà quindi agli Houthi una posizione geografica particolarmente importante.

Non significa che il gruppo controlli fisicamente ogni nave che attraversa lo stretto. Significa però che dispone di una posizione dalla quale può minacciare o condizionare una delle principali arterie del commercio internazionale.

E le navi?

Gli Houthi hanno dichiarato una sorta di blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita e hanno minacciato le navi saudite.

Il gruppo sostiene invece che la navigazione attraverso Bab el-Mandeb rimanga libera per le altre imbarcazioni.

Per gli armatori, tuttavia, la situazione rimane sufficientemente rischiosa da condizionare le decisioni operative.

È un punto fondamentale: una rotta può rimanere formalmente aperta, ma diventare economicamente molto più difficile da utilizzare se aumentano il rischio assicurativo, i costi di sicurezza o la possibilità di dover cambiare itinerario.

Perché l’Italia sta guardando al Mar Rosso

La questione riguarda direttamente anche l’Italia.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che Roma sta preparando una possibile missione navale per garantire la sicurezza delle navi mercantili italiane nell’area. L’Italia partecipa già alla missione europea Aspides, istituita nel 2024 proprio per proteggere la navigazione dagli attacchi Houthi.

Secondo i dati citati da Reuters, circa il 40% degli scambi commerciali italiani con il resto del mondo passa attraverso il Canale di Suez.

Il problema non riguarda quindi soltanto la sicurezza delle navi.

Se una rotta diventa troppo rischiosa, le compagnie possono decidere di circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza. Il percorso diventa molto più lungo e questo significa più carburante, tempi di consegna maggiori e costi logistici più elevati.

Una seconda pressione sulle rotte energetiche

La situazione è ancora più delicata perché il Mar Rosso non è l’unico punto critico della regione.

Il Golfo di Aden e Bab el-Mandeb rappresentano infatti una delle alternative utilizzate per il trasporto di energia verso l’Europa quando altre rotte regionali diventano problematiche.

Secondo Kpler, citata da Reuters, nel mese di giugno i volumi di petrolio transitati attraverso Bab el-Mandeb equivalevano a circa il 7% della produzione petrolifera mondiale.

Una riduzione significativa dei flussi attraverso questo corridoio può quindi avere conseguenze ben oltre la regione.

La situazione resta fluida

L’allarme di questa notte a Riad è stato revocato e non è stata fornita, al momento, una conferma ufficiale che le due esplosioni siano state provocate da un attacco Houthi.

Ma l’episodio arriva in un momento preciso: gli Houthi stanno avanzando lungo la costa del Mar Rosso, hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita e la sicurezza di Bab el-Mandeb è tornata a essere una questione internazionale.

Il rischio non riguarda quindi soltanto lo Yemen o l’Arabia Saudita.

Riguarda una rotta attraverso la quale passano merci ed energia dirette verso l’Europa e che, attraverso Suez, collega il Mediterraneo ai mercati asiatici.

Ed è proprio per questo che un’esplosione sentita nella notte a Riad può diventare una notizia che riguarda anche chi vive a migliaia di chilometri di distanza.

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