Un nuovo collasso della rete ha lasciato senza elettricità oltre 9 milioni di persone. È il settimo blackout nazionale dell’anno e arriva dopo mesi di carenza di carburante, infrastrutture deteriorate e interruzioni che in alcune zone durano ormai più di 30 ore.
L’intero sistema elettrico cubano è collassato venerdì 18 settembre, lasciando l’isola senza elettricità. Il Ministero dell’Energia e delle Miniere ha annunciato la disconnessione totale della rete nazionale e l’avvio dei protocolli per il ripristino del servizio.
Il guasto iniziale, secondo l’Unione Elettrica cubana, si è verificato nella rete di trasmissione ad alta tensione nella parte centrale del Paese. Le condizioni meteorologiche instabili hanno contribuito a rendere più difficile la stabilizzazione del sistema. Da quel primo cedimento, la disconnessione si è estesa progressivamente alle altre aree dell’isola.
Il settimo blackout nazionale dell’anno
Non si tratta di un episodio isolato. Il collasso di venerdì è almeno il settimo blackout nazionale registrato a Cuba dall’inizio del 2026, dopo le interruzioni avvenute a marzo, luglio e agosto. Secondo AFP, dal 2024 i collassi nazionali della rete sono stati almeno dodici.
La situazione quotidiana è ancora più difficile da misurare contando soltanto i blackout totali. Anche quando la rete nazionale rimane operativa, vaste aree dell’isola vengono sottoposte a interruzioni programmate o impreviste. In alcune zone i distacchi hanno superato le 30 ore consecutive, mentre in alcune province sono arrivati anche oltre le 60 ore.
A L’Avana, nelle prime ore successive al collasso, soltanto circa il 5% degli utenti aveva riacquistato l’elettricità. Le autorità hanno iniziato a creare piccole reti isolate, le cosiddette “micro-isole”, per alimentare progressivamente infrastrutture essenziali come ospedali, impianti idrici e altri servizi prioritari.
Nelle ore successive il ripristino è proseguito gradualmente. Secondo l’ultimo aggiornamento della Unión Eléctrica, il servizio era tornato al 18,2% degli 862.732 clienti dell’Avana, mentre risultavano alimentati 38 dei 45 ospedali della capitale. Il ripristino completo richiede però una procedura progressiva: le centrali e le diverse aree della rete devono essere riattivate e sincronizzate senza provocare un nuovo collasso.
Perché la rete cubana è così fragile
Il problema non nasce venerdì.
Il sistema elettrico cubano dipende in larga misura da centrali termoelettriche vecchie e sottoposte da anni a manutenzione insufficiente. La scarsità di carburante limita inoltre la quantità di energia che può essere prodotta, mentre la mancanza di pezzi di ricambio rende più complicata la manutenzione degli impianti.
Secondo dati riferiti dalle autorità cubane, la carenza di combustibile ha reso inutilizzabili oltre 1.400 megawatt di capacità installata, mentre il deficit di generazione ha superato i 2.000 megawatt nei momenti di maggiore domanda. Sono inoltre rimasti fuori servizio 106 impianti di generazione distribuita.
È il risultato di una combinazione di fattori che si trascinano da anni: infrastrutture obsolete, problemi di manutenzione, scarsità di investimenti e difficoltà nell’approvvigionamento energetico.
Il ruolo delle sanzioni statunitensi
La crisi ha anche una forte dimensione internazionale.
Il governo cubano attribuisce una parte importante del peggioramento della situazione alle restrizioni statunitensi sulle forniture di petrolio e alle difficoltà di importare carburante e componenti necessari alla manutenzione delle centrali. Secondo AP, le restrizioni hanno ulteriormente limitato l’accesso dell’isola al carburante necessario per alimentare gli impianti termoelettrici e ai pezzi di ricambio.
Washington, invece, sostiene da tempo che la crisi energetica ed economica cubana rifletta anche problemi strutturali e di gestione interna del sistema economico.
Le due letture non sono quindi equivalenti: il peso delle sanzioni e delle restrizioni sulle importazioni è documentato, ma la fragilità della rete cubana precede le misure più recenti e affonda le sue radici in anni di deterioramento infrastrutturale e difficoltà economiche.
Non è solo un problema di luce
Quando manca l’elettricità per ore o giorni, il blackout smette di essere soltanto un problema energetico.
A Cuba le interruzioni compromettono il funzionamento delle pompe dell’acqua, le comunicazioni, i trasporti e le attività economiche. La conservazione degli alimenti diventa più difficile e gli ospedali devono fare affidamento su sistemi di alimentazione prioritari o di emergenza.
Il caldo rende inoltre le interruzioni particolarmente pesanti per la popolazione. Durante i precedenti collassi della rete, gli abitanti dell’Avana sono arrivati a dormire all’aperto per cercare sollievo dalle temperature elevate in assenza di ventilazione e climatizzazione.
Una crisi che si ripete
Il dato più significativo non è quindi soltanto che Cuba sia rimasta nuovamente al buio.
È che il sistema non riesce più a garantire con continuità la produzione e la distribuzione dell’energia necessaria al Paese.
Ogni nuovo collasso richiede una complessa procedura di riavvio, mentre la rete rimane vulnerabile a nuovi guasti. E nel frattempo, per milioni di persone, l’assenza di elettricità è diventata parte della vita quotidiana.
Il blackout del 18 settembre è l’ultimo episodio di una crisi che dura da anni e che nel 2026 ha raggiunto una frequenza senza precedenti recenti. Il ripristino della corrente può risolvere l’emergenza immediata. Non risolve però il problema che l’ha generata.
