Il 16 gennaio 2026, la Sala Ostrichina del Parco Vanvitelliano di Bacoli ospiterà l’inaugurazione della nuova edizione di “Macerie di un sogno infranto”, il progetto fotografico di Angelo Greco che da mesi sta documentando l’abbandono e il degrado del litorale domitio-flegreo. Dopo il successo della prima esposizione presso AreaLab35 al Centro Direzionale di Napoli, la mostra si arricchisce ora di nuovi scatti inediti dedicati alla foresta di Cuma e all’Oasi dei Variconi, aree che negli ultimi tempi sono state segnate da vicende drammatiche: incendi dolosi, abbandono istituzionale e degrado ambientale.
Organizzata ancora una volta in collaborazione con AreaLab35 e con il patrocinio del Comune di Bacoli, l’inaugurazione vedrà l’intervento speciale del fotoreporter Stefano Renna, che aprirà la serata con una riflessione sul ruolo della fotografia documentaria come strumento di denuncia sociale. La mostra sarà aperta al pubblico nei weekend del 17-18 gennaio e del 24-25 gennaio 2026.
La scelta della location non è casuale: esporre le “macerie” di territori dimenticati all’interno di uno spazio storico come la Sala Ostrichina — parte del compendio borbonico restituito alla cittadinanza dopo decenni di battaglie civili — crea un contrasto potente tra la bellezza custodita e quella tradita. Un filo sottile lega le storie di Licola Mare, Cuma, Castel Volturno e l’Oasi dei Variconi: luoghi sospesi tra promesse mai mantenute e ferite ancora aperte.
Abbiamo raggiunto Angelo Greco per parlare dell’evoluzione del suo lavoro, delle nuove immagini che raccontano l’urgenza del presente e del messaggio che intende lasciare ai visitatori attraverso questa seconda tappa espositiva.
L’Evoluzione e i Nuovi Scenari
Angelo, “Macerie di un sogno infranto” torna in una nuova veste. Come è cambiato il tuo sguardo fotografico dalla prima edizione a oggi? C’è una maturazione o un cambio di prospettiva che il visitatore potrà percepire in questa nuova mostra?
«Lo sguardo resta sempre rivolto alla bellezza mortificata di questi luoghi, nonostante ciò mi piace dare forza al pensiero che c’è dietro questo lavoro: dalla bellezza si può e si deve ripartire. Anche per questo ho scelto Bacoli.»
Questa edizione si arricchisce con scatti della foresta di Cuma e dell’Oasi dei Variconi. Perché hai scelto proprio questi luoghi? Cosa li lega al filo conduttore del “sogno infranto”?
«Il territorio è sempre in costante mutamento ed è giusto che il racconto evolva con esso. A Cuma sono in atto lavori di recupero della foresta ed è fondamentale documentare anche ciò che in positivo sta accadendo, anche se su questi lavori potrebbe aprirsi un capitolo enorme che ora non è il momento di affrontare. Nella precedente esposizione di giugno la sezione dedicata a Cuma aveva meno scatti rispetto alle altre sezioni, quindi ho ritenuto opportuno completare il racconto sopratutto concentrandomi sulla ferrovia abbandonata. Per quanto riguarda l’Oasi dei Variconi e Castel Volturno purtroppo le notizie non sono positive e alcuni nuovi scatti testimoniamo il peggioramento di determinati aspetti.»
Nella presentazione si accenna a “ultimi sviluppi e vicende” che hanno segnato queste zone recentemente. Senza svelare troppo, quali cambiamenti o ferite del territorio ti sei sentito in dovere di documentare con maggiore urgenza in questa fase?
«Come dicevo il territorio cambia, un esempio è l’oasi dei Variconi che la scorsa estate è stata devastata da diversi roghi, alcuni dei quali hanno danneggiato anche i preziosi punti di “Bird watching” .
A Bagnara invece il fenomeno dell’erosione continua incessantemente a mangiare i “mostri” costruiti sulla spiaggia.»
Parliamo di tecnica ed emozione: c’è uno scatto tra quelli inediti che è stato particolarmente difficile realizzare o che ti ha colpito emotivamente più degli altri durante i sopralluoghi?
«Banalmente potrei rispondere che amo ogni singola foto indistintamente, ma sarebbe falso, ci sono momenti che il territorio ti sorprende e ciò che esce dalla macchina fotografica mi emoziona ancor di più. L’ultima foto scattata a Cuma mi ha dato un’emozione particolare: un pescatore che cammina sui binari abbandonati racconta cosa è Cuma oggi. Non so se tecnicamente esista scatto più difficile di altri, ma umanamente sicuramente si: si tratta della foto della grossa tartaruga morta a Bagnara. Mi ha segnato molto avvicinarmi a quell’essere privo di vita, mi ha fatto sentire a disagio, come se stessi rubando un dolore che non era nel mio diritto prendere. Infatti prima di andare andare via (e dopo aver chiamato le autorità competenti) le ho accarezzato il carapace come a scusarmi»
Il Ruolo della Fotografia
Il tuo lavoro si pone tra la documentazione artistica e la denuncia sociale. Credi che oggi la fotografia abbia ancora la forza di scuotere le coscienze e le amministrazioni, o rischiamo di assuefarci alle immagini del degrado?
«Viviamo in un mondo bombardato da immagini che arrivano continuamente fin dentro casa. Si tratta di immagini forti che ormai stanno disumanizzando le tragedie del mondo, proprio perché tante e continuamente proposte, figuriamoci cosa possa accadere con la percezione che abbiamo del degrado. In tal senso credo che la fotografia possa avere ancora un ruolo vivo nella società: raccontare in maniera “artistica” la realtà, stimolare le coscienze con la bellezza delle immagini. E’ come se avessimo bisogno di usare un “linguaggio” nuovo per non abbandonarci alla rassegnazione.»
All’inaugurazione interverrà il fotoreporter Stefano Renna. Qual è il punto di contatto tra la tua visione e la sua? Cosa aggiunge la sua esperienza alla narrazione del tuo progetto?
«Stefano Renna è un professionista di immenso valore, ha 40 anni di fotoreportage alle spalle ed ha una visione artistica dell’immagine unica, mi piace la sua lettura del mio lavoro, confrontandomi con lui ho capito cose del mio lavoro delle quali forse non ero nemmeno a conoscenza. Stefano Renna è anche l’anima di Arealab 35, quindi dato che ormai siamo “complici” in questo lavoro credo sia giusto dare la parola a lui.»
Il “Dietro le Quinte” e il Territorio
Il progetto vede la collaborazione costante con AreaLab35. Quanto è importante questa sinergia per la realizzazione della mostra e come influisce il lavoro di squadra sul risultato finale rispetto alla solitudine dello scatto?
«AreaLab 35 è una vera e propria factory artistica frequentando questo luogo ho avuto la possibilità di confrontarmi (sarebbe dire meglio ascoltare) con mostri sacri come Stefano Renna e Sergio Siano e lo stesso Stefano Nasti. Abbiamo dei progetti da portare avanti insieme che vanno ben oltre le mie fotografie, stiamo provando a dare vita ad un’atelier fotografico che punti sulla valorizzazione degli scatti di autore e dia dignità alla fotografia attraverso una stampa di qualità. In questo ambiente crescere è facile, ed ogni scatto si porta dietro questo mondo fantastico.»
Esporre alla Sala Ostrichina del Parco Vanvitelliano di Bacoli, un luogo di grande bellezza e storia, crea un contrasto forte con il tema delle “macerie”. Come dialogano le tue immagini con questo spazio istituzionale?
«Bacoli è una scelta fortemente pensata, il luogo è stupendo e su questo non ci piove, oltre ad essere una realtà estremamente accogliente verso l’arte. Da flegreo (sono puteolano) per me è un piacere immenso esporre in questo luogo, ma la scelta di Bacoli ha soprattutto un motivo di carattere narrativo: dalla bellezza si può sempre ripartire. Chi come me ha passato i quaranta, ricorda lo scempio del “cimitero delle navi” di Baia che mortificava la zona e soprattutto la città sommersa, oppure ricorda ancora quando il Lago Miseno al centro di Bacoli era una fogna a cielo aperto con l’area infestata spesso dai miasmi. Oggi parliamo di luoghi fortemente trasformati ed è questo il messaggio che mi piacerebbe trasmettere, dalla bellezza si può sempre ripartire.»
Futuro e Conclusioni
Consideri questa tappa alla Sala Ostrichina come la chiusura del cerchio per “Macerie di un sogno infranto” o il progetto è destinato ad evolversi ancora, magari toccando altre aree dimenticate della nostra regione?
«Chiusura non so, sicuramente il punto definitivo sulla lettura che voglio dare a questo lavoro. Sono pronto a mettere il lavoro a disposizione di progetti nuovi e qualche idea già bolle in pentola.
Chiudiamo con un messaggio al pubblico: cosa vorresti che i visitatori portassero via con sé dopo aver visto la mostra il prossimo gennaio? C’è spazio per la speranza dietro la documentazione dell’abbandono?
«Penso di aver risposto prima, c’è bellezza in questi luoghi e dalla bellezza si può sempre ripartire. Non a caso un personaggio del sud ucciso dalla Mafia poche settimane prima che io nascessi diceva che la “bellezza è rivoluzionaria”»
Informazioni Evento
Data inaugurazione: 16 gennaio 2026
Luogo: Sala Ostrichina, Parco Vanvitelliano, Bacoli
Apertura al pubblico:
· 17 e 18 gennaio 2026
· 24 e 25 gennaio 2026
In collaborazione con: AreaLab35
Patrocinio: Comune di Bacoli
Ospite intervento: Fotoreporter Stefano Renna
Per informazioni: Angelo Greco Email: [email protected]
