Il cinema horror, sin dalle sue origini, ha vissuto in bilico tra attrazione e repulsione. Ci affascina proprio perché ci porta oltre i confini del lecito, ma talvolta quei confini vengono superati in modo così violento, esplicito o disturbante da spingere autorità, comitati e governi a intervenire con censure, tagli o veri e propri divieti di proiezione. Se la censura può apparire oggi come una limitazione, alcuni film ci ricordano che esistono opere in grado di sfidare non solo il gusto, ma la stessa percezione di ciò che è accettabile sullo schermo. Tra i seguenti film ricordiamo:
1. Cannibal Holocaust (1980) – Ruggero Deodato
Definito da molti “il film più censurato di sempre”, Cannibal Holocaust è stato bandito in oltre 50 paesi. Alla sua uscita, le autorità italiane accusarono il regista di aver girato uno snuff movie: le scene di mutilazioni e uccisioni apparivano talmente realistiche che Deodato fu costretto a portare in tribunale gli attori per dimostrare che erano ancora vivi. A pesare maggiormente sul giudizio, però, furono le uccisioni reali di animali, oggi unanimemente considerate una macchia etica insanabile. Il film fu mutilato di intere sequenze in Italia e altrove, ma ciò non impedì che diventasse un cult underground, simbolo del cosiddetto filone mondo movie.
2. Hostel (2005) e Hostel: Part II – Eli Roth
Con Hostel, Eli Roth ha contribuito a definire il sotto-genere torture porn, in cui la trama è un pretesto per mettere in scena mutilazioni e sevizie dettagliatissime. L’idea che un gruppo di turisti potesse finire all’asta per essere torturati da miliardari annoiati fu già di per sé disturbante, ma ciò che scandalizzò maggiormente furono le sequenze di torture riprese con un realismo quasi chirurgico. Hostel: Part II subì ancora più tagli, venendo vietato in paesi come la Nuova Zelanda fino a che le scene più esplicite non furono rimosse. La critica si divise: per alcuni era solo pornografia della violenza, per altri una feroce satira sul consumismo e la disumanizzazione.
3. The Human Centipede 2 (Full Sequence) (2011) – Tom Six
Se il primo Human Centipede era già disturbante nella sua premessa (tre persone chirurgicamente unite bocca-anus), il secondo capitolo superò ogni limite. Girato in un crudo bianco e nero, mostrava l’imitazione di quel “progetto” da parte di un fan squilibrato, con 12 vittime e una violenza grottesca che include violenze sessuali, mutilazioni e umiliazioni. Il Regno Unito lo bandì in toto, sostenendo che il film “non possedeva alcuna giustificazione artistica per l’estrema brutalità mostrata”. Solo dopo 32 tagli fu autorizzata una proiezione limitata.
4. I Spit on Your Grave (1978) – Meir Zarchi
Forse il revenge movie più discusso della storia, racconta la vendetta di una donna dopo un brutale stupro di gruppo. Le sequenze della violenza sessuale, estremamente lunghe e realistiche, spinsero paesi come Norvegia e Germania a vietarne la diffusione. La pellicola divide ancora oggi: per alcuni è un atto di empowerment femminile ante-litteram, per altri una sfruttamento voyeuristico del trauma, incapace di distanziarsi abbastanza dall’atto che vuole condannare.
5. Nekromantik (1987) – Jörg Buttgereit
Piccolo film indipendente tedesco, Nekromantik è una storia d’amore… tra vivi e morti. Con scene esplicite di necrofilia, sangue e decomposizione, fu bandito in Australia, Finlandia, Islanda, Malaysia e Singapore. Oltre all’orrore puro, la pellicola tocca un tabù assoluto, ponendo lo spettatore di fronte a ciò che la società rimuove con più forza: il corpo morto, privato della dignità e trasformato in oggetto di desiderio.
Il dibattito su questi film ruota attorno a una domanda cruciale: il cinema deve avere un limite? I difensori della libertà artistica sostengono che il cinema è uno spazio per esplorare anche l’orrore più estremo, e che lo spettatore adulto dovrebbe poter scegliere. I sostenitori della censura ribattono che certe immagini possono avere un impatto nocivo, normalizzando la violenza o traumatizzando chi le vede. La verità, forse, sta nel riconoscere che questi film non sono solo shock value, ma rivelano paure e ossessioni del nostro tempo: la sfiducia nelle istituzioni (Hostel), la fascinazione morbosa per la morte (Nekromantik), la memoria coloniale e lo sfruttamento (Cannibal Holocaust), la vendetta e la giustizia privata (I Spit on Your Grave).
A distanza di decenni, queste opere continuano a far discutere e ad attirare un pubblico curioso, forse proprio per il loro status di “film proibiti”. La censura, nel tentativo di proteggere, spesso alimenta il fascino e la curiosità nei confronti di pellicole del genere. E tu, sei amante del brivido?
Corrado Luciano
