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Pagare qualcuno per fare la fila, il nuovo business che conquista New York

Aspettare due ore in fila per una torta diventata virale su TikTok è ormai un rituale quotidiano a New York. Le lunghe code che si formano davanti a pasticcerie e take-away fin dalle prime luci dell’alba sono diventate un fenomeno talmente diffuso da meritarsi persino una parodia sul Saturday Night Live, con un cameo di Joe Jonas, intitolata “Big Dumb Line”. Ma chi ha poco tempo e non vuole rinunciare alle prelibatezze del momento ha trovato una soluzione: assume un codista professionista. Una persona pagata per fare la fila al posto di qualcun altro, che lo sostituisce quando manca poco al traguardo o, in alternativa, acquista il prodotto e lo consegna a domicilio.

La professione è nata a Washington D.C. in ambito politico, per permettere ad avvocati e lobbisti di assicurarsi un buon posto nelle gallerie del Congresso. In breve tempo, si è estesa ad altri settori: oggi i codisti fanno la fila davanti ai negozi, alle pizzerie famose e ai ristoranti che non accettano prenotazioni.

Il fondatore di Same Old Line Dudes, Robert Samuel, racconta che il mestiere è esploso con i social media, soprattutto TikTok. La sua compagnia, nata nel 2012, conta oggi circa 35 dipendenti, tra studenti, casalinghe e persone in cerca di un nuovo impiego. Le code si fanno per acquistare biglietti, iPhone, scarpe in edizione limitata e, naturalmente, cibo. I prezzi partono da 25 dollari l’ora, con richiesta minima di due ore, fino a 600 dollari per 24 ore. Ci sono supplementi per condizioni meteo avverse, orari notturni e consegne in zone periferiche.

Se in America i codisti nascono per motivi politici e commerciali, in Italia la professione è nata per rispondere alle lungaggini burocratiche. Nel 2014, Giovanni Cafaro, ex consigliere comunale di San Donato Milanese, si ritrova disoccupato e decide di reinventarsi. Notando il nervosismo dei clienti in coda alle Poste, inizia a distribuire volantini con cui si propone come codista per fare la fila al Comune, all’Inps, al Catasto e all’Asl. L’iniziativa ottiene subito successo: Cafaro lavora a pieno ritmo a 10 euro l’ora, operativo dal mattino fino al primo pomeriggio, quando gli uffici sono aperti. La voce si diffonde e tiene corsi di formazione per oltre 1.500 futuri codisti, depositando anche un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per regolare la neonata categoria.

Le differenze con l’America sono però sostanziali: il mestiere non si è mai ampliato fino a toccare l’ambito gastronomico ed è andato scomparendo. Oggi, con la digitalizzazione e gli accessi da remoto ai servizi pubblici, la professione è ormai sparita. Cafaro ha smesso nel 2017, anno in cui ha trovato un nuovo impiego.

La storia del codista italiano ha però ispirato uno spettacolo teatrale intitolato “La Codista”, portato in scena dal collettivo olandese Wunderbaum e dall’attrice Marleen Scholten. Una riflessione comica e politica sul rapporto tra esseri umani che condividono uno spazio in attesa, in una società dominata dalla paura di perdere occasioni.

Ed è proprio questa paura, la FOMO (Fear Of Missing Out), che secondo gli psicologi ci spinge a metterci in coda. La dottoressa Raquel S Herz, docente di psichiatria alla Brown University, spiega che vedere gente in fila rende più desiderabile l’oggetto dell’attesa. I social media amplificano questo meccanismo: la condivisione online diventa una prova di aver fatto quell’esperienza, e le code si trasformano in uno strumento involontario di marketing basato sulla psicologia di massa.

A New York, intanto, il business dei codisti continua a prosperare. La domanda è in costante crescita, alimentata dai social media e dalla FOMO che spinge le persone a volere ciò che vedono sugli schermi. I ristoranti italiani di New York, come Lucali, Via Carota e Emilio’s Ballato, sono tra i più richiesti, con code che superano le tre ore di attesa. La combinazione tra autenticità della cucina e l’effetto virale dei social rende questi locali dei veri e propri fenomeni di massa.

In Italia, il fenomeno dei codisti ha avuto una parabola diversa. Nato per rispondere a esigenze burocratiche, si è spento con l’avvento della digitalizzazione. Oggi chi volesse assumere un codista per fare la fila in un ufficio pubblico non troverebbe più nessuno disponibile. Eppure, la necessità di attendere è rimasta. Secondo l’Istat, oltre il 40% degli italiani lamenta ancora attese superiori ai venti minuti negli uffici pubblici.

La storia del codista italiano è stata raccontata anche in uno spettacolo teatrale, “La Codista”, che ha trasformato un fenomeno di costume in una riflessione sulla società contemporanea. E chissà che, con il passare del tempo, questa professione non trovi un nuovo spazio anche in Italia, magari legata a eventi o a prodotti di nicchia che richiedono attese e pazienza. Come diceva il filosofo tedesco Gotthold Ephraim Lessing, “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”. E forse, in un mondo che corre sempre più veloce, fermarsi a fare la fila è diventato un lusso che qualcuno è disposto a pagare per non perdere l’occasione. Una lezione che arriva da New York e che, chissà, potrebbe attecchire anche da noi, trasformando la coda in un servizio da comprare.

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