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Ucraina–Russia: per la prima volta un Paese chiede risarcimenti per le emissioni di guerra

La guerra non distrugge soltanto città, vite e infrastrutture. Lascia dietro di sé un’eredità più silenziosa, ma altrettanto devastante: un’impronta climatica che pesa sull’intero pianeta. Per la prima volta nella storia, un Paese ha deciso di trasformare questa consapevolezza in un atto politico. L’Ucraina, infatti, presenterà una richiesta ufficiale di risarcimento alla Russia per i danni climatici derivati dalle emissioni prodotte durante il conflitto.

La stima è impressionante: secondo la Initiative on GHG Accounting of War (IGGAW), le emissioni generate dalle operazioni militari, dagli incendi, dalla distruzione di infrastrutture e dalla ricostruzione superano i 230 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Una quantità che, da sola, è paragonabile alle emissioni annuali combinate di Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.

L’impatto ambientale va ben oltre il consumo di carburante militare. Interi ecosistemi sono stati devastati: boschi dati alle fiamme, terreni contaminati da esplosioni e carburanti, corsi d’acqua alterati. Gli incendi boschivi collegati alla guerra, solo nel 2024, hanno immesso in atmosfera quasi 17 milioni di tonnellate di CO₂, secondo uno studio riportato dalla stampa internazionale. A tutto questo si aggiungono le emissioni indirette delle ricostruzioni, dei trasporti deviati e degli sfollamenti di massa.

L’Ucraina intende inserire questi dati nel Register of Damage del Consiglio d’Europa, un registro internazionale già attivo per documentare i danni della guerra. L’obiettivo è chiaro: ottenere dalla Russia un risarcimento di circa 44 miliardi di dollari, calcolati usando il cosiddetto social cost of carbon, cioè il valore economico dei danni futuri prodotti da ogni tonnellata di CO₂ emessa oggi.

Si tratta di una mossa senza precedenti. Nessun Paese, finora, aveva tentato di far riconoscere le emissioni di guerra come danno risarcibile. Se la richiesta venisse accolta, si aprirebbe un capitolo nuovo nel diritto internazionale: i conflitti non verrebbero più giudicati solo per le conseguenze immediate, ma anche per il loro impatto sul clima globale.

La questione rimane complessa. Non è certo se la Russia accetterà o se il risarcimento potrà essere ottenuto tramite asset congelati. Inoltre, stabilire con precisione la quota di emissioni attribuibili alla guerra è un processo delicato e tecnicamente impegnativo. Ma il messaggio politico è fortissimo: l’emergenza climatica non può essere esclusa nemmeno nei momenti più drammatici della storia.

Con questa iniziativa, l’Ucraina apre un varco che potrebbe ridefinire la responsabilità degli Stati nei conflitti del futuro. Perché le guerre non inquinano solo i territori in cui si combattono, ma l’aria di tutti noi.

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