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Il Salotto di KreaNews – Maria Rosaria Boccia: «Vi racconto il vero Sigfrido Ranucci e le nostre tempeste»

Nel nuovo appuntamento de Il Salotto di KreaNews, Ida Piccolo incontra l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. Al centro dell’intervista c’è “Guai a chi lo tocca. Io, Sigfrido e le tempeste”, il libro che Boccia dedica al giornalista Sigfrido Ranucci e attraverso il quale racconta il rapporto umano nato tra i due. Una conversazione che parte dall’amicizia e attraversa il tema dell’esposizione mediatica, delle persone incontrate nei momenti più difficili, del rapporto tra adulti e nuove generazioni e, infine, della vicenda giudiziaria che riguarda la stessa Boccia.

“Guai a chi lo tocca”, il libro dedicato a Sigfrido Ranucci

Il punto di partenza dell’incontro è il nuovo libro di Maria Rosaria Boccia. Se nel settembre 2024 era stata lei a trovarsi al centro dell’attenzione mediatica e a rispondere alle domande di Sigfrido Ranucci, oggi Boccia sceglie di raccontare il giornalista da una prospettiva differente: quella personale.

Come nasce questo libro dedicato a Sigfrido Ranucci?

«Questo libro è nato quest’estate, quando è iniziata la tempesta di Sigfrido. Io quella tempesta l’ho attraversata per due anni e quindi mi sono molto immedesimata in lui e l’ho supportato tantissimo. Quest’estate l’abbiamo trascorsa a scambiarci telefonate e messaggi, però ho colto in lui tutta la tristezza e tutto quello che io avevo vissuto e ho deciso di fare quello che, in realtà, forse avrebbe fatto piacere anche a me.»

Boccia spiega di aver voluto raccontare soprattutto l’uomo che, secondo la sua esperienza personale, esiste dietro il volto televisivo del conduttore di Report.

«Volevo testimoniare chi era veramente Sigfrido, perché io per due anni mi sono letta e mi sono sentita raccontata in modo completamente distorto. Poiché io ho avuto il privilegio di conoscere Sigfrido e non il conduttore di Report, secondo me era bello far conoscere agli italiani la bella persona che io ho avuto il piacere e l’onore di incontrare nel 2024.»

«Mi sono sentita trattata da essere umano»

Nel racconto di Maria Rosaria Boccia, il rapporto con Ranucci nasce in uno dei periodi più complicati della sua vita. L’ospite ricorda in particolare il tono del primo messaggio ricevuto dal giornalista e l’attenzione che, a suo dire, avrebbe continuato a dimostrarle successivamente.

«Lui ha un garbo imbarazzante. È entrato nella mia vita con un semplice messaggio, un messaggio gentile: “Dottoressa Boccia”. In un momento dove tutti quasi volevano trattarmi come carne da macello, lì mi sono sentita accarezzare l’anima. Trattata veramente bene, trattata da essere umano.»

Boccia racconta che proprio mentre alcune persone che considerava vicine si allontanavano, Ranucci avrebbe mantenuto nei suoi confronti un atteggiamento che lei definisce rispettoso.

«Ha avuto la delicatezza di fare il suo lavoro senza demonizzarmi, senza essere feroce, senza essere sgarbato e, soprattutto, ha avuto la pazienza di raccogliere, comprendere, studiare e indagare.»

Due “tempeste” che si specchiano

Ida Piccolo porta quindi la conversazione sul parallelismo che Boccia individua tra quanto accaduto a lei e ciò che, secondo la sua lettura, sarebbe successivamente accaduto a Ranucci.

Hai capito che le vostre due storie avevano cominciato quasi a specchiarsi l’una nell’altra?

«In realtà sì, si sono praticamente specchiate. Sono molto simili, perché come è successo a me, il mio caso dopo un po’ non è stato raccontato per il caso in sé. Il racconto è andato su un altro binario: Maria Rosaria, i capelli, il colore dei capelli, le storie di Maria Rosaria, la famiglia, il lavoro, il percorso scolastico. Se riflettiamo, secondo me è successa la stessa cosa anche a lui.»

È proprio da questa identificazione che nasce il titolo Guai a chi lo tocca: una presa di posizione con cui Boccia vuole difendere pubblicamente un uomo che considera un amico.

Il Ranucci raccontato da Maria Rosaria Boccia

Nel libro e nell’intervista emerge soprattutto il ritratto personale che Boccia fa di Sigfrido Ranucci.

Nel libro lo descrivi quasi come un supereroe. Ma com’è Sigfrido quando si toglie il mantello?

«È una persona eccezionale, è una persona empatica, è una persona che sa comprendere. Nonostante le luci della ribalta, una trasmissione autorevole e il fatto di essere una persona molto famosa e popolare, empatizza con l’altra persona.»

«È una persona che riesce anche attraverso il telefono a comprendere se in quel momento hai bisogno di una carezza, anche da lontano.»

Per Boccia, la qualità più significativa è proprio la disponibilità ad ascoltare, nonostante gli impegni professionali e personali.

«Oggi il tempo non te lo dedica neanche più un familiare, siamo tutti presi dalla velocità della vita. Lui invece è una persona che si concede il tempo di ascoltare il tono della tua voce, di guardarti negli occhi e di comprendere la tua mimica facciale.»

«Quando è successo a me, pochissimi si sono battuti per me»

Il racconto si sposta poi sull’esperienza personale di Maria Rosaria Boccia e sulle conseguenze che la forte esposizione pubblica avrebbe avuto sui suoi rapporti.

Perché, secondo te, chi doveva rimanere non c’è stato e non si è battuto per te?

«Perché la gente ha paura, perché la gente è stanca di combattere e perché nella vita sedersi su una poltrona comoda è sicuramente molto più confortevole che sedersi su poltrone scomode e vedersi magari toccare quel piccolo orticello che può essere lavorativo o familiare.»

Boccia racconta che, dopo l’esplosione del caso mediatico che l’ha coinvolta, diverse persone sarebbero completamente scomparse dalla sua vita.

«Non è che mi sia stata chiusa una porta in faccia: le persone sono completamente sparite. Non solo dalla mia vita, ma anche dai social. Mi hanno tolto il “segui” e mi hanno cancellato dalle loro amicizie.»

L’incontro con i ragazzi nelle scuole

Da qui nasce uno dei temi più ampi affrontati nell’intervista: quello delle nuove generazioni. Boccia racconta di aver partecipato a incontri nelle scuole e di essere rimasta colpita dall’atteggiamento degli studenti.

«Io ho fatto un tour nelle scuole e ho trovato molto più empatici i ragazzini, che hanno studiato la mia storia e se la sono raccontata tra di loro. Ogni volta che andavo in un istituto sentivo proprio il loro abbraccio, non solo fisico, ma negli occhi.»

Secondo la sua esperienza, i giovani avrebbero mostrato una capacità di ascolto che l’ha sorpresa, soprattutto se confrontata con l’allontanamento di molti adulti.

«Loro sono sempre stati dalla mia parte, è una cosa stranissima. Mentre invece poi i genitori, piuttosto che il politico di turno, sono completamente spariti.»

Bullismo, famiglia e responsabilità degli adulti

Il confronto con Ida Piccolo si allarga così al bullismo, all’educazione e al ruolo delle famiglie. Boccia propone una riflessione basata sui propri ricordi d’infanzia e sulla sua percezione della società contemporanea.

Ida Piccolo: Il bullismo è sempre esistito?

«Secondo me il bullismo che c’è oggi non è quello che vivevamo quando eravamo piccoli. Io ricordo che, se c’era un bambino disagiato o con qualche criticità sanitaria e noi tornavamo a casa e potevamo anche sorridere di quel disturbo, i miei genitori ci rimproveravano. Dicevano: “No, tu devi aiutare quel ragazzino”.»

Boccia sottolinea quindi quanto ritenga fondamentale che gli adulti tornino ad ascoltare maggiormente i figli, interessandosi non soltanto al loro rendimento scolastico, ma anche alle amicizie e allo stato emotivo.

«Io ricordo quando ero ragazzina: tornavo a casa e mi chiedevano come fosse andata, cosa avessi fatto a scuola, se avessi mangiato la merenda, quanti compiti avessi. I miei genitori erano interessati alla mia vita, ai miei sentimenti, al mio stato d’animo.»

Secondo Boccia, per affrontare realmente il disagio giovanile sarebbe necessario intervenire prima di tutto sul mondo degli adulti.

«Secondo me dobbiamo partire dalle istituzioni, poi dagli adulti, per arrivare ai ragazzi.»

Il processo mediatico e la vicenda giudiziaria

Nella parte finale dell’intervista il tono cambia e il confronto entra direttamente nella vicenda giudiziaria che riguarda Maria Rosaria Boccia. L’ospite distingue con decisione il procedimento nelle sedi competenti dal giudizio pubblico che ritiene di aver subito negli ultimi due anni.

IChe cosa hai imparato attraverso la differenza tra giustizia reale e processo mediatico?

«Questo è un tema che mi tocca profondamente. Il mio processo non è ancora iniziato. Ho subito un processo mediatico che dura da due anni, molto feroce.»

Boccia espone quindi la propria lettura di due vicende giudiziarie che considera assimilabili, riferendosi anche a Sigfrido Ranucci e al giornalista Luca Bertazzoni. Si tratta, è importante sottolinearlo, della ricostruzione e delle valutazioni espresse dall’ospite durante l’intervista.

«Noi abbiamo avuto due processi fotocopia, dove per gli stessi audio lui è stato archiviato. Io, un anno dopo, ho rilasciato un’intervista a un’emittente locale e il giornalista mi ha fatto vedere in video la puntata di Report. Abbiamo commentato la puntata con gli audio. Per me e per il giornalista che mi ha intervistato è stato chiesto il rinvio a giudizio.»

Boccia critica apertamente quella che considera una disparità di trattamento e sostiene che anche chi opera all’interno del sistema giudiziario debba rispondere di eventuali errori.

«Sono due anni che dico che sono innocente»

Nel corso dell’intervista Maria Rosaria Boccia ribadisce con forza la propria posizione rispetto alle contestazioni che la riguardano.

«Sono certa e sicura che ne uscirò completamente innocente da tutto quello che ci sarà. Tant’è vero che ho accettato che le telecamere di Italia 1 seguissero il processo, perché il processo serve e servirà a riequilibrare quello che c’è stato e a raccontare finalmente la verità.»

«Io non ho nulla da nascondere. Sono due anni che dico che sono innocente.»

La presunzione di innocenza resta naturalmente il principio fondamentale fino a un eventuale accertamento definitivo nelle sedi giudiziarie competenti.

Boccia pone poi una domanda che sposta nuovamente l’attenzione dalle aule giudiziarie alle conseguenze personali di una lunga esposizione pubblica.

«Tra qualche anno, Maria Rosaria Boccia innocente: la mia vita, quello che ho vissuto, le tempeste, le persone che ho perso, i soldi che ho investito, chi me lo ridà?»

Gossip, informazione e attenzione del pubblico

L’ultima riflessione riguarda anche il ruolo del pubblico nel determinare quali contenuti acquistino maggiore visibilità.

«Se raccogliamo una testimonianza sana, cambiamo canale, scrolliamo sui social, chiudiamo l’articolo. Se invece c’è il gossip, se invece si parla male di una persona, catalizziamo la nostra attenzione.»

È uno dei temi che attraversa l’intera conversazione: la distanza tra una persona e la sua rappresentazione pubblica, tra ciò che viene vissuto privatamente e ciò che viene raccontato attraverso televisioni, giornali e social.

Il saluto di Ida Piccolo

Nella conclusione, il tono torna personale. Ida Piccolo saluta Maria Rosaria Boccia ricordando di aver avuto modo di conoscerla al di là dell’immagine pubblica e le rivolge un augurio per il futuro.

Boccia, dal canto suo, lascia aperta la porta a un nuovo incontro:

«Io ritorno con immenso piacere, come sempre, e spero di rincontrare poi qualche altro elemento della tua famiglia.»

L’intervista si chiude così tornando idealmente al punto da cui era partita: il valore di un rapporto umano che, secondo Maria Rosaria Boccia, può emergere proprio nei momenti in cui l’esposizione pubblica rischia di prendere il posto della persona.


Il Salotto di KreaNews, condotto da Ida Piccolo, va in onda su Prima Tivvù – Canale 17 del Digitale Terrestre, ogni mercoledì alle 14:30 e ogni sabato alle 19:30. È inoltre in replica tutti i giorni alle 18:10 su TV Luna – Canale 83 del Digitale Terrestre.

Guarda l’intervista completa sul canale YouTube ufficiale di KreaNews:

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