Siamo a ridosso di una festività molto sentita da parte di tutti noi partenopei. Ed anche un modo di esorcizzarla, sorella morte, è parimenti custodito nella mente degli stessi. Infatti, ’A livella, opera del Principe della risata, in arte Totò, al secolo Antonio De Curtis, è giustamente posta integralmente all’esterno del luogo dove sono custodite le sue spoglie, a testimoniarne la trasversalità nel tempo e nello spazio.
Quando si parla di quest’Artista incommensurabile, il pensiero corre immediatamente al cinema, al teatro e alle sue battute entrate nella storia della cultura italiana. Ma quanti lo conoscono, invece, come autore di canzoni, poeta, compositore, capace di lasciare un’eredità artistica immensa? E se provassi ad immaginarlo; a decifrare il suo pensiero…magari con gli occhi di chi, diciassettenne, ha provato a raffigurarlo?
Totò compose circa quaranta canzoni a partire dagli anni ‘50, oltre a numerosi brani per teatro e rivista. La sua produzione musicale nacque quasi per istinto. Pur non conoscendo la musica in senso accademico, Totò riusciva a creare melodie e testi di grande efficacia emotiva. La sua sensibilità poetica, la conoscenza dell’animo umano e la profonda appartenenza alla cultura napoletana gli consentirono di scrivere pagine che ancora oggi vengono interpretate da artisti di generazioni diverse. Tra tutte, “Malafemmena” è senza dubbio la più celebre. Scritta nel 1951, è diventata uno dei grandi classici della canzone napoletana. La nascita di questo brano è circondata da un episodio curioso, che lo stesso Totò raccontò. L’idea nacque durante una pausa delle riprese del film Totò terzo uomo a Formia. Scrisse alcuni versi sul retro di un pacchetto di sigarette, che poi gettò. Quelle parole, però, continuarono a risuonargli nella mente e finirono per trasformarsi nella canzone che conosciamo. Per anni si è creduto che il brano fosse dedicato all’attrice Silvana Pampanini. Ma la figlia Liliana De Curtis chiarì poi che l’ispirazione era legata alla moglie di Totò, Diana Rogliani.
Allora proviamo a “sentire” che ne pensa il Principe sull’argomento Musica, rivolgendoci a lui come si addice.
Principe De Curtis, tutti La ricordano come il più grande comico italiano. Ma che posto occupava la musica nella sua vita?
“La musica è stata una compagna fedele. La risata arriva subito, la canzone invece resta nel cuore e lavora in silenzio. Io facevo ridere la gente sul palcoscenico, ma spesso scrivevo canzoni quando avevo qualcosa da piangere.”
Uauuhh… già sento la Sua voce. Parlavamo di Malafemmena. Ci conferma come nacque?
“Le grandi canzoni non si cercano, vengono loro a cercare noi. Nacque da un dolore, da una delusione, da una ferita che il tempo non riusciva a guarire. L’amore, quando fa male, diventa poesia. E la poesia, qualche volta, diventa Musica.” Un vero Signore.
Come riusciva a comporre? “Io non conoscevo le note come un maestro del Conservatorio, ma conoscevo quelle dell’anima. Fischiavo una melodia, la conservavo nella memoria e poi trovavo qualcuno che la trascrivesse. La musica nasce prima nel cuore e poi sul pentagramma.”
Oggi i giovani ascoltano musica in tanti modi. Che ne dice?
“Ogni epoca ha i suoi strumenti. Una volta c’erano i grammofoni, poi la radio, oggi i telefonini e le piattaforme. Il problema non è dove ascolti una canzone. Ma se la ascolti davvero. Molti sentono la musica; pochi l’ascoltano.”
Giustissimo. Nei Suoi film e nelle Sue canzoni c’era sempre una vena malinconica. Come mai? “Perché la vita è così. Chi ride davvero, conosce anche il dolore. Diffido di chi ride sempre e di chi piange sempre. L’essere umano è tutte e due le cose.”
Cosa rappresentava Napoli?
“E’ una scuola che non ha banchi né cattedre. Ti insegna la bellezza e la miseria, l’amore e la fame, il mare e i vicoli. Tutto quello che ho scritto, profuma di Napoli.”
Chissà cosa sarebbe nato se avesse conosciuto Pino Daniele! Qual è il valore più importante che ha imparato nella vita?
“La dignità. Si può perdere il denaro, il successo, perfino la salute. Ma quando si perde la dignità si diventa veramente poveri.”
Se dovesse lasciare un messaggio ai giovani di oggi, quale sarebbe?
“Coltivate la curiosità. Leggete, ascoltate, innamoratevi delle parole. Non abbiate paura di sbagliare. E soprattutto ricordate che l’intelligenza senza umanità serve a poco.”
Come vorrebbe essere ricordato?
“Come un uomo che ha cercato di regalare un sorriso quando il mondo ne aveva bisogno. Se poi qualcuno, ascoltando una mia canzone, sentirà anche un po’ di tenerezza, allora avrò lasciato la mia eredità.”
Grazie sempre, Principe.
“E di che? Signori si nasce… e io, modestamente, lo nacqui!”
Di tutto. Della Sua grandezza; della Sua generosità. Nonostante siano trascorsi circa sessant’anni da quando ci ha lasciato; di qua. Le auguro, allora, di vivere da Principe anche di là. Trovando qualche amico alla Sua altezza. E della Sua comprensione nel rivedersi magari non con tutto il Suo nobile fascino; ma con tutta la personalità, fissata dagli occhi di una diciassettenne, Maria Luce. Che ammira Lei forse più del suo papà.
Quante qualità tipiche dei grandi! Allora che ne dite? Ho letto bene il Totò-pensiero?
Buona Musica… sentita a tutti! Sempre ed ovunque.
Antonio Ruggiero
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