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Quando la Musica… è frutto del pensiero: emozionato. Ed emozionante.

Amiche lettrici e lettori affezionati di Kreanews, questo mese incontriamo, nella nostra rubrica preferita uno dei compositori più ispirati e preparati del nostro tempo: Filippo D’Eliso.

Seguendolo nel corso dell’intervista, proviamo a ritagliarci uno spazio di riflessione autentica e cristallina; rasserenante in un contesto così conflittuale e litigioso come quello odierno.

Da dove nasce questo rapporto così forte con la Musica, oserei dire immersivo?

“Mi sono dedicato alla musica molto presto, quasi per gioco. In famiglia la si ascoltava attraverso i dischi e anche attraverso una pratica legata al piacere di certe musiche che nel corso della mia infanzia potevo interiorizzare in occasioni e ricorrenze estive, come feste e varie performance dei giovani oltre che in TV o con vinili riprodotti su un giradischi montato da mio padre e mio nonno: erano esperti telegrafisti sempre attenti alle tecnologie. Essendo nato negli anni 60 ho respirato il periodo dei Beatles e del Rock oltre che della canzone italiana. C’era una scuola di musica in Basilicata, nel paesino in cui sono nato, Baragiano. Un mio zio aveva studiato Fagotto, Sax e Clarinetto e impartiva lezioni nella banda di paese. Mia madre, dopo essersi confidata con lui, decise di iscrivermi a Salerno nel 1972 presso il Liceo musicale fondato da Franz Carella, amico di Pietro Mascagni, nel 1925. Il figlio, Silvano Carella, fu il mio primo maestro. Avevo 8 anni. A 4 anni mi fu regalata una chitarra e mi divertivo a consumare alcuni vinili 45 giri che mettevo ripetutamente, provando un piacere estetico magnetico. Mio fratello mi disse: ‘Che fai, metti sempre la stessa canzone?’ Ed io rispondevo quasi arrossendo: ‘Mi piace’.”

Quali sogni cullava il fanciullo Filippo?

“Sono sempre stato un visionario. Immaginavo spensieratezza e libertà, ma con una ambizione irrefrenabile: incassavo sconfitte in silenzio e attendevo l’attimo di illuminazione per esprimermi. Amante della velocità ero sempre in corsa anche quando dovevo scendere cinque piani di rampe di scale: mi sembrava di volare. Un classico Mercurio con le ali ai piedi. Non a caso nella pratica del calcio giocavo in porta volando da un palo all’altro. Mi sarebbe piaciuto fare il pilota di aerei supersonici. Avevo la mania del collezionismo: francobolli, monete, oggetti che mi facessero fissare emozioni indelebili. Collezionavo giornalini e fumetti da leggere. Libri incantevoli che parlavano di stelle e astronomia, favole dove tutto era risolto attraverso sfide. Inventavo storie con un mio compagno di banco. Storie divertenti. Adoravo gli indovinelli e i giochi matematici. Nonostante studiassi poco, completai gli studi col massimo dei voti: Ottimo e 60 su 60.”

Complimenti Filippo! Una bellissima storia. Quali sono stati i momenti salienti formativi e le persone a te care?

“La scuola mi ha dato enormi soddisfazioni: mi divertivo. Giocavo a pallone, facevo vari sport atletici. Studiavo il pianoforte parallelamente alla scuola e giocavo in porta su campi regolamentari. Una vera macchina globale: fisico e mente. Indubbiamente la mia famiglia, i miei genitori, i miei fratelli, poi le amicizie, gli innamoramenti. I maestri, la musica, i professori di eccellenza che hanno segnato solchi indelebili. Ricordo alcune ingiustizie legate alla franchezza con cui li affrontavo e che mi ha poi fatto acquisire una capacità diplomatica nel trovare soluzioni creative. Mi piacciono luoghi aperti e accoglienti dove respirare libertà, ma anche luoghi chiusi non opprimenti dove respirare raccoglimento e appagamento.”

E posso confermare che è magia ascoltarti parlare. Ci vuoi raccontare un evento che ti ha particolarmente segnato?

“Ricordo un evento incredibile agli inizi degli anni ’90 a Napoli. C’era una mostra di un pittore vicino all’Accademia delle Belle Arti. Presenti una cinquantina di docenti. Dopo una discussione l’intero gruppo attaccò spudoratamente il pittore che esponeva quadri con segni musicali incomprensibili ai presenti. L’artista non riusciva a spiegare nulla e i docenti chiedevano che musica fosse ritratta. Nessuno comprese che l’artista non è tenuto a spiegare la propria opera e che il linguaggio adoperato è un metalinguaggio simbolico. Il mio intervento fu talmente illuminante che salvai l’artista da una pessima figura, constatando la gravità culturale in cui si trovava un intero corpo istituzionale.”

Un rapporto speciale con Napoli, immagino?

“Napoli resta la mia città di riferimento. Ho vissuto a Napoli per circa 24 anni in una continua interazione tra Università, Conservatorio e cultura generale.”

Se non fossi ciò che sei… saresti?

“Difficile dirlo. Non è detto che se J.S. Bach non fosse stato un musicista sarebbe diventato un matematico. Penso che si è solo ciò che si fa sebbene le competenze possono aumentare il raggio d’azione. Da bambino quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande dicevo di voler fare quel mestiere che dice agli altri cosa devono fare. A pensarci bene il Compositore ha proprio quella funzione.”

E posso confermare che è magia ascoltare la tua Musica; nella sua essenza più profonda. Emozionato; ed emozionante, dicevo. Ci vuoi far emozionare ancora tutti? Un luogo del cuore, un’emozione?

“Un luogo del cuore è nella mia memoria contemplativa di osservare la fiamma di un camino dove la mia nonna paterna accendeva la legna. Un piatto a me caro è un uovo all’occhio di bue con patate fritte: mi dà un senso di appagamento difficilmente raggiungibile. Un fiore che mi ha sempre affascinato è il tulipano. Un’emozione? La meraviglia dell’attesa. In tempi non infiniti, logicamente. Dopo la famiglia e gli affetti, la parte che ritengo significativa è il contributo creativo artistico tra didattica, arte e ricerca. La Musica è il mio centro d’azione che si nutre di una condizione di Arte Totale tra vari linguaggi espressivi come la Poesia, la Letteratura, le forme interattive non solo come linguaggio assoluto, ma anche come mezzo di ampliamento con altre forme artistiche come il Cinema, il Teatro o la Multimedialità. All’orizzonte vi è la realizzazione di musiche che abbraccino strutture semplici o articolate, in forme di spettacolo comunicativo e illuminante. In ricerca tra innovazione e tradizione. In questo periodo sono molto vicino al movimento musicale che orbita intorno all’Associazione La Musica Ribelle che fa capo ad Emilio De Matteo oltre alla liuteria del maestro Roberto Sansone.

Se volete, mi trovate qui, oltre che su FB e Linkedin: [email protected]

Sito: https://www.filippodeliso.com
IG: filippo_deliso”

In bocca al lupo Filippo! Ed anche grazie a te, buona Musica a tutti.

Antonio Ruggiero
Instagram: @a.ruggi

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