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32 ore di bracciate per unire Grecia e Italia. L’impresa che entra nella storia

Ci sono imprese che sembrano impossibili finché qualcuno non le compie. E poi ci sono imprese che restano impossibili anche dopo che qualcuno le ha compiute, perché superano ogni logica, ogni limite, ogni ragionevole previsione. L’attraversamento a nuoto del Canale d’Otranto realizzato da Spyros Chrysikopoulos appartiene alla seconda categoria. Quasi 32 ore di bracciate ininterrotte, senza muta, senza mai toccare un punto di appoggio, per coprire 91,4 chilometri e unire la Grecia all’Italia. Un greco di 43 anni è diventato la prima persona a riuscirci, conquistando un posto nella storia e nel libro dei Guinness dei primati.

La traversata è iniziata dall’isola più occidentale dell’arcipelago delle Diapontie. Davanti a sé, solo l’immensità del Canale d’Otranto. Dopo 31 ore e 50 minuti di fatica estrema, spingendo la resistenza umana oltre ogni limite conosciuto, Spyros ha toccato la terraferma a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Il traguardo non era solo geografico. Era il punto di arrivo di una sfida contro la natura, contro il mare, contro il tempo, contro i propri stessi limiti.

Il Canale d’Otranto non è un tratto di mare qualsiasi. È un braccio di Mediterraneo profondo, attraversato da correnti forti e imprevedibili, battuto da venti che cambiano direzione senza preavviso, popolato da meduse che in certi periodi dell’anno rendono impossibile qualsiasi tentativo di attraversamento. Nuotare per 32 ore in queste condizioni, senza muta, significa esporsi all’ipotermia, alla disidratazione, ai crampi, alle lesioni da sfregamento. Significa anche affrontare la notte, quando il buio avvolge tutto e l’unico punto di riferimento è la barca di supporto che segue il nuotatore a distanza di sicurezza.

Non si è trattato di una semplice prova di forza. Senza la protezione della muta e privo di qualsiasi ausilio, il nuotatore ha affrontato l’oscurità della notte, un mare a tratti molto mosso e la costante minaccia delle mutevoli condizioni meteo. Già nel 2024 l’atleta ci aveva provato, costretto alla resa da un mare ostile e da sciami di meduse. Questa volta, la sua determinazione ha avuto la meglio. A certificare l’impresa, garantendo il rispetto delle rigide norme del nuoto di fondo in acque libere, c’erano due giudici che hanno seguito ogni singolo istante della navigazione per conto di istituzioni internazionali come la Marathon Swimmers Federation.

Per Chrysikopoulos questo traguardo è solo l’ultimo capitolo di una carriera costellata di successi leggendari. Già nel 2021 aveva firmato il suo primo record mondiale nuotando per 358,2 chilometri nell’arco di sette giorni. Nel luglio del 2025 ha poi superato se stesso in una piscina da 50 metri, percorrendo 151 chilometri in 48 ore senza mai fermarsi né per riposare né per dormire. Una prova che lui stesso definì persino più dura di quella sui sette giorni.

Oggi, con le braccia stanche ma il cuore pieno di orgoglio, Spyros ha scritto un’epica contemporanea. La sua impresa non è soltanto un primato sportivo. È un inno alla forza di volontà umana, capace di unire due sponde del Mediterraneo attraverso il puro coraggio. E forse è proprio questo il punto. Non conta solo il record, non conta solo il numero, non conta solo la distanza. Conta la dimostrazione che l’essere umano, quando decide di non arrendersi, può superare qualsiasi barriera. Anche quella del mare. Anche quella della notte. Anche quella del dolore.

Il nuoto di fondo in acque libere è una disciplina che pochi praticano e ancora meno comprendono. Non ha il pubblico del calcio, non ha i riflettori del tennis, non ha i contratti milionari dei grandi sport. È una sfida solitaria, contro se stessi e contro gli elementi. È il dolore che arriva dopo le prime ore e non va via. È la noia delle bracciate ripetute migliaia di volte. È la mente che cerca scuse per fermarsi. E Spyros non si è fermato.

La sua storia resterà come esempio per chi pensa che certi limiti siano invalicabili. E invece no. I limiti esistono per essere superati. E Spyros lo ha dimostrato nel modo più puro e faticoso che esista. Nuotando. Per 32 ore. Senza fermarsi. Senza arrendersi. Senza mai perdere di vista la costa italiana. E quando finalmente l’ha toccata, quando i piedi hanno sentito la sabbia di Santa Maria di Leuca, ha capito che l’impossibile era diventato realtà. Un uomo solo, in mezzo al mare, ha unito due nazioni. Ha dimostrato che i confini sono linee immaginarie che la volontà può cancellare. E ha regalato al Mediterraneo una storia che verrà raccontata per anni. La storia di un uomo che ha nuotato per un giorno e mezzo senza mai fermarsi. Perché il mare non aspetta. E lui nemmeno.

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