La Spagna sta affrontando una delle peggiori crisi di incendi boschivi della sua storia recente. Venerdì 24 luglio il governo ha dichiarato, per la prima volta in assoluto, lo stato di emergenza di interesse nazionale per gli incendi che stanno devastando la Comunità di Madrid e la provincia di Ávila, dove la presenza simultanea di più roghi, unita a temperature estreme e raffiche di vento fortissime, ha reso la situazione ingestibile per i vigili del fuoco. Nella sola regione di Madrid oltre 10.000 residenti sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni a causa degli incendi di Villa del Prado, San Martín de Valdeiglesias e Almorox, mentre ad Ávila il rogo di Burgohondo-Navaluenga ha imposto l’evacuazione di un’area turistica e di un complesso residenziale a El Tiemblo.
Secondo l’aggiornamento diffuso sabato 25 luglio, il numero di evacuati tra le due aree è salito a oltre 63.000 persone. Il fronte più preoccupante resta proprio quello di Burgohondo-Navaluenga, che in un solo giorno è avanzato di tre chilometri in appena quaranta minuti spinto dal vento, bruciando più di 9.000 ettari con un perimetro che ormai supera i 70 chilometri. Carlos Novillo, responsabile della gestione delle emergenze del governo regionale di Madrid, ha dichiarato che l’incendio nei pressi della capitale ha raggiunto il suo momento più critico e che la situazione supera attualmente la capacità dei vigili del fuoco di contenerla. Il ministero dell’Interno ha reso noto che i roghi a ovest di Madrid hanno bruciato complessivamente fino a 25.000 ettari — quasi 10.000 nella Comunità di Madrid e tra 13.000 e 15.000 nella provincia di Ávila — una superficie che supera di oltre due volte l’estensione della città di Parigi. Il fumo ha raggiunto le strade della capitale, dove la qualità dell’aria è peggiorata sensibilmente: le autorità sanitarie regionali hanno raccomandato di evitare l’attività fisica all’aperto e di indossare mascherine FFP2 in presenza di fumo o cenere. Il premier Pedro Sánchez, che ha definito la situazione “drammatica”, si è recato personalmente al posto di comando avanzato allestito a Cenicientos per seguire il coordinamento delle operazioni, mentre la polizia ha arrestato un uomo con l’accusa di aver appiccato uno dei roghi nella regione utilizzando un veicolo agricolo.
A circa 100 chilometri a nord della capitale, nella provincia di Guadalajara, l’incendio de La Mierla è il secondo più grave del secolo in Spagna, con circa 35.000 ettari andati in fumo: qui, a differenza degli altri fronti, la situazione mostra segnali di miglioramento, tanto che quattordici dei comuni evacuati hanno potuto riaccogliere i propri residenti nelle ultime ore. Restano invece attivi i roghi di Castropodame, in provincia di León, e di Fuente Álamo, oltre a diversi incendi minori in Soria, Segovia e Huelva. Secondo i dati EFFIS (European Forest Fire Information System) e il ministero spagnolo per la Transizione Ecologica, la superficie bruciata nel Paese dall’inizio del 2026 ha superato i 125.900 ettari, oltre cinque volte il dato registrato nello stesso periodo del 2025, quando erano andati in fumo circa 24.100 ettari.
La crisi attuale segue di poche settimane un altro episodio drammatico: l’incendio scoppiato il 9 luglio a Los Gallardos, in provincia di Almería, in Andalusia, tra i più gravi della storia recente spagnola per numero di vittime. Il bilancio fu di 13 morti e diversi feriti, in un’area di oltre 66 chilometri quadrati distrutta dalle fiamme. Le autorità avevano incontrato difficoltà nell’identificazione di alcune vittime e avevano ricevuto critiche per il mancato utilizzo tempestivo del sistema di allerta ES-Alert, pensato proprio per avvisare via cellulare la popolazione di una zona colpita da un’emergenza.
La crisi spagnola, del resto, si inserisce in un quadro più ampio che sta colpendo l’intero Mediterraneo occidentale. In Francia, nel sud-ovest del Paese, un incendio divampato il 22 luglio nella Gironda ha già distrutto oltre 22.000 ettari e minaccia l’area metropolitana di Bordeaux, con oltre 140.000 evacuati secondo la prefettura locale, anche se il sindaco della città, Thomas Cazenave, ha escluso un rischio imminente per il centro. Il presidente Emmanuel Macron ha chiesto la mobilitazione delle Forze Armate a supporto della sicurezza civile. Complessivamente, tra Spagna e Francia si contano oggi oltre 220.000 evacuati: entrambi i Paesi hanno richiesto l’attivazione del Meccanismo europeo di protezione civile, e aerei antincendio da Grecia e Italia sono già in rotta verso la Spagna per rinforzare i mezzi impegnati sul terreno. Anche Italia e Portogallo registrano in questi giorni incendi di dimensioni rilevanti, nella stessa ondata di caldo estremo, siccità e vento che da settimane mette sotto pressione il sud Europa.
Fonti: Euronews, ANSA, Il Post, Adnkronos, AGI, Il Sole 24 Ore, El Español, Quotidiano.net, Avvenire, EFFIS (European Forest Fire Information System), Ministero dell’Interno spagnolo, Ministero della Transizione Ecologica spagnolo.
Articolo aggiornato al 25 luglio 2026. La situazione è in evoluzione.
