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Dal biglietto da 10 mila euro al mercato dei concerti: quando l’attesa diventa un prodotto

Un biglietto per gli Oasis arriva a sfiorare i 10 mila euro sui siti di secondary ticketing. Ma il problema non riguarda soltanto la reunion di Liam e Noel Gallagher: dietro la corsa ai grandi concerti c’è un mercato parallelo che trasforma la scarsità in profitto.

Diecimila euro per assistere a un concerto.

Non è il prezzo ufficiale di un biglietto per gli Oasis. È la cifra alla quale, nelle ore successive all’apertura delle vendite per le date romane del tour Oasis Live ’27, alcuni biglietti sono comparsi su piattaforme di secondary ticketing.

A segnalare il fenomeno è stato il Codacons, secondo cui il prezzo per un singolo biglietto per la data del 26 luglio allo Stadio Olimpico avrebbe sfiorato i 10 mila euro. Per le altre date romane, i prezzi massimi segnalati dall’associazione si sarebbero collocati tra i 5 e i 7 mila euro. Il confronto è particolarmente significativo: il pacchetto ufficiale più costoso indicato per l’evento, il “Pre-Show Fan Experience”, costa 651,36 euro, commissioni comprese.

Il numero, da solo, sembra raccontare una storia di follia collettiva. In realtà racconta qualcosa di più complesso: quando un bene è limitato, molto richiesto e difficilmente accessibile, intorno al suo prezzo ufficiale può nascere un secondo mercato.

Il caso Oasis

La reunion degli Oasis rappresenta un esempio particolarmente evidente perché mette insieme alcuni degli ingredienti che alimentano il fenomeno: un gruppo che torna insieme dopo anni, una fanbase internazionale, un numero limitato di date e una domanda enormemente superiore all’offerta.

Il nuovo tour è stato organizzato con un sistema di accesso alla prevendita diverso da quello utilizzato per la reunion del 2025. Per il 2027 è stata introdotta una selezione preventiva: soltanto gli utenti che ricevono il codice personale possono accedere alla presale, e il codice è associato all’indirizzo utilizzato per la registrazione e non è trasferibile. Anche le quantità disponibili sono distribuite per fascia di prezzo e per ciascuna finestra di vendita.

L’obiettivo dichiarato di un sistema simile è rendere più difficile l’accesso indiscriminato alla vendita e limitare il fenomeno degli acquisti finalizzati alla rivendita.

Ma la corsa ai biglietti dimostra quanto sia difficile separare completamente il mercato ufficiale da quello parallelo.

A poche ore dall’apertura delle vendite, infatti, alcuni biglietti erano già comparsi sui mercati secondari a cifre enormemente superiori al valore nominale. Il Codacons ha annunciato un esposto alla Procura di Roma, ad Agcom e alla Polizia Postale.

È importante però non confondere i due fenomeni: 10 mila euro non è il prezzo del biglietto Oasis. È il prezzo richiesto da un soggetto che lo rivende sul mercato secondario.

Ed è proprio qui che comincia la questione.

Che cos’è il secondary ticketing

Il secondary ticketing è, in termini semplici, la rivendita di un biglietto acquistato precedentemente.

Non ogni rivendita è automaticamente illegale.

L’Agcom ricorda che in Italia un privato può rivendere occasionalmente un biglietto attraverso i canali previsti, ma la rivendita deve avvenire senza rincari rispetto al valore nominale, salvo gli eventuali costi consentiti per la gestione della transazione. La vendita professionale da parte di soggetti non autorizzati è invece vietata.

Il problema nasce quando il biglietto smette di essere acquistato principalmente per assistere all’evento e diventa un bene da comprare con l’obiettivo di rivenderlo a un prezzo maggiore.

In quel momento il concerto non è più soltanto uno spettacolo.

Diventa anche un mercato.

La scarsità diventa valore

Il meccanismo è quello di molti mercati: se l’offerta è limitata e la domanda è molto elevata, aumenta il valore che qualcuno è disposto a pagare.

Nel caso dei concerti, però, c’è una particolarità.

Il numero dei posti è fisicamente limitato.

Uno stadio può essere riempito una sola volta. Una data ha un numero determinato di spettatori. Non è possibile aumentare indefinitamente l’offerta nel momento in cui la domanda esplode.

Questa scarsità rende il biglietto particolarmente appetibile per chi lo considera un’opportunità di guadagno.

Ed è qui che entra in gioco il cosiddetto bagarinaggio digitale: acquistare grandi quantità di biglietti sul mercato primario per poi tentare di rivenderli a prezzo maggiorato.

Non è un fenomeno nuovo. È cambiato soprattutto il luogo in cui avviene.

Il bagarino davanti allo stadio è stato in larga parte sostituito da piattaforme online, sistemi automatizzati e mercati internazionali accessibili in pochi clic.

Nel 2025 l’Agcom ha sanzionato con 675 mila euro un rivenditore responsabile della vendita illegale di biglietti relativi a 90 eventi. L’Autorità ha spiegato che l’indagine aveva fatto emergere un sistema basato su acquisti massivi e frazionati sul mercato primario, effettuati con l’obiettivo di rivendere successivamente i biglietti a prezzi maggiorati.

Ma il problema comincia prima della rivendita

Il secondary ticketing non è l’unica trasformazione che ha investito il mercato dei concerti.

C’è anche il dynamic pricing, cioè la possibilità di modificare i prezzi in funzione delle condizioni del mercato e della domanda.

La questione è esplosa proprio con gli Oasis nel 2025.

Dopo la vendita dei biglietti per la reunion, l’autorità britannica per la concorrenza e la tutela dei consumatori, la CMA, ha aperto un’indagine sulle modalità utilizzate da Ticketmaster.

Successivamente la CMA ha chiarito un elemento importante: non è emersa evidenza di un algoritmo che modificasse in tempo reale il prezzo dei biglietti sulla base della domanda. Il problema riguardava invece la modalità con cui differenti categorie di biglietti venivano rese disponibili, compresi biglietti standing a prezzi diversi, e la chiarezza delle informazioni fornite ai consumatori durante la coda.

Ticketmaster ha poi assunto impegni per fornire informazioni più chiare sui prezzi e comunicare in anticipo l’eventuale utilizzo di sistemi di prezzo differenziati.

Il caso Oasis del 2025 ha quindi lasciato una domanda ancora aperta nel settore: quanto può aumentare il prezzo di un evento quando la domanda supera enormemente l’offerta e chi stabilisce quel prezzo?

Dal concerto all’esperienza premium

Negli ultimi anni è cambiata anche la struttura stessa dell’offerta.

Il biglietto non è più necessariamente soltanto un posto in uno stadio.

Esistono pacchetti VIP, accessi anticipati, aree riservate, esperienze backstage, hospitality, merchandise e servizi aggiuntivi.

Una parte della strategia dell’industria live consiste proprio nel differenziare l’esperienza e quindi il prezzo.

Questo crea una sorta di scala: dal biglietto più economico fino al pacchetto premium.

Il problema nasce quando diventa difficile capire quanto si stia pagando il valore reale dell’esperienza e quanto, invece, la sua scarsità.

Il paradosso del biglietto da 10 mila euro

Ed è qui che il caso Oasis diventa interessante anche al di là degli Oasis.

Se qualcuno è disposto a pagare 10 mila euro per un biglietto, significa che esiste una disponibilità a spendere quella cifra?

Non necessariamente.

Un prezzo pubblicato su una piattaforma secondaria rappresenta una richiesta del venditore, non la prova che qualcuno abbia effettivamente acquistato il biglietto a quella cifra.

La differenza è fondamentale.

Il mercato secondario può mostrare prezzi enormemente superiori a quelli ufficiali senza che necessariamente si realizzino transazioni a quei valori.

Il numero diventa però significativo per un altro motivo: mostra fino a che punto alcuni operatori sono disposti a spingersi nel tentativo di monetizzare la scarsità.

E il pubblico?

Il consumatore si trova così davanti a una scelta sempre più complessa.

Da una parte c’è il mercato ufficiale, spesso caratterizzato da code virtuali, registrazioni, presale e disponibilità limitate.

Dall’altra c’è un mercato secondario nel quale il biglietto può costare molte volte il prezzo originale.

In mezzo ci sono anche le truffe.

La Polizia Postale ha lanciato un allarme proprio in occasione della vendita degli Oasis a Roma, segnalando la circolazione di falsi codici di accesso e offerte non autorizzate. L’indicazione è quella di utilizzare esclusivamente i canali ufficiali e di non acquistare codici personali o biglietti da soggetti sconosciuti.

Quando la domanda è enorme, infatti, non aumenta soltanto il valore economico del biglietto.

Aumenta anche il valore dell’urgenza.

“Se non lo compro adesso, non lo troverò più.”

È proprio questa pressione a creare terreno fertile per frodi e acquisti impulsivi.

Un fenomeno che va oltre la musica

Gli Oasis sono soltanto l’ultimo esempio particolarmente visibile.

Lo stesso meccanismo può riguardare concerti, festival, eventi sportivi e altri spettacoli caratterizzati da una forte domanda e da un’offerta limitata.

In Italia il fenomeno del secondary ticketing è da anni oggetto di interventi normativi e regolatori. Nel 2017 l’Autorità garante della concorrenza aveva già sanzionato TicketOne e alcuni operatori del mercato secondario nell’ambito di un procedimento nato dalle segnalazioni relative alla rapida scomparsa dei biglietti dal mercato primario e alla loro contemporanea presenza sul mercato secondario a prezzi maggiorati.

Nel tempo sono cambiate le piattaforme, le tecnologie e i sistemi di vendita.

Non è cambiata una cosa: quando l’offerta non riesce a soddisfare una domanda enorme, qualcuno cercherà di monetizzare quella differenza.

La tecnologia può rendere più efficiente la vendita. Può rendere più difficile l’uso dei bot. Può introdurre codici personali e sistemi di selezione. Può rendere nominativi i biglietti.

Ma non può eliminare una realtà elementare dell’economia degli eventi: ci sono più persone che vogliono entrare di quanti posti esistano.

Il vero prezzo di un concerto

La domanda, allora, non è soltanto quanto debba costare un biglietto.

È chi debba beneficiare della scarsità.

L’artista? L’organizzatore? Il sistema di ticketing? Il rivenditore? Oppure il prezzo dovrebbe rimanere il più possibile vicino a quello stabilito in origine?

Non esiste una risposta unica che valga per ogni evento.

Ma il caso Oasis rende evidente una trasformazione ormai difficile da ignorare: il biglietto di un grande concerto non è più soltanto un titolo di accesso.

Può diventare un bene scarso, un oggetto da collezione, un investimento speculativo, una merce digitale e, nei casi peggiori, uno strumento per una truffa.

E così, mentre Liam e Noel Gallagher preparano il ritorno sul palco, intorno al palco si è già formato un altro spettacolo.

Quello del mercato dei biglietti.

Con un prezzo che, in alcuni casi, arriva a sfiorare i 10 mila euro prima ancora che una nota venga suonata.

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