Perdere il lavoro è molto più di un colpo al portafoglio. È un terremoto che scuote l’identità, modifica i comportamenti e incide persino sulla personalità di chi lo subisce. E, cosa ancora più sorprendente, trasforma anche chi gli sta accanto. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, condotto dalla Sapienza di Roma in collaborazione con l’Università della California Davis. I ricercatori hanno seguito per sedici anni oltre mille adulti, osservando come i principali tratti della personalità si evolvono dopo la perdita del lavoro, sia in individui single che all’interno di coppie.
I dati raccolti mostrano che la disoccupazione indebolisce alcune caratteristiche fondamentali. In particolare, diminuiscono la coscienziosità, ovvero il rispetto delle regole, l’impegno e l’affidabilità legati al lavoro; la propensione a relazionarsi con gli altri; e la stabilità emotiva, la capacità di gestire frustrazione e ansia. Chi perde il lavoro tende a chiudersi in sé stesso, provando vergogna, senso di inefficacia e un crescente sentimento depressivo. Le reazioni, però, non sono uguali per tutti: in alcuni prevale l’isolamento e la tristezza; in altri, la rabbia e l’irritabilità. La differenza dipende dai tratti caratteriali preesistenti e dalle risorse personali di ciascuno.
Non tutti reagiscono allo stesso modo. I ricercatori hanno osservato che maggiore è l’età e più forte è l’attaccamento al lavoro, più duraturo e profondo è il cambiamento. Chi aveva investito molto nella propria carriera ha faticato di più a ritrovare un equilibrio. Nei più giovani, invece, la trasformazione tendeva a essere meno incisiva e a risolversi nel tempo, indipendentemente dalla ripresa dell’occupazione. La disoccupazione, insomma, non colpisce allo stesso modo un operaio di cinquant’anni e un impiegato di trenta.
La parte più sorprendente della ricerca riguarda ciò che accade all’interno delle coppie. Quando uno dei due perde il lavoro, la personalità dell’altro cambia. In alcuni casi si innesca una reazione a compensazione: il partner diventa più coscienzioso, più attento, più affidabile, come per farsi carico delle nuove responsabilità familiari. Allo stesso tempo, però, si registra un calo della socialità. L’effetto è più marcato quando a perdere il lavoro è l’uomo, in un contesto culturale che ancora attribuisce ruoli tradizionali. Nel caso delle donne con un compagno disoccupato, si osservano una diminuzione della stabilità emotiva, una minore resistenza allo stress e vissuti depressivi. La perdita di lavoro, insomma, non è mai un fatto individuale. È un evento che si riverbera sulle relazioni, modificando gli equilibri affettivi e le dinamiche quotidiane.
Il cambiamento è reversibile quando si ritrova lavoro? Dipende. Ritrovare un’occupazione non basta a cancellare le tracce lasciate dalla disoccupazione. Il processo di riadattamento richiede tempo, e molto dipende dal tipo di lavoro che si riesce a trovare e dalla corrispondenza con il ruolo sociale precedente. Inoltre, spesso la perdita del lavoro si accompagna ad altri eventi negativi: separazioni, difficoltà economiche, perdita di relazioni sociali. In questi casi, tornare alla situazione precedente diventa quasi impossibile, e la vita si trasforma in una ricerca di un nuovo equilibrio, la cui riuscita dipende dalle risorse personali e sociali disponibili.
Se la disoccupazione modifica la personalità e incide sulle relazioni, i suoi costi non si esauriscono nei dati economici. Per questo, è fondamentale intervenire con percorsi di supporto psicologico e orientamento professionale. Esistono progetti di career counseling che aiutano le persone a gestire il vissuto negativo, a superare la vergogna e a non chiudersi in sé stesse, favorendo la riqualificazione e il reinserimento nel mercato del lavoro. In Italia, il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori), finanziato dall’Unione Europea con i fondi del PNRR, offre percorsi gratuiti di formazione e accompagnamento al lavoro, gestiti in collaborazione con Regioni e Centri per l’Impiego. Anche le università, come La Sapienza di Roma, partecipano attivamente a questi progetti, offrendo corsi di sostegno alla riqualificazione professionale.
La disoccupazione non è solo una questione di numeri. È una ferita che segna la personalità, modifica le relazioni e mette a dura prova la capacità di progettare il futuro. Ma con il supporto giusto, è possibile ritrovare un equilibrio, ricostruire la propria identità e guardare avanti. Perché il lavoro è importante, ma non è tutto. E la persona che lo perde ha bisogno di essere aiutata a riscoprire il proprio valore, dentro e fuori dal mondo del lavoro.
