News in Pillole

Mar Nero, la guerra si avvicina ai confini della NATO: navi colpite e nuove tensioni

Almeno nove imbarcazioni mercantili attaccate tra il 5 e il 28 ottobre. Romania e Bulgaria chiedono maggiore protezione, mentre l’Alleanza rafforza la sorveglianza. Sullo sfondo, il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere direttamente l’Europa.

Il Mar Nero è diventato uno dei fronti più delicati della guerra tra Russia e Ucraina. Nelle ultime settimane, una serie di attacchi contro navi commerciali ha portato il conflitto sempre più vicino alle coste di due Paesi membri della NATO: Romania e Bulgaria.

Secondo una ricostruzione pubblicata da Reuters il 3 novembre, tra il 5 e il 28 ottobre almeno nove navi mercantili, petroliere e altre imbarcazioni sono state colpite, danneggiate, capovolte o affondate nell’area. Gli attacchi hanno coinvolto droni aerei e navali e provocato vittime e dispersi tra gli equipaggi. Altri marittimi sono stati soccorsi.

Non si tratta più soltanto di un problema legato alla sicurezza delle rotte ucraine. Gli episodi si sono verificati anche nelle zone marittime sottoposte alla giurisdizione di Romania e Bulgaria, aprendo una questione che riguarda direttamente la sicurezza dell’Alleanza atlantica.

Le navi colpite e l’ultimo affondamento al largo della Bulgaria

Tra gli episodi più significativi figura quello del 28 ottobre, quando la portacontainer Contship Jet, di proprietà greca e battente bandiera liberiana, è stata colpita da tre droni navali nella zona economica esclusiva della Bulgaria. La nave, diretta dal porto israeliano di Haifa a Costanza, in Romania, è successivamente affondata. Tutti i 18 membri dell’equipaggio, 14 filippini e quattro ucraini, sono stati tratti in salvo.

L’attacco si inserisce in una sequenza di episodi che ha coinvolto diverse imbarcazioni nel corso di ottobre. Il 14 ottobre, per esempio, la petroliera Yara J era stata colpita da un drone nelle acque territoriali rumene, mentre il giorno successivo un altro attacco aveva interessato la nave cisterna Wine Trader, al largo della costa rumena.

La successione degli episodi ha sollevato preoccupazioni non soltanto per la sicurezza degli equipaggi, ma anche per la protezione delle infrastrutture portuali, delle rotte commerciali e degli impianti energetici presenti nell’area.

Il ruolo della Russia e le responsabilità ancora da accertare

Le responsabilità degli attacchi non sono state attribuite ufficialmente in modo definitivo per ogni singolo episodio. Kiev ha accusato Mosca, mentre la Russia nega di prendere di mira le navi dei Paesi vicini.

Diversi analisti militari ritengono che dietro una parte significativa degli attacchi vi sia la Russia. Anche la società di sicurezza marittima Ambrey ha rilevato somiglianze tra il drone coinvolto nell’attacco alla Contship Jet e un modello russo. Si tratta, tuttavia, di valutazioni e indicazioni tecniche, non di una prova conclusiva sull’autore dell’attacco.

Secondo gli analisti citati da Reuters, la pressione sulle navi commerciali potrebbe rappresentare anche un modo per mettere alla prova la capacità di reazione occidentale. Colpire imbarcazioni in prossimità delle coste di Paesi NATO significa infatti aumentare la pressione sull’Alleanza senza necessariamente provocare un confronto militare diretto.

La risposta della NATO: più sorveglianza, ma il nodo resta aperto

Dopo i primi attacchi, la NATO ha annunciato il rafforzamento della sorveglianza nel Mar Nero attraverso aerei da pattugliamento marittimo, sistemi radar e droni. Romania e Bulgaria hanno inoltre sollecitato una maggiore cooperazione con gli alleati per contrastare le minacce provenienti dal mare e dall’aria.

Bucarest sta accelerando lo sviluppo delle proprie capacità di sorveglianza e dei sistemi per individuare e neutralizzare mine e droni. La questione riguarda anche la protezione di infrastrutture strategiche come il progetto energetico offshore Neptun Deep, destinato a diventare una delle principali fonti di produzione di gas dell’Unione europea.

Ma il rafforzamento della presenza militare non elimina il problema principale: come reagire a un attacco senza trasformare un episodio circoscritto in un confronto diretto tra la NATO e la Russia?

Articolo 5: perché non scatta automaticamente

Il riferimento inevitabile è all’articolo 5 del Trattato nordatlantico, il principio della difesa collettiva secondo cui un attacco armato contro un membro dell’Alleanza viene considerato un attacco contro tutti.

La sua applicazione, però, non è automatica davanti a qualsiasi incidente. Occorre valutare la natura dell’attacco, le circostanze e il quadro giuridico. È importante anche distinguere tra acque territoriali e zona economica esclusiva: quest’ultima può estendersi fino a 200 miglia nautiche dalla costa e attribuisce allo Stato diritti specifici sulle risorse e sulle attività economiche, ma non equivale al territorio nazionale.

Di conseguenza, un attacco avvenuto nella zona economica esclusiva di Romania o Bulgaria non comporta automaticamente l’attivazione dell’articolo 5. Ogni eventuale risposta richiederebbe una valutazione politica e giuridica da parte degli alleati.

La questione è particolarmente delicata perché un intervento militare più incisivo potrebbe aumentare il rischio di escalation, mentre una risposta limitata potrebbe non essere sufficiente a scoraggiare nuovi attacchi.

Un fronte strategico per l’Europa

Il Mar Nero non è soltanto uno spazio di confronto militare. È una via commerciale essenziale per le esportazioni di grano, per il trasporto di materie prime e per gli approvvigionamenti energetici. La sicurezza della navigazione incide quindi direttamente sugli interessi economici di numerosi Paesi, ben oltre quelli che si affacciano sulle sue coste.

La Romania occupa una posizione particolarmente importante anche per il collegamento tra il Danubio e le rotte marittime utilizzate dall’Ucraina per esportare i propri prodotti agricoli. Un aumento dei rischi per la navigazione può tradursi in maggiori costi assicurativi, difficoltà logistiche e ripercussioni sui mercati internazionali.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto la possibilità di un coinvolgimento diretto della NATO. Riguarda anche la capacità dell’Europa di proteggere le proprie infrastrutture, mantenere aperte le rotte commerciali e impedire che il conflitto comprometta ulteriormente la sicurezza del continente.

Il Mar Nero è ormai un banco di prova per l’equilibrio tra deterrenza e contenimento. La NATO deve dimostrare di poter proteggere i propri membri, ma ogni decisione dovrà fare i conti con un rischio concreto: che la guerra, finora combattuta soprattutto sul territorio ucraino, finisca per coinvolgere in modo sempre più diretto anche il resto dell’Europa.

Related posts

Identità nell’era digitale

Andra Juhasz

L’Offensiva Russa in Ucraina

Redazione

7 maggio 2025 – Inizia il Conclave: la Chiesa attende il nuovo Papa

Andra Juhasz