Per chi non lo sapesse, la chitarra manouche (o gipsy jazz guitar) è un particolare tipo di chitarra, creata anch’essa da un mastro liutaio italiano M° Mario Maccaferri negli anni ’30; come la chitarra classica come la conosciamo oggi costruita a Napoli da Antonio Vinaccia. Fu proprio in quel periodo che Django Jean Reinhardt potè disporre di uno strumento più funzionale alla mancanza di due dita – dovuta ad un incidente nella carrozza gitana in cui girovagava – ed esaltare un genere molto particolare: il gipsy swing. A Parigi, il compositore Django di origini gitane dette vita così ad uno degli stili che incarna a pieno titolo il suo soprannome: mi sveglio. Melodico, accattivante e cadenzato: stile che appartiene indiscutibilmente ad Andrea Parente. Vediamo se il mio paragone è appropriato; o esagerato: si accettano critiche.
Andrea quali sono le tue origini culturali e di formazione?
“Sembrano molto, molto lontane da ciò di cui mi occupo adesso, in quanto ho iniziato a suonare la chitarra per imparare il basso, la mia prima grande passione. Red Hot Chili Peppers, Green Day, Muse, Pink Floyd i miei gusti giovanili; Django Reinhardt, Natalino Otto, Fred Buscaglione, Sergio Caputo, Renzo Arbore, invece, i miei gusti attuali, in aggiunta a quelli di sempre, i quali hanno il merito di avermi “formato” fino al 2014, ovvero l’anno in cui ho avuto una chitarra manouche tra le mani per la prima volta. Dal 2014 fino ad oggi, quindi, il mio percorso si è evoluto nell’approfondimento del Jazz degli anni Quaranta del Novecento – sia “suonato” che “divulgato”; e sono estremamente fiero sia degli inizi, che del mio percorso attuale.”
Quali sono state le figure importanti nel tuo percorso di crescita musicale?
“In giovinezza, sicuramente il mio ex vicino di casa Riccardo Ievoli con cui ho condiviso tutto il mio percorso musicale, dal 2006 fino al 2018, anno in cui ho fondato il progetto “Sing ‘O Swing”. È stata una condivisione a 360°, che mi ha permesso di crescere sia dal punto di vista culturale, che da quello personale, contribuendo a costruire la mia attuale “mission”: divulgare tutto ciò che riguarda il Jazz degli anni Quaranta del Novecento.
Per quanto riguarda, invece, l’aspetto jazzistico della mia vita (maturato dal 2014 in poi), devo la mia crescita umana e musicale ad Oscar Montalbano e Simona de Felice. Infine, la figura importante contemporanea è Renzo Arbore: il nostro incontro – avvenuto virtualmente nel 2023 e di persona nel 2024 – ha accelerato il mio percorso professionale; e custodisco con molta cura ed attenzione la nostra preziosa amicizia. Non è da tutti poter chiacchierare e confrontarsi con una figura di spicco della storia artistica e culturale italiana, e, difatti, mi ritengo una persona molto, molto fortunata ad averlo incontrato.” Quanto è vero! “L’incontro, però, che più di tutti ha ufficializzato la mia “missione”, è stato quello con Renzo Barzizza, figlio del celebre direttore d’orchestra Pippo Barzizza, figura importantissima per lo sviluppo dello Swing italiano degli anni Trenta.
Renzo è stato, per me, molto più che un amico: è stato come un faro nel momento più difficile della mia vita – quello della pandemia – e, tutt’ora, credo che continui ad essere il mio angelo custode. O, almeno, mi piace pensare che sia così.”
Molto emozionante. E ci parli di qualche momento significativo di successo?
“Tra le tante difficoltà, ci sono, però, altrettante soddisfazioni. Una di queste è stata, senza ombra di dubbio, quella di aver festeggiato il 29 settembre del 2023 gli 80 anni de “Le Quattro Giornate di Napoli” alla Galleria Borbonica di Napoli con un tributo alle “canzonette” del periodo della guerra.
Ho avuto l’onore di essere patrocinato proprio da Renzo Arbore, con un video che è andato virale in tutti i miei canali social. La notizia di questo concerto è uscita sulle principali testate giornalistiche di Napoli e, di conseguenza, lo spettacolo ha avuto un grandissimo successo con un soddisfacente sold-out alla prima; lo spettacolo è stato replicato, poi, nel febbraio dell’anno successivo, con lo stesso medesimo risultato.”
Quali sono i prossimi obiettivi?
“L’obiettivo che mi pongo dal 2018, ovvero dall’anno in cui ho deciso che la Musica sarebbe stata la mia vita, è proprio quello di far conoscere a più persone possibili la bellezza delle storie e delle melodie che riguardano uno dei periodi più neri della storia italiana (e non solo) del Novecento, ovvero un periodo caratterizzato da guerre, discriminazioni, censure, ingiustizie, e tanto altro. Ovviamente, tutti i successi del progetto “Sing ‘O Swing” li devo anche ai musicisti che mi accompagnano da tanti anni con rispetto ed umiltà: Emanuele Palomba, Oscar Montalbano, Teresa Galiero, Alessia Fabiano, Riccardo Villari, Pietro Giordano, Luca Masi, Jacopo Sapio e tanti altri. Posso assolutamente affermare che non è da soli che si va avanti nella vita. E tutti gli sforzi convergono verso il mio sogno di divulgare lo swing italiano degli anni Quaranta. Più persone incontro, più ho la possibilità di espandere le miei conoscenze, creando quella rete “sana” che fa bene non solo a livello personale, ma, anche, a livello sociale, con l’obiettivo di alimentare sempre di più la bellezza insita in ogni tipo di comunità, che sia di nicchia o che sia globale.”
Ottimo insegnamento. Tipico dei grandi.
Allora il paragone era azzardato?
Buon risveglio… pardon buona Musica a tutti! Sempre ed ovunque.
Antonio Ruggiero
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