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9.9 il terremoto più forte di sempre che doveva colpire il Giappone, ma è stato solo un errore

Quando in Italia era ancora notte fonda, in Giappone la giornata era già iniziata da un pezzo. All’improvviso, senza preavviso, i telefoni di moltissime persone sparse in varie città del Paese, Tokyo compresa, hanno iniziato a suonare con lo stesso avviso. Una scossa di magnitudo 9.9 stava per abbattersi sul territorio nipponico. Un numero che, se fosse stato reale, avrebbe segnato un primato assoluto nella storia delle misurazioni sismiche (a oggi il più potente terremoto mai registrato, con una magnitudo di 9.5, è quello di Valdivia del 1960 in Cile), con un impatto difficilmente calcolabile su edifici, infrastrutture e vite umane, superando perfino il devastante 9.0 che nel 2011 mise in ginocchio Fukushima.

Pochi minuti dopo, il terremoto c’è stato davvero, ma la sua forza era tutta un’altra cosa rispetto all’annuncio. Il sisma che ha fatto tremare il suolo giapponese ha raggiunto magnitudo 6.9, con epicentro in mare aperto, non lontano dalla penisola russa di Kamchatka. Per chi si trovava a Hokkaido o nella regione di Tokai, la percezione è stata di oscillazioni leggere, di quelle che non fanno cadere gli oggetti e non costringono a correre fuori casa. Nessun allarme tsunami è stato emesso e la tensione si è sciolta nel giro di poco.

L’ente responsabile delle previsioni meteorologiche in Giappone ha diffuso delle scuse pubbliche, senza però indicare una causa precisa dell’accaduto. Un rappresentante dell’agenzia ha escluso che dietro l’errore ci sia un attacco informatico, aggiungendo che gli accertamenti tecnici sono ancora in corso. Resta da capire come una rete di allerta tra le più avanzate al mondo possa aver generato una previsione così lontana dalla realtà, e quanto tempo servirà per chiarire dove si sia verificato il guasto.

Per il Giappone, va detto, non si tratta di un caso senza precedenti. Già nel 2016 l’agenzia aveva lanciato un avviso per una scossa di magnitudo 9.1, corretto poi in pochi secondi, ma non abbastanza in fretta da impedire che diverse applicazioni lo divulgassero. A differenza di quanto accaduto ora, in quel caso non si trattò di una previsione troppo alta, ma di un errore puro e semplice. Quel giorno il suolo non tremò affatto. Stando a quanto riferito da un funzionario, la causa sarebbe stata un fulmine che si era abbattuto su un sismografo.

Esiste però un episodio ancora più drammatico, accaduto alle Hawaii nel 2018. In quell’occasione residenti e turisti dell’isola vennero gettati nel panico da un messaggio che annunciava l’arrivo imminente di un attacco missilistico, con l’invito a cercare riparo immediatamente. Erano i giorni in cui il presidente americano si vantava pubblicamente di disporre di un bottone nucleare più grande e potente di quello del leader nordcoreano, e quel clima di tensione rendeva l’avviso ancora più credibile agli occhi di chi lo riceveva.

In quel caso, la causa fu un errore umano. Durante il cambio del turno di servizio, un funzionario della difesa premette per sbaglio il tasto che attivò l’allarme. La smentita arrivò trentotto minuti più tardi, un intervallo lunghissimo se confrontato con i pochi secondi impiegati in Giappone per correggere la previsione sbagliata, e fu sufficiente a scatenare il caos. A rendere tutto più pesante contribuiva la vicinanza geografica con la Corea del Nord, perché un missile lanciato da quelle posizioni avrebbe impiegato appena venti minuti per raggiungere l’arcipelago, lasciando alla popolazione una finestra di reazione quasi nulla.

Il confronto tra i due episodi dice molto su quanto siano fragili i sistemi di allerta, anche quando sono tecnologicamente sofisticati. In Giappone l’errore è stato corretto quasi immediatamente, e la popolazione ha potuto tornare alla routine in pochi minuti. Alle Hawaii, invece, la notizia falsa ha avuto tutto il tempo di trasformarsi in terrore collettivo, con persone che si sono salutate credendo di non rivedersi più. Due contesti diversi, due errori diversi, ma lo stesso punto debole. Basta un attimo di distrazione, un pulsante premuto male, un fulmine fuori stagione, e un meccanismo nato per proteggere le persone si trasforma in una sorgente di paura.

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