Nei commenti al nostro post sull’Albania, due affermazioni si ripetevano: “sono gli arabi” e “sono gli israeliani”. La risposta vera è più complessa — e più interessante — di entrambe. Proviamo a mettere ordine.
Chi ha costruito la protesta che non ti aspetti
Il 30 maggio 2026, davanti al Ministero dell’Ambiente di Tirana e sul sito di Zvërnec, vicino a Valona, gli albanesi si sono scontrati — fisicamente — con le guardie di sicurezza private di un cantiere. Le immagini che hanno fatto il giro del mondo mostrano un manifestante trascinato dentro il perimetro recintato e picchiato. La polizia albanese ha arrestato 17 persone. Il governo ha licenziato il direttore locale della polizia. Il procuratore speciale anticorruzione (SPAK) ha aperto un’indagine.
Dietro quella recinzione di filo spinato, in un’area umida protetta a nord di Valona, stava partendo uno dei cantieri più controversi del Mediterraneo.
La struttura: una matriosca societaria
La società che opera il cantiere si chiama “Zvërnec South Adriatic Development”. È stata fondata nell’agosto 2024 — appena otto mesi prima di ottenere due permessi di sviluppo dal Consiglio Territoriale Nazionale albanese, su aree direttamente connesse ai piani di Jared Kushner.
Ma chi la possiede? La risposta non è semplice, ed è proprio questa opacità al centro delle polemiche.
Secondo i documenti depositati al registro delle imprese albanese e analizzati dalle testate investigative BIRN e Reporter.al, la Zvërnec South Adriatic Development è controllata dalla società olandese “Dutch Trust Management BV”. Questa, a sua volta, è parte di una catena di società offshore — alcune registrate nei Paesi Bassi, altre in altri paesi — che portano fino a una holding chiamata “Blue Industries Investment Holding BV”, i cui cinque soci albanesi anonimi sono protetti per legge dall’obbligo di disclosure perché nessuno supera individualmente il 25% delle quote.
I nomi emersi dalle indagini: i fratelli Moutaz e Ramez Al-Khayyat, imprenditori qatarioti di origine siriana, confermati come partner di Kushner nel progetto da fonti investigative multiple e dallo stesso premier albanese Edi Rama — che li ha definiti pubblicamente “una delle aziende più potenti del Qatar”.
Chi sono i fratelli Al-Khayyat
Moutaz e Ramez Al-Khayyat sono stati tra i principali contractor dell’infrastruttura dei Mondiali di Qatar 2022, attraverso il loro conglomerato Power International Holding (PIH) e la sussidiaria UCC Holding — classificata al 42° posto mondiale tra le imprese di costruzione internazionali secondo ENR-USA. Nati in Siria, naturalizzati qatarioti, hanno costruito un impero che spazia da costruzioni a real estate, dall’agricoltura all’healthcare, dalla ristorazione alle telecomunicazioni, con oltre 65.000 dipendenti.
Non sono figure di secondo piano: la loro holding quotata in Borsa, Estithmar, è stata il titolo azionario più performante del Golfo nell’ultimo anno. Il terzo fratello, Mohamad Al-Khayyat, è quello più direttamente coinvolto nell’operazione Albania: è lui che, tramite la società “Urbacon Trading and Contracting – Albanian Branch”, risulta collegato al progetto di Zvërnec.
Ma la storia degli Al-Khayyat ha anche lati oscuri. Nel 2019 i fratelli Moutaz e Ramez sono stati citati in giudizio all’High Court di Londra con l’accusa — avanzata da otto cittadini siriani — di aver finanziato Al-Nusra, il gruppo affiliato ad Al-Qaeda attivo in Siria. I fratelli hanno sempre negato e il caso si è concluso senza condanna. Va detto con chiarezza: si tratta di un’accusa non provata, non di una sentenza.
Il nodo Kushner: soldi sauditi, sogni albanesi
Jared Kushner — genero di Donald Trump, ex consigliere senior della Casa Bianca durante il primo mandato — ha fondato Affinity Partners nel 2021, subito dopo aver lasciato Washington. Il fondo ha raccolto oltre 6 miliardi di dollari in assets, per il 99% provenienti da investitori non americani: principalmente il Fondo sovrano saudita (2 miliardi di dollari), ma anche Qatar e Emirati Arabi.
Il 30 dicembre 2024 — tre settimane esatte prima del secondo insediamento di Trump — il governo albanese ha concesso alla società di Kushner, Atlantic Incubation Partners LLC, lo status di “investitore strategico” per il progetto di Sazan. Uno status valido dieci anni, che garantisce procedure accelerate, accesso privilegiato ai permessi e alla terra demaniale, e la costituzione di un ente misto con lo Stato albanese.
Il percorso che ha portato a questo risultato è stato tutt’altro che trasparente. Secondo un’inchiesta del sito investigativo albanese Citizens.al, la proposta di Kushner è rimasta fuori dal dibattito pubblico per mesi. Nel frattempo, il parlamento albanese modificava la legge sulle “Aree Protette” per consentire interventi governativi nelle zone precedentemente tutelate, riformava il Consiglio Territoriale Nazionale per estendere i poteri sulle aree marine, e prorogava la legge sugli investimenti strategici fino al 2026. Il 2 dicembre 2024, il presidente albanese Bajram Begaj decretava la rimozione dell’area di Sazan dal piano delle Forze Armate.
Ogni pezzo del puzzle è stato incastonato con cura, prima che il nome di Kushner diventasse pubblico.
Il collegamento con Israele: reale ma indiretto
Tra i commenti al nostro post, diversi lettori tiravano in ballo Israele. La risposta onesta è: nessun investitore israeliano è direttamente coinvolto nei progetti albanesi. Ma il collegamento con Israele esiste — e va capito.
Affinity Partners è stata esplicitamente costruita da Kushner con l’obiettivo dichiarato di creare un “corridoio di investimento tra Arabia Saudita e Israele”. Gli Accordi di Abramo, che Kushner ha negoziato durante il primo mandato Trump e che hanno normalizzato i rapporti tra Israele e alcuni paesi del Golfo, sono il contesto politico in cui Affinity si muove. Non a caso, il primo investimento israeliano di Affinity — una quota del 15% in Shlomo Holdings, società di leasing auto — è stato descritto come il primo investimento saudita in un’impresa israeliana.
Kushner è inoltre il principale azionista di Phoenix Financial, grande gruppo finanziario israeliano che — secondo un’inchiesta del Middle East Eye — detiene a sua volta partecipazioni in aziende presenti negli insediamenti illegali in Cisgiordania, secondo il database ONU.
L’Albania, in questo quadro, non è solo un resort. È un pezzo di una strategia geopolitica più ampia in cui Kushner agisce da broker tra capitali arabi, interessi americani e mercati mediorientali, con Israele come polo di riferimento politico ed economico.
Il nodo siriano: sanzioni e affari
C’è un ultimo elemento che rende la storia ancora più intricata. Un’inchiesta del New York Times del 19 aprile 2026 ha ricostruito come il fratello Mohamad Al-Khayyat abbia cercato di usare la vicinanza alla famiglia Trump — incluso un gesto simbolico come consegnare a un funzionario americano una pietra del cantiere con inciso il logo Trump — per fare pressione sul Congresso affinché venissero revocate le sanzioni Caesar Act sulla Siria, sanzioni che bloccavano i finanziamenti internazionali alla ricostruzione del paese. I fratelli Al-Khayyat avrebbero contratti per oltre 12 miliardi di dollari legati alla ricostruzione siriana post-Assad. Sia la famiglia Khayyat sia Kushner hanno smentito qualsiasi connessione tra gli affari albanesi e le pressioni sulle sanzioni.
Cosa sappiamo, cosa resta opaco
Confermato da fonti multiple:
– Kushner ha lo status di “investitore strategico” per Sazan tramite Atlantic Incubation Partners
– I fratelli Al-Khayyat sono soci di Kushner nel progetto Zvërnec, tramite una rete di società offshore
– Il governo albanese ha modificato le leggi per rendere possibili i progetti, con scarsa trasparenza pubblica
– L’anticorruzione albanese (SPAK) ha aperto un’indagine formale
Non provato o contestato:
– L’identità completa degli azionisti albanesi nascosti nella struttura offshore
– Il coinvolgimento diretto di investitori israeliani
– Un nesso diretto tra gli affari albanesi e le pressioni sulle sanzioni siriane
Fonti principali: BIRN, Reporter.al, Citizens.al, VoxNews Albania, Tirana Examiner, New York Times (19 aprile 2026), IBTimes UK, Middle East Eye, Wikipedia/Power International Holding, Reuters
