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Sumud Flotilla: il blocco di Gaza, 500 attivisti e il dilemma dei 44 paesi

Mentre l’Italia sciopera e il mondo protesta contro Israele, emerge una domanda: fino a dove arriva il dovere di protezione quando i cittadini sfidano volontariamente il pericolo?

Ore 10:29 (GMT+2)

Anche la Marinette intercettata. Tutte le 44 navi della Global Sumud Flotilla sono state fermate da Israele.

La missione impossibile: 44 navi contro un blocco

Era partita come la più grande missione umanitaria marittima mai organizzata per Gaza. Oltre 40 imbarcazioni, 500 attivisti provenienti da 44 paesi diversi, tonnellate di aiuti umanitari. L’obiettivo: rompere il blocco navale israeliano su Gaza in vigore dal 2007 e portare cibo, acqua e medicinali alla popolazione palestinese.

La Global Sumud Flotilla – il nome deriva dalla parola araba “sumud” che significa “fermezza” o “resilienza” – è salpata da Barcellona all’inizio di settembre 2025. A bordo: parlamentari europei, attivisti per i diritti umani, sindacalisti, e volti noti come l’attivista climatica svedese Greta Thunberg e l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau.

Il 1 ottobre, a circa 70 miglia nautiche (130 km) dalla costa di Gaza, le forze navali israeliane hanno iniziato l’intercettazione sistematica delle navi. Nel giro di 48 ore, tutte le imbarcazioni sono state fermate, i circa 500 attivisti arrestati e trasferiti al porto israeliano di Ashdod per essere espulsi.

L’ultima resistenza è finita stamattina, giovedì 3 ottobre alle 10:29 ora locale, quando la Marinette – uno yacht polacco con equipaggio di sei persone che aveva continuato a navigare verso Gaza nonostante problemi meccanici – è stata intercettata a 42,5 miglia nautiche da Gaza.

L’Italia in prima linea: uno sciopero generale e 80 città in piazza

La reazione italiana all’intercettazione è stata immediata e massiccia, probabilmente la più forte in Europa.

La notte del 1 ottobre, migliaia di persone sono scese spontaneamente in piazza in diverse città italiane. A Roma, oltre 10.000 manifestanti hanno invaso il centro, partendo dall’università e da San Lorenzo fino a raggiungere Termini. A Milano, centinaia di persone si sono radunate in piazza Scala. A Torino, almeno 10.000 persone si sono ritrovate in piazza Castello.

Il 3 ottobre, la CGIL e l’Unione Sindacale di Base (USB) hanno proclamato uno sciopero generale nazionale che ha paralizzato il paese. Trasporti pubblici, scuole, servizi pubblici: l’Italia si è fermata in solidarietà con la flottiglia e Gaza.

Lo sciopero è stato dichiarato “illegittimo” dalla Commissione di Garanzia, ma i sindacati hanno confermato: “È confermato”. Il ministro Salvini ha definito lo sciopero una “inutile prova di forza” ma ha scelto di non precettare.

Oltre 80 città hanno ospitato manifestazioni e cortei, da Bolzano a Palermo, da Trieste a Cagliari. Un’ondata di mobilitazione capillare senza precedenti recenti.

Perché l’Italia è così coinvolta?

Tre fattori spiegano la forte reazione italiana:

1. Presenza italiana sulla flottiglia: 22 cittadini italiani partecipavano alla missione, tra cui parlamentari

2. Tradizione di solidarietà internazionale: L’Italia ha una lunga storia di movimenti pro-Palestina attivi

3. Struttura sindacale forte: La CGIL e altri sindacati hanno rapidamente mobilitato le proprie basi

Ma c’è anche un elemento di tensione interna: nonostante l’appello del Presidente Mattarella a fermarsi e gli avvertimenti del ministro degli Esteri Tajani sui pericoli, la delegazione italiana ha deciso di proseguire.

 Un’ondata globale di proteste

L’Italia non è sola. Le proteste sono scoppiate in decine di città in tutto il mondo: Istanbul, Ankara, Atene, Dublino, Madrid, Barcellona, Berlino, Buenos Aires, Melbourne, Tunisi, Città del Messico.

A Barcellona, la polizia si è scontrata con i manifestanti pro-palestinesi. In Turchia, migliaia di persone hanno manifestato davanti all’ambasciata americana ad Ankara e in altre città.

Le reazioni diplomatiche: tra condanne verbali e azioni concrete

Le risposte governative sono state variegate:

Paesi con forti condanne verbali ma senza azioni:

– Regno Unito: “Molto preoccupati”

– Francia: Richiesta di accesso consolare

– Belgio: Appello al rispetto del diritto internazionale

– Italia: Il ministro Tajani ha dichiarato che Israele aveva assicurato “nessuna azione violenta”

– Grecia: Dichiarazione congiunta con l’Italia per la sicurezza dei partecipanti

– Irlanda: Il presidente Higgins ha espresso preoccupazione per il blocco degli aiuti

– Pakistan: Condanna dell’attacco “vile”

Paesi con azioni concrete:

Solo due paesi hanno preso misure tangibili:

1. Colombia: Il presidente Gustavo Petro ha espulso i diplomatici israeliani e cancellato l’accordo di libero scambio con Israele

2. Sud Africa: Il presidente Ramaphosa ha chiesto il rilascio immediato, sottolineando che tra i detenuti c’è il nipote di Nelson Mandela

Posizione ONU:

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sulla Palestina, è stata durissima: “Vergogna sui governi occidentali in primo luogo, e sulla loro complicità inattiva. Mentre guardo Israele rapire illegalmente gli unici esseri umani che hanno rischiato la vita per rompere il blocco illegale di Israele.”

Il diritto internazionale: chi ha ragione?

La questione legale è complessa ma chiara per gli esperti.

Secondo gli esperti ONU: Le Nazioni Unite avevano esortato Israele a cessare tutte le minacce contro la Global Sumud Flotilla, affermando che “qualsiasi tentativo di bloccare la flottiglia costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale e dei principi umanitari”.

Secondo il diritto marittimo internazionale: Stephen Cotton, segretario generale della Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti (che rappresenta oltre 16,5 milioni di lavoratori), ha dichiarato ad Al Jazeera che “attaccare o sequestrare navi umanitarie non violente in acque internazionali” è illegale secondo il diritto internazionale. “Gli stati non possono scegliere quando rispettare il diritto internazionale. I mari non devono essere trasformati in un teatro di guerra.”

Secondo Israele: Il governo israeliano sostiene che si tratta di un “blocco navale legale” e che gli attivisti stavano tentando di “violare un blocco navale legittimo”. Israele ha dichiarato che avrebbe fatto “tutto il necessario” per fermare le navi.

La verità legale: Il blocco israeliano di Gaza è considerato illegale dalla maggior parte della comunità internazionale. L’intercettazione di navi umanitarie in acque internazionali viola il diritto marittimo internazionale.

Il precedente della Mavi Marmara

Non è la prima volta. Il 31 maggio 2010, la flottiglia della libertà guidata dalla nave turca Mavi Marmara tentò di raggiungere Gaza. I commando israeliani abordarono le navi in acque internazionali. Nell’operazione, 10 attivisti turchi furono uccisi.

Quell’episodio provocò una crisi diplomatica tra Israele e Turchia che durò anni. Da allora, diverse altre flottiglia hanno tentato di rompere il blocco, ma nessuna era mai stata così grande come la Global Sumud Flotilla.

Il dilemma etico: “44 paesi hanno fallito a proteggere i loro cittadini“?

Questa affermazione, ripetuta da molti attivisti e organizzazioni, solleva una questione filosofica e legale cruciale.

Gli argomenti a favore dell’affermazione:

1. Violazione del diritto internazionale: L’intercettazione è avvenuta in acque internazionali dove i cittadini hanno diritto alla protezione dei loro stati

2. Disparità tra retorica e azioni: La maggior parte dei governi ha espresso “preoccupazione” ma non ha intrapreso azioni concrete

3. Parlamentari coinvolti: Tra i detenuti ci sono parlamentari eletti di vari paesi

4. Precedente ignorato: L’ONU aveva già avvertito che l’intercettazione sarebbe stata illegale

Ma c’è un’altra prospettiva: la responsabilità individuale

Gli attivisti erano pienamente consapevoli dei rischi. Come ha dichiarato la parlamentare europea italiana Annalisa Corrado dalla nave Karma: “Come nelle precedenti missioni simili, ci aspettiamo che, ad un certo punto, ci sarà un’intercettazione da parte delle forze israeliane”.

I governi avevano avvertito esplicitamente:

Italia

– Il Presidente Mattarella aveva chiesto alla flottiglia di “evitare di mettere qualcuno in pericolo”

– Il ministro degli Esteri Tajani aveva ribadito: “È pericoloso avvicinarsi alle acque israeliane. Non sappiamo cosa potrebbe succedere”

– Il ministro della Difesa Crosetto aveva proposto un compromesso: scaricare gli aiuti a Cipro

– Il ministero degli Esteri aveva inviato un messaggio agli italiani sulla flottiglia giovedì, offrendo aiuto per il rimpatrio

Gli attivisti hanno rifiutato tutte le alternative sicure proposte dai governi.

Il dilemma centrale

Può uno stato essere accusato di “non proteggere” cittadini che:

– Sono stati avvertiti ripetutamente?

– Hanno rifiutato alternative sicure?

– Si sono messi intenzionalmente in pericolo per un atto di disobbedienza civile?

– Avevano come obiettivo esplicito proprio quello di essere intercettati per attirare l’attenzione internazionale?

La verità è complessa: I governi si sono trovati in una posizione impossibile tra il dovere di proteggere i cittadini, il rispetto della libertà individuale e della disobbedienza civile, la realpolitik delle relazioni con Israele, e il limite pratico di cosa possano fare contro un’azione militare israeliana in acque internazionali.

La disobbedienza civile: quando il rischio è parte del messaggio

La Global Sumud Flotilla era, essenzialmente, un atto di disobbedienza civile su larga scala. Come nelle migliori tradizioni della resistenza non violenta – da Gandhi a Martin Luther King a Rosa Parks – gli attivisti hanno scelto deliberatamente di violare una regola che considerano ingiusta (il blocco di Gaza), accettando consapevolmente le conseguenze.

Il messaggio politico della flottiglia dipendeva proprio dall’intercettazione. Se le navi fossero arrivate a Gaza senza problemi, la missione avrebbe perso gran parte del suo impatto mediatico. È l’intercettazione stessa – l’immagine delle forze israeliane che fermano navi umanitarie in acque internazionali – che ha creato l’ondata di indignazione globale.

In questo senso, accusare i governi di “non proteggere” i loro cittadini diventa paradossale: la “mancata protezione” era parte integrante dello scopo della missione.

Cosa succede ora

Gli attivisti detenuti: Israele ha iniziato le procedure di espulsione. I circa 500 attivisti saranno rimandati nei loro paesi d’origine. Secondo l’Adalah (centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele), è stato negato l’accesso agli avvocati e tra i detenuti ci sono giornalisti e parlamentari.

Le proteste continuano: In Italia, lo sciopero generale di oggi ha paralizzato il paese. Manifestazioni sono previste per i prossimi giorni in molte altre città del mondo.

La prossima flottiglia: Gli organizzatori hanno già annunciato che “continueranno a navigare fino a quando Gaza non sarà libera”. Hanno promesso che la prossima missione invierà **mille navi** a Gaza.

 

Il precedente legale: L’intercettazione rafforza il precedente della Mavi Marmara: Israele è disposto a usare la forza militare per mantenere il blocco di Gaza, indipendentemente dalle conseguenze diplomatiche.

Conclusioni: una missione “fallita” che ha raggiunto il suo scopo

Nessuna delle 44 navi ha raggiunto Gaza. Tutti i 500 attivisti sono stati arrestati. Gli aiuti umanitari non sono stati consegnati. Da un punto di vista pratico, la missione è fallita.

Ma da un punto di vista politico? La Global Sumud Flotilla ha:

– Attirato l’attenzione mondiale sul blocco di Gaza

– Generato proteste in decine di città in tutto il mondo

– Spinto due paesi (Colombia e Sud Africa) ad azioni concrete contro Israele

– Paralizzato l’Italia con uno sciopero generale

– Costretto decine di governi a prendere posizione pubblicamente

– Rafforzato il movimento di solidarietà con Gaza

Come ha scritto la flottiglia sui social: “42 barche sono state illegalmente intercettate. I loro passeggeri illegalmente rapiti. Il mondo ha visto cosa succede quando i civili sfidano un assedio. E ancora – Marinette naviga. Lei conosce il destino delle sue sorelle in acqua. Lei sa cosa l’aspetta.”

La Marinette è stata infine intercettata stamattina. Ma il suo messaggio – e quello di tutte le altre 43 navi – ha già raggiunto il mondo.

Box di approfondimento: I numeri della Global Sumud Flotilla

– 44 imbarcazioni partite

– 500 attivisti a bordo

– 44 paesi rappresentati

– 70 miglia nautiche dalla costa di Gaza al momento della prima intercettazione

– 48 ore per intercettare tutte le navi

– 22 italiani coinvolti

– 80+ città italiane in manifestazione

– Decine di città mondiali in protesta

– 2 paesi (Colombia e Sud Africa) con azioni concrete contro Israele

– 0 navi arrivate a Gaza

– 100% delle imbarcazioni intercettate

Timeline completa degli eventi

Inizio settembre 2025: La Global Sumud Flotilla salpa da Barcellona

27 settembre: Frontex rifiuta di fornire protezione alla flottiglia

30 settembre: Il Presidente Mattarella e il ministro Tajani lanciano appelli affinché la flottiglia si fermi

1 ottobre, ore 07:00 circa: Iniziano le prime intercettazioni. Almeno tre navi fermate a 70 miglia nautiche da Gaza

1 ottobre, sera: Proteste spontanee in Italia. A Roma oltre 10.000 persone in piazza

2 ottobre: Oltre 40 navi intercettate. La Marinette continua a navigare da sola. Annunciato lo sciopero generale in Italia per il 3 ottobre

2 ottobre, sera: Proteste globali. Scontri a Barcellona. Manifestazioni in decine di città mondiali

3 ottobre, ore 10:29: La Marinette, ultima nave rimasta, viene intercettata a 42,5 miglia nautiche da Gaza

3 ottobre, tutto il giorno: Sciopero generale in Italia. Oltre 80 città in manifestazione

Fonti: Al Jazeera, CNN, The Times of Israel, Euronews, Sky TG24, CGIL, Global Sumud Flotilla (canali ufficiali), Middle East Eye, France24, Haaretz

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