Editoriale

Editoriale – Settembre 2025

Settembre arriva e qualcosa cambia, anche se non ce ne accorgiamo subito. I giorni si accorciano, le mani cercano coperte, le strade si fanno più silenziose. E dentro, lentamente, si sedimentano i ricordi di un’estate che — come tutte — ha avuto il suo carico di attese, promesse, incontri, leggerezze.

Ci sono amori nati tra i granelli di sabbia, sguardi che si sono cercati sulle spiagge, corpi che si sono raccontati in silenzio, senza bisogno di parole. Il sole d’agosto scalda anche ciò che avevamo congelato da tempo: il desiderio, la voglia di essere visti, accolti, toccati davvero.

Ma poi arriva settembre, e non sempre tutto segue. I messaggi si diradano, le distanze tornano a contare. Quello che sembrava eterno in riva al mare diventa improvvisamente fragile. Così, spesso, ciò che resta dopo l’estate è un piccolo vuoto, o una nostalgia difficile da nominare.

Non è un dramma, è il ritmo della vita. È il modo in cui l’anima si difende e si riscrive. E forse è proprio adesso che iniziano le relazioni più vere: quelle che sanno stare anche nella quotidianità, nei silenzi, nei ritmi più lenti. Quelle che si nutrono di presenza, non solo di emozione.

E poi ci sono quelli che non hanno incontrato nessuno. Che hanno vissuto l’estate come una parentesi ancora più vuota, mentre il mondo sembrava correre altrove. Anche quella è una forma di verità. Anche quella è una storia che merita rispetto.

Settembre è il tempo dei bilanci. Ma anche della scelta di cosa custodire e cosa lasciare andare. Di chi richiamare e da chi, invece, smettere di aspettarsi qualcosa.

Perché in fondo, nelle relazioni — in qualunque forma esse si presentino — conta ciò che rimane. Quello che ci cambia. Quello che, dopo tutto, ci somiglia.

Christian Palmieri

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