Economia

Da perdite record a margini da primato. La storia di Iberia e del suo CEO italiano

Nel 2012 Iberia perdeva due milioni di euro al giorno. Oggi è la compagnia aerea più redditizia del pianeta, con un rendimento del capitale investito del 28%. A guidarla è un italiano, Marco Sansavini, che siede su una poltrona che scotta ma che sta dando risultati straordinari.

L’analista di Bernstein, Alex Irving, non usa mezzi termini, infatti la definisce come la migliore compagnia aerea al mondo. Per chi guarda i bilanci, il giudizio è difficile da contestare. Iberia è il secondo business più grande di Iag, il gruppo che controlla anche British Airways, Vueling e Aer Lingus, e contribuisce per circa il 25% alla capacità e agli utili del gruppo. Il Roic, il rendimento del capitale investito, è il più alto del pianeta: 22% nel 2024, 28% nel 2025. Ha superato anche Ryanair ed Emirates.

Il merito, secondo Irving, è in gran parte della posizione di mercato dominante sulla rotta Madrid-America Latina. Iberia è il principale vettore su questa direttrice, con più voli e frequenze più elevate rispetto ai concorrenti. E non solo: opera attraverso un hub geograficamente più vantaggioso rispetto ai rivali del nord Europa, a Madrid ha una dimensione tre volte superiore a quella di Air Europa, e vanta una joint venture e un’ampia partnership con Latam, l’alternativa più credibile con hub a San Paolo.

La domanda, poi, sembra destinata a crescere. A trainarla è una diaspora latinoamericana a Madrid che ha già raggiunto il 15% della popolazione e continua ad aumentare, sostenendo i viaggi per turismo, mentre i flussi di investimento tra Spagna e America Latina sono in crescita e alimentano la domanda corporate.

La prima rotta transatlantica di Iberia, il 22 settembre 1946, collegava Madrid e Buenos Aires con un viaggio di tre giorni e cinque scali. Oggi viene operata con un Airbus A350 senza soste ed è la direttrice che porta il maggior numero di utili operativi: circa 85 milioni di euro nel primo semestre del 2026. Buenos Aires, Bogotà, Città del Messico, Santiago del Cile, San Salvador, San Juan, Guatemala City, Lima: soltanto queste destinazioni fruttano a Iberia oltre 350 milioni di utile operativo tra gennaio e giugno 2026.

Irving, nella nota agli investitori, scrive che la domanda sulla rotta di traffico chiave di Iberia è in forte espansione e che Madrid si è guadagnata il soprannome di Nuova Miami. Parole che trovano conferma nelle scelte strategiche del vettore. Nonostante il costo del jet fuel più che raddoppiato, Sansavini conferma gli obiettivi del piano strategico Plan de vuelo 2030: investimenti per sei miliardi di euro, espansione della flotta soprattutto di lungo raggio, realizzazione di una cittadina di fianco all’aeroporto e ulteriore presidio sul mercato di riferimento, l’America Latina.

Ad aiutare i conti di Iberia — che sui voli brevi si serve di Iberia Express e Air Nostrum — è anche la geografia della rete di collegamenti. Poco esposta a Oriente, molto focalizzata a Occidente. E questo spiega perché, a fronte di una Iag che riduce l’offerta per la stagione invernale, l’unica compagnia per cui è prevista una crescita nel quarto trimestre è proprio Iberia, del 2,4% nel periodo novembre 2026-marzo 2027.

Sullo sfondo, l’attenzione crescente alla clientela premium. Non è un caso se, nelle ultime settimane, Iberia ha aperto una versione ancora più esclusiva delle sue lounge per i voli brevi e medi nell’hub di Madrid-Barajas, chiamata Emerald. A conferma di come anche la fascia più alta si stia ulteriormente segmentando, con una nicchia che cerca spazi sempre più esclusivi e gastronomia di qualità superiore.

Sansavini, con un passato in Alitalia e Vueling e refrattario alle luci della ribalta, guarda agli individui. I passeggeri, certo, ma anche i suoi dipendenti. Ripete spesso che Iberia è fatta dalle sue persone. Lo dice durante un giorno assolato di inizio autunno nel centro di Madrid, mentre presenta assieme al suo team gli appuntamenti per il 2027, l’anno del centenario del vettore. Un’aviolinea che dal 1927 ha trasportato un miliardo di persone, oltre mille organi per i trapianti e innumerevoli beni durante la pandemia.

Sansavini spiega che il mercato regge nonostante le criticità geopolitiche, che la domanda è solida e che le persone vogliono viaggiare nei mercati di riferimento di Iberia. E intanto Iberia continua a volare, verso il suo centenario e verso un futuro che la vede protagonista della rotta più redditizia del pianeta.

La sua storia è la dimostrazione che il Sud Europa può essere il punto trainante dell’aviazione europea. E che un italiano, alla guida di una compagnia straniera, può fare la differenza. Il caso di Marco Sansavini e di Iberia lo dimostra. E forse è proprio questo il punto. Non conta solo il record, non conta solo il numero. Conta la capacità di trasformare una compagnia in un caso di studio. E Iberia, sotto la guida di Sansavini, lo è diventata.

Christian Palmieri

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