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Quando la Musica è… un’irriverente curiosità!

In questa assolata e caldissima estate, carissime amiche ed amici appassionati frequentatori di questa rubrica, incontriamo una delle voci più mediterranee del panorama musicale contemporaneo: Peppe Licciardi.

Artista poliedrico (chitarrista, compositore, autore, arrangiatore oltre che direttore d’orchestra) è sempre aperto al confronto ed alle interconnessioni culturali, in continua evoluzione. Perciò l’incontro musicale d’agosto ha tutta le caratteristiche per essere al di fuori dei canoni consueti: fatemi sapere se vi è gradito! Laureatosi in Chitarra Classica e con numerose attività alle spalle, proviamo conoscerlo meglio.

Come ti descrivi al di fuori dal contesto accademico e professionale: in tre parole. Perché?

“Se dovessi spogliarmi del ruolo di artista, direi prima di tutto curioso. Come quella infantile che, praticamente, già da piccolo mi spingeva a smontare i giocattoli per vedere come erano fatti. Tanto che mia nonna mi aveva soprannominato: martelluccio senza rummore; ovvero: se ero in silenzio stavo combinando qualcosa.  Ancora oggi la sfogo con la creazione di idee e progetti.”

Bella questa caratteristica! Chissà quanti di noi si ritrovano in queste parole… E poi?

“Poi… direi paziente, una dote che ho affinato nel tempo: la vita mi ha insegnato che le cose belle, come il buon vino, hanno bisogno di tempo per maturare. E infine, forse un po’ irriverente verso i dogmi. Non mi è mai piaciuto il: ‘si è sempre fatto così’. Penso che il dubbio, la ricerca (cosa che ho fatto spesso, ricercare nel mercato discografico cercando di trovare una collocazione anche se di nicchia per non assomigliare a nessuno) e lo studio siano il vero motore di tutto. Infine, nella vita di tutti i giorni cerco di applicare una sana autoironia: chi si prende troppo sul serio, alla fine, si perde la parte più divertente del viaggio.”

Ottimo. E quale incontro ti ha cambiato la vita?

“Tra le molte persone straordinarie incontrate, penso al mio professore di Italiano alle superiori: Emilio Nitti. Persona straordinaria, ci aiutava ad ampliare le nostre vedute artistiche. Mi ha trasmesso un concetto che oggi è la mia bussola: il valore del fallimento. Ricordo che dopo un brutto colpo d’arresto mi disse: ‘Peppe, l’unico modo per non sbagliare è non fare nulla. Ma se non fai nulla, hai già fallito in partenza’.”

Sante parole!

“Quella frase mi ha liberato dall’ansia della perfezione. Mi ha insegnato che le cicatrici nella vita sono solo medaglie al valore di chi ci ha provato davvero.”

Agosto è il mese del relax e del distacco. Qual è il tuo rifugio del cuore?

“Qualcuno ha detto: se fai il lavoro che ami alla fine dei tuoi giorni non avrai lavorato neanche un solo giorno. Quindi, da musicista sono sempre in vacanza. Ma spesso mi rifugio nel Bosco di Capodimonte. Un luogo dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso e dove ritrovo il mio equilibrio. Credo che tutti dovremmo avere un posto del genere, una sorta di stazione di ricarica per l’anima.”

Per concludere, guardiamo al futuro. Qual è il sogno nel cassetto o quell’idea un po’ folle che ti tiene sveglio la notte?

“Ho un cassetto pieno di sogni che fa quasi fatica a chiudersi. In questo momento c’è un’idea un po’ folle che mi gira in testa: riguarda la realizzazione di almeno tre album già pronti anche come arrangiamenti per mia sorella Consiglia Licciardi e altrettanti per me tutti pronti, si attende solo una produzione che ci creda; alla fine vorrei scrivere un quarto libro dopo i miei tre ancora in vendita: 1) Da vico paradiso al paradiso e ritorno; 2) Santa Lucia luntana; 3) Lazzari infelici. Quest’ultima è una sfida al di fuori della mia comfort zone, e proprio per questo affascinante. Non so se e quando vedrà la luce, ma credo che finché continuiamo a progettare qualcosa che ci fa battere il cuore, restiamo giovani. Ed è questo, in fondo, il vero augurio che faccio a me stesso e a chi legge per questa estate.”

Tarab: l’ultimo album; il secondo da cantautore. Atmosfere arabeggianti e ritmi ammalianti, a mio avviso. Che significa TARAB?

“Quando ascolti musica così profonda che il mondo intorno scompare… la melodia ti avvolge, le parole risuonano dentro di te e qualcosa cambia. Non è solo piacere: è estasi condivisa, trasformazione emotiva, felicità che si ascolta insieme. Descrive un rapimento emotivo generato da musica e poesia: un’esperienza vissuta da chi ascolta e da chi suona, che insegna a lasciarsi attraversare dalla felicità. Non è un genere musicale, ma uno stato interiore che si crea nell’incontro tra melodia, voce e presenza. Una pratica nata secoli fa nelle corti arabe, ancora viva nella cultura contemporanea. Io ho voluto chiamare cosi il mio album perché per me la Musica è quella di De Andrè, De Gregori, Battisti, Fossati, Bertoli, Battiato, Daniele. Non voglio continuare con questa lista di Artisti italiani che dagli anni ’90 ci hanno regalato tanti… TARAB. I Genesis, i Pink Floid, I Led Zeppelin, i Jethro Tull, i King Krimson ecc ecc. all’estero. Io nel mio piccolo cerco di creare emozioni: poi, magari mi lusingo da solo, ma spero di riuscirci.”

Bugia, Peppe. Le tue sonorità hanno molto del TARAB contemporaneo. Nell’elenco è sfuggito a mio avviso un altro grande creatore di emozioni: Peppino di Capri, al secolo Giuseppe Faiella. Il senso del TARAB scorre e continua a scorrere forte nei suoi brani. Grazie Peppino, vero Artista raffinato e coinvolgente.

Oggigiorno, la maggior parte di noi sente note in metro, in viaggio, frettolosamente. Perché non ha tempo… peccato perché si perde il meglio dell’emozione che solo la Musica saporita sa generare. Come un buon vino. Come la tua, Peppe.

Buona Musica… rinfrescante e ammaliante a tutti!!!

Antonio Ruggiero
Instagram: @a.ruggi
[email protected]

 

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