Arte e Spettacolo

Oscar 2026, “Sinners” infrange il record con 16 nomination

L’Academy ha scritto oggi una nuova pagina della storia dei premi Oscar, polverizzando un record che sembrava destinato a durare in eterno. A farlo è stato un film che è già un caso: «Sinners – I Peccatori», il dramma horror politico ambientato nel Mississippi del 1932 diretto da Ryan Coogler. Con ben 16 nomination, l’opera ha superato il primato di 14 che apparteneva, in una condivisione leggendaria, a «Titanic» di James Cameron (1997) e a «La La Land» di Damien Chazelle (2016). Un risultato stratosferico, reso possibile anche dall’introduzione della nuova categoria dedicata al miglior casting, di cui «Sinners» è naturalmente tra i candidati.

La cerimonia del 15 marzo, che vedrà il ritorno sul palco del conduttore Conan O’Brien, si preannuncia quindi come un duello serrato, ma con un favorito assoluto in pole position. A tallonare il kolossal di Coogler, che non è solo un horror ma un feroce affresco sul razzismo sistemico, c’è «Una Battaglia dopo l’Altra», la bellissima dark comedy di Paul Thomas Anderson, che si è aggiudicata 13 nomination. Una contesa che vede così due autori forti e riconoscibili, Coogler e Anderson, guidare la corsa in un’edizione che si conferma essere la più internazionale e cosmopolita di sempre.

A sottolineare questo spirito globale, due film non in lingua inglese hanno infatti conquistato un posto nella categoria più prestigiosa, quella del miglior film: il dramma brasiliano «L’Agente Segreto» di Kleber Mendonça Filho e il commovente norvegese «Sentimental Value» di Joachim Trier. Un segnale inequivocabile di come l’Academy continui ad allargare i propri orizzonti oltre i confini di Hollywood.

«Sinners» è in corsa praticamente in ogni categoria tecnica e creativa. Oltre al miglior film, è candidato per la regia di Ryan Coogler, la sceneggiatura originale (sempre di Coogler), e le interpretazioni di Michael B. Jordan, Wunmi Mosaku e Delroy Lindo. A queste si aggiungono colonna sonora, canzone originale («I Lied To You»), fotografia, scenografia, costumi, sonoro, montaggio, trucco e acconciature, effetti visivi e, appunto, il casting. Un trionfo a tutto campo che premia il coraggio visionario di un regista che ha mescolato i generi per raccontare una pagina oscura della storia americana.

Le 13 nomination di «Una Battaglia dopo l’Altra», unite a quelle di «Sinners» rappresentano un successo pesante per la Warner Bros., che ha totalizzato 30 candidature complessive in tutte le categorie. Una performance eccezionale che arriva in un momento delicatissimo per lo studio, al centro di un duello di acquisizione tra Netflix e Paramount. A livello di case di produzione, Neon si attesta con 18 nomination, seguita proprio da Netflix a 16, Focus Features (Universal) a 13 e A24 a 11.

Tra gli altri film che hanno conquistato l’attenzione dell’Academy, spiccano «Frankenstein» di Guillermo del Toro e «Marty Supreme» di Josh Safdie, entrambi a 9 nomination, insieme al già citato «Sentimental Value». «Hamnet», il dramma shakespeariano di Chloé Zhao (in corsa anche per la regia dopo la vittoria del 2021 con «Nomadland»), si è fermato a otto. La sorpresa negativa, e forse la più clamorosa, è stata l’esclusione di «Wicked – Parte 2», che a solo un anno di distanza dal primo capitolo (10 nomination e 2 vittorie) non è riuscito a entrare nelle liste. Grandi esclusi anche dalla corsa alla regia Guillermo del Toro e il maestro iraniano Jafar Panahi.

Tra gli attori, scelte e sorprese hanno animato le nomination. Paul Mescal è stato snobbato per la sua performance in «Hamnet», a differenza della straordinaria co-protagonista Jessie Buckley. Strategica, e forse controversa, la decisione di spingere Chase Infiniti («Una Battaglia dopo l’Altra») nella categoria delle migliori protagoniste, per far spazio tra le non protagoniste a Teyana Taylor, sempre dello stesso film. Un record personale è stato invece raggiunto da Timothée Chalamet: a soli 30 anni, con la nomination per «Marty Supreme», è diventato il più giovane attore in assoluto a ottenere tre nomination nella carriera.

L’internazionalità dell’edizione si riflette anche nelle performance attoriali, con un record storico di quattro interpreti candidati per ruoli recitati in lingue diverse dall’inglese: i norvegesi Inga Ibsdotter Lilleaas, Renate Reinsve e Stellan Skarsgård per «Sentimental Value» e il brasiliano Wagner Moura per «L’Agente Segreto». Il precedente primato di tre risaliva al lontano 1976.

E l’Italia? Con «Familia» di Francesco Costabile escluso dalle shortlist e i due corti «Eiru» e «Playing God» di Matteo Burani e Giovanna Ferrari non entrati nelle cinquine, la bandiera tricolore sventola grazie alla candidatura per la migliore canzone originale. A correre per la statuetta è «Sweet Dreams of Joy», tratta dal documentario «Viva Verdi!» che racconta la casa di riposo per artisti lirici di Milano. Il brano, interpretato dal soprano Ana María Martínez, dovrà vedersela con avversari temibili come «Dear Me» dal documentario su Diane Warren, «Golden» dall’animazione «KPop Demon Hunters», «I Lied To You» da «Sinners» e «Train Dreams» dall’omonimo film. Una piccola, dolcissima nota italiana in una notte che promette di essere dominata dai “peccatori” di Ryan Coogler.

Related posts

Quando la Musica è Energia Cinetica, il ritmo travolgente di Irene Ferrara

Redazione

5 Documentari per comprendere cause e conseguenze dei cambiamenti climatici

Redazione

Cinema Come Catarsi – Il Cinema Del Disturbo

Redazione