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La rivincita dei lupini, il nuovo superfood che conquista gli scaffali

I lupini non sono più soltanto uno snack da sagra o da banco del mercato. Negli ultimi anni questi legumi hanno cambiato pelle, fino a entrare nel novero dei cosiddetti superfood, cioè quegli alimenti che il pubblico associa a un beneficio concreto per la salute. A certificare il sorpasso ci sono i numeri. Secondo le rilevazioni di Niq, nel 2025 le vendite sono salite dell’8 per cento rispetto all’anno prima, toccando quota 15 milioni di euro. C’è però un dato ancora più interessante, perché racconta come è cambiata la geografia dei consumi. Se una volta i lupini si vendevano soprattutto nel Centro-Sud, dove la tradizione è più radicata, oggi la domanda attraversa tutta l’Italia senza distinzioni nette tra regioni.

Dietro questa avanzata ci sono ragioni diverse, che si intrecciano tra loro. La prima riguarda il profilo nutrizionale. I lupini contengono molte proteine e molta fibra, e quasi niente amido. Rispondono così alla richiesta, sempre più diffusa, di un modo di mangiare sano, ricco di proteine e leggero sul piano calorico. Il punto decisivo è che le proteine in questione sono di origine vegetale, e questo li colloca dentro il filone dei prodotti plant-based, le cui vendite l’anno scorso sono cresciute del 36 per cento, secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

C’è poi una questione di portafoglio, che pesa quanto quella nutrizionale. I consumatori leggono con attenzione lo scontrino, e i lupini hanno il vantaggio di costare sufficientemente poco. Una confezione da 300 grammi di prodotto cotto e pronto da mangiare si aggira intorno ai 2,5 euro, mentre la versione secca viaggia tra i 4 e i 6 euro al chilo. In un periodo in cui la spesa alimentare pesa sui bilanci familiari, un prezzo contenuto diventa un argomento di vendita tanto quanto i valori nutrizionali.

Le aziende, dal canto loro, non sono rimaste a guardare e hanno ampliato la gamma per intercettare bisogni nuovi. Accanto alle varianti tradizionali sono comparse soluzioni pensate per il consumo fuori casa, come il pack monodose. Un formato che si presta a diventare uno snack a metà pomeriggio o dopo l’attività sportiva, ma anche un elemento in più per arricchire un aperitivo o un tagliere di salumi e formaggi.

In questo modo il lupino esce dalla nicchia in cui era confinato e si propone come alimento versatile, gustoso e adatto a momenti diversi della giornata. La trasformazione in corso racconta un fenomeno più ampio, cioè il ritorno sulla scena di prodotti semplici e antichi, che il mercato riscopre e riposiziona sotto una luce nuova. Il lupino non ha bisogno di essere inventato, perché esiste da sempre. Gli serve soltanto un racconto adeguato e qualcuno che lo metta nelle condizioni di incontrare il gusto e le abitudini di oggi.

Il paragone con altri legumi aiuta a capire la portata del fenomeno. Ceci, fagioli e lenticchie hanno da tempo un posto riconosciuto in una dieta sana ed equilibrata, mentre il lupino è rimasto per anni ai margini del carrello. Oggi recupera terreno, e lo fa proprio nel momento in cui il mercato premia le fonti proteiche alternative alla carne. Anche la comunicazione ha il suo peso, perché il lupino viene presentato non più come un prodotto povero, ma come una scelta consapevole per chi vuole mangiare bene senza rinunciare al gusto.

Il successo dei lupini dice anche un’altra cosa, e cioè che la distinzione tra cibo popolare e cibo di tendenza è molto più labile di quanto si pensi. Un prodotto che fino a ieri apparteneva alla sfera della tradizione regionale può diventare, in pochi anni, un simbolo di alimentazione moderna senza perdere la sua identità. La sfida per i produttori sarà tenere insieme queste due anime, senza snaturare il prodotto e senza trasformarlo in una moda passeggera. Se il prezzo resterà accessibile e la qualità verrà mantenuta, il lupino potrà consolidare la sua posizione sugli scaffali e nelle abitudini di chi cerca un modo semplice per mangiare meglio senza spendere troppo.

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