La distopia descritta nel romanzo The Circle di Dave Eggers, poi diventato un film nel 2017, sembra sempre meno un’esagerazione fantascientifica e sempre più un riflesso della realtà contemporanea. Nel mondo immaginato da Eggers, filmare ogni istante della propria vita e condividerlo in diretta è un obbligo morale: chi si rifiuta è sospettato di nascondere qualcosa o di essere egoista. Sebbene oggi non vi sia una pressione etica così esplicita, la pratica di vivere sotto i riflettori del web è ormai una realtà consolidata. Non a caso, James Ponsoldt, regista dell’adattamento cinematografico, ha dichiarato che certi libri non sono più fantascienza, ma quasi manuali di sopravvivenza per l’inquietante mondo moderno.
Un esempio emblematico è quello degli streamer che trasmettono in diretta ogni momento della loro esistenza, 24 ore su 24, senza interruzioni neppure per dormire. A differenza del racconto distopico, questa non è una coercizione sociale, ma una scelta volontaria, spesso dettata dal desiderio di successo e dal guadagno economico.
Il record di Emily: tre anni ininterrotti di streaming
Emily, conosciuta su Twitch come Emilycc, detiene il record della trasmissione continuativa più lunga della piattaforma, con oltre 1.300 giorni consecutivi di diretta. Dal novembre 2021, ogni suo gesto quotidiano – svegliarsi, truccarsi, mangiare, portare a spasso il cane, dormire o giocare ai videogiochi – è stato trasmesso in streaming. L’unico luogo off-limits per le telecamere è il bagno.
Il compenso per questa esposizione costante è significativo. Emily guadagna 5,99 dollari al mese da ciascuno dei suoi migliaia di abbonati, oltre a donazioni spontanee. Secondo un’analisi di Streams Charts, il suo reddito mensile si aggira intorno ai cinquemila dollari. Tuttavia, il prezzo da pagare è altrettanto alto. La ventottenne, originaria di New York e trasferitasi in Texas, ha confessato al Washington Post che questo stile di vita le ha impedito di realizzare i suoi sogni personali.
Il suo obiettivo era comprare una casa e sposarsi entro i trent’anni, ma la presenza online costante le ha reso impossibile persino uscire per un appuntamento. «Per tre anni non ha avuto giorni di malattia, né vacanze, ha rifiutato ogni invito a matrimoni e non ha avuto rapporti sessuali», riporta il giornale. Sulla sua pagina Twitch si legge: «Dormo in streaming, a volte faccio la doccia in diretta (vestita) e, se manca la corrente, continuo dal telefono».
Perché continuare? La trappola dello streaming infinito
Nonostante le difficoltà, Emily teme che interrompere la diretta sarebbe un suicidio per la sua carriera. «Mi costringe a fare cose che non voglio fare, ma voglio che questo progetto funzioni così tanto che ormai non mi interessa altro», ha ammesso. Allo stesso tempo, riconosce che lo streaming perpetuo l’ha resa profondamente sola e ha incrinato i rapporti con i genitori, che non comprendono la sua scelta di condividere ogni istante della sua vita.
Durante le dirette, Emily evita accuratamente di mostrare tristezza o emozioni negative, per non deludere o far spaventare il suo pubblico. Sul canale di Emily, un timer indica che mancano meno di 50 giorni alla fine della maratona che si è prefissata, ma non è chiaro cosa farà una volta conclusa.
I rischi delle maratone di streaming
Oltre alla solitudine e alla mancanza di privacy, lo streaming h24 comporta rischi concreti. Chi trasmette in diretta espone la propria posizione in tempo reale, rendendosi vulnerabile a stalker o minacce. A marzo, ad esempio, le creator Cinna, Valkyrae ed Emiru sono state inseguite e minacciate di morte durante una maratona di streaming a Los Angeles. Un uomo, dopo averle importunate per ottenere il numero di telefono di Emiru, le ha raggiunte gridando: «Vi ammazzo subito».
Questo tipo di maratona, chiamata subathon, prevede che lo streamer rimanga in diretta per un periodo prestabilito, con la possibilità per gli spettatori di estendere la durata attraverso donazioni. Ludwig Ahgren, diventato famoso per una maratona di 31 giorni nel 2021, e Kai Cenat, che ha battuto il record di iscritti su Twitch nel novembre 2024, sono esempi di come questa pratica possa trasformarsi in un fenomeno virale.
La storia di Emily e di altri streamer estremi solleva domande inquietanti sui confini tra vita pubblica e privata nell’era digitale. Se da un lato queste esperienze dimostrano le opportunità economiche del web, dall’altro rivelano un lato oscuro, in cui l’iperconnessione può sfociare in isolamento, rischi per la sicurezza e una perdita di autenticità. Quello che in The Circle era una distopia, oggi è una scelta consapevole, ma non per questo meno problematica.
