Società e Consumatori

Due giorni da comparsa in un film e l’Inps gli revoca un anno di pensione

A volte i sogni si infrangono contro la burocrazia. Era successo a un pensionato modenese che nel 2022 aveva realizzato un piccolo desiderio: fare la comparsa nel film su Enzo Ferrari diretto da Michael Mann, con Penelope Cruz e Adam Driver. Due giorni di riprese, qualche secondo sullo schermo, trecento euro di rimborso e tanta gioia da condividere con familiari e amici. Poi, a fine 2023, l’incubo: l’Inps gli comunicava la revoca dell’intera pensione erogata nell’anno precedente, circa 34 mila euro, per violazione delle norme sul cumulo dei redditi legate a quota 100. Una doccia fredda che lo ha lasciato basito e disperato, ma che ora si è conclusa con una sentenza favorevole della corte d’Appello di Bologna.

La vicenda inizia nel 2020, quando l’uomo va in pensione con quota 100 all’età di 62 anni, forte di 38 anni di contributi. Due anni dopo, a 64 anni, gli si presenta un’occasione inaspettata: la produzione del film sul Drake lo seleziona come comparsa. Per lui è un sogno che si avvera, un momento di leggerezza e divertimento che porta allegria in famiglia. Le riprese durano due giorni, il suo volto appare per pochi istanti insieme ad altre comparse, e lui incassa un compenso di 300 euro, una cifra che considera più un rimborso spese che un vero e proprio stipendio.

Quando il film esce nel 2023, il pensionato lo guarda e riguarda con parenti e amici, tra battute e risate. Nessuno immagina che dietro l’angolo c’è una tegola giudiziaria pronta a cadergli sulla testa. A fine anno arriva la comunicazione dell’Inps: la sua partecipazione al film viene considerata attività lavorativa dipendente, e poiché quota 100 vieta il cumulo tra pensione e redditi da lavoro fino al raggiungimento dei 67 anni, l’istituto di previdenza procede al recupero integrale della pensione erogata nel 2022. Trentaquattromila euro da restituire.

L’uomo non ci sta. Sconvolto e amareggiato, si rivolge al patronato Inac-Cisl e decide di impugnare il provvedimento. L’Inps non arretra di un millimetro, sostenendo la correttezza della propria posizione. La vicenda finisce in tribunale, dove il pensionato attende con ansia l’esito di una battaglia che rischia di compromettere la sua serenità economica.

Nei giorni scorsi, la sezione lavoro della corte d’Appello di Bologna, con i giudici Serri, Martinelli e Mascini, ha messo la parola fine alla vicenda, respingendo definitivamente il ricorso dell’Inps e dando piena ragione al pensionato modenese. Una sentenza che fa giustizia di un’accusa pesante e che restituisce all’uomo non solo i 34 mila euro revocati, ma anche la dignità di una vicenda paradossale.

Nel corso del procedimento giudiziario è emerso con chiarezza che la partecipazione al film non configurava affatto un’attività lavorativa nei termini sostenuti dall’Inps. L’uomo si era limitato a presenziare sul set per due giornate insieme ad altre comparse, senza ricevere direttive specifiche sulle modalità della prestazione. Non aveva firmato alcun contratto di lavoro subordinato, ma aveva ceduto i diritti di immagine alla società Welcome to Italy, percependo un compenso di 300 euro che la difesa ha definito “una sorta di rimborso spese”, come avviene in tutti i casi simili.

La corte ha quindi stabilito che l’attività svolta dal pensionato poteva al massimo essere inquadrata come lavoro occasionale autonomo, una tipologia di reddito che la normativa su quota 100 considera cumulabile con il trattamento pensionistico, entro il limite annuo di cinquemila euro. I trecento euro incassati dall’uomo rientravano ampiamente in questa soglia, rendendo illegittimo il recupero disposto dall’istituto di previdenza.

La normativa su quota 100 è particolarmente rigida sul fronte del cumulo. Chi è uscito con questo istituto non può svolgere attività lavorativa, né dipendente né autonoma, dalla data di decorrenza della pensione fino al raggiungimento dei 67 anni. L’unica eccezione è rappresentata proprio dal lavoro occasionale autonomo, che resta ammesso entro il tetto dei cinquemila euro lordi annui. Il superamento di questa soglia comporta invece la sospensione dell’intero trattamento pensionistico per l’anno in cui si verifica.

Il caso del pensionato modenese ha destato clamore anche per la sproporzione tra l’entità del compenso percepito e la sanzione che rischiava di subire. Trecento euro per due giorni di lavoro da comparsa, trasformati dall’Inps in un recupero da 34 mila euro. Una vicenda che ha dell’incredibile e che solo l’intervento della magistratura ha potuto risolvere nel senso della ragionevolezza.

Ora per l’uomo si apre una fase di sollievo. La sentenza della corte d’Appello è definitiva nel merito e gli restituisce quanto ingiustamente revocato. Una conclusione positiva per una storia iniziata con la gioia di un piccolo sogno realizzato, proseguita nell’incubo di un provvedimento draconiano e terminata con il riconoscimento della buona fede e della correttezza del suo comportamento. Due giorni di riprese, un film con star internazionali, trecento euro di rimborso e un lieto fine arrivato dopo anni di battaglie legali.

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