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Ore perse nel traffico, la mappa globale dello stallo urbano

Essere in vetta a questa classifica non è un onore, ma una condanna. La Inrix Global Traffic Scorecard rappresenta uno degli studi più completi e dettagliati a livello mondiale sul fenomeno della congestione del traffico, una graduatoria atipica dove il primo posto si traduce in centinaia di ore di vita sprecate al volante, in stress accumulato e in costi economici esorbitanti. A differenza di molte analisi istantanee, questo report costruisce la sua fotografia della mobilità globale utilizzando dati raccolti nell’arco di tre anni, offrendo così un’analisi più olistica e stabile delle tendenze di lungo periodo. La sua metodologia è complessa e multisfaccettata: confronta i ritardi di viaggio, calcola il costo economico della congestione per i singoli automobilisti e per le intere regioni, e studia i modelli di pendolarismo specifici di ciascuna area metropolitana, basandosi sui dati osservati degli spostamenti casa-lavoro. Il risultato è un confronto approfondito dei comportamenti di viaggio in oltre 900 città sparse in 36 nazioni, un vero e proprio atlante dello stallo veicolare planetario.

Il ranking finale delle città peggiori al mondo è il frutto di una valutazione che considera diversi parametri, dalla velocità media registrata nelle ore di punta alla cosiddetta ‘last mile speed’, ovvero l’efficienza dell’ultimo tratto di consegna merci, quello più critico per la logistica urbana. Tuttavia, il fattore che pesa di più nella valutazione, e che più colpisce l’immaginario comune, è quello più tangibile e personale: il numero di ore perse annualmente da ogni automobilista a causa del traffico. È su questa metrica che si costruisce la triste classifica delle sei città più congestionate del globo. In vetta, con un dato a dir poco drammatico, c’è Istanbul, dove ogni conducente spreca in media 118 ore all’anno, l’equivalente di quasi cinque intere giornate lavorative. Seguono Mexico City (108 ore), Chicago (112 ore), New York (102 ore), Philadelphia (101 ore) e Cape Town (96 ore). La top ten mondiale è completata da Londra, Parigi, Jakarta e Los Angeles. Una menzione particolare, però, merita Dublino. La capitale irlandese, pur non figurando nella lista delle prime dieci per numero di ore perse (95), ottiene il poco invidiabile titolo di città dove, secondo l’analisi complessiva dei fattori, “si viaggia peggio”, posizionandosi come terza città europea più critica dietro Londra e Parigi. La mappa della congestione disegna così le sue “regine negative” continentali: Istanbul per l’Asia, Cape Town per l’Africa, Mexico City per le Americhe, mentre in Oceania il primato spetta a Brisbane, quattordicesima a livello mondiale.

L’Italia: Un Panorama di Code tra Peggioramenti e Sorprese

Il quadro che emerge per l’Italia dalla Inrix Global Traffic Scorecard 2025 è quello di un Paese dove il traffico “rimane un problema significativo”, caratterizzato da un aumento generale della congestione rispetto agli anni precedenti. Una tendenza, sottolinea il report, in linea con il dato globale, dove il 62% delle aree urbane monitorate ha visto peggiorare la propria situazione. Non sorprende che Roma si confermi la città italiana più congestionata, conquistando il 17° posto nella graduatoria mondiale e il poco ambito quarto posto in Europa. Il dato è eclatante: ogni automobilista romano perde in media 76 ore all’anno bloccato nel traffico. Un primato nazionale che la vede staccare di ben 9 ore Milano, che si posiziona al 24° posto mondiale e quinta in Europa con 67 ore perse.

Il report registra, per il 2025, un lievissimo miglioramento nelle velocità di punta, passate da 34 a 35 km/h a Roma e da 35 a 39 km/h a Milano. Si tratta, tuttavia, di un dato che rischia di essere fuorviante se considerato da solo. La sostanza, come evidenziato dal numero di ore perse in aumento, è che il congestionamento complessivo del sistema di mobilità non accenna a diminuire. Questa situazione mette in luce, in modo ancora più urgente, la necessità di investimenti massicci e strutturali in trasporti pubblici efficienti e integrati, in reti di piste ciclabili sicure e in soluzioni di mobilità sostenibile che possano offrire valide alternative all’auto privata. L’obiettivo è duplice: recuperare tempo di vita per i cittadini e ridurre l’enorme costo economico e ambientale generato da milioni di veicoli in coda.

Dietro Roma e Milano, la classifica nazionale delle ore perse dipinge una geografia della congestione tutta italiana. A seguire le due metropoli, troviamo tre centri urbani lombardi: Brescia (72a nel mondo), Bergamo e Varese. Completano questa triste graduatoria Firenze, Palermo, Genova, Reggio Emilia e Torino. Ma è forse il dato su Napoli a riservare la sorpresa più interessante, sfatando un luogo comune radicato nell’immaginario collettivo. Contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, il capoluogo campano non rientra nella top ten italiana per ore perse. Con 43 ore annue sprecate in traffico per automobilista, Napoli si posiziona solo al dodicesimo posto nazionale e al 119° posto nella classifica mondiale, un dato significativamente migliore di quello di molte altre grandi città italiane ed europee. Un elemento che suggerisce come la percezione del traffico sia spesso influenzata da fattori culturali e urbanistici complessi, che vanno al di là del semplice dato numerico, e che meriterebbe un’analisi a parte sulle specificità della mobilità nel contesto napoletano.

La Inrix Global Traffic Scorecard, in definitiva, non è solo una lista di città dove è meglio non avere un appuntamento. È uno strumento potente che misura il fallimento o il successo delle politiche di mobilità urbana, il termometro dello stress collettivo e il contabile delle immense risorse che, ogni anno, evaporano nei gas di scarico delle auto ferme. Le sue classifiche sono un monito chiaro per amministratori e urbanisti: il tempo dei cittadini è la risorsa più preziosa, e la sua sistematica dissipazione nel traffico è un lusso che nessuna città, italiana o globale, può più permettersi.

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