Non tutte le diete funzionano allo stesso modo per tutti. C’è chi perde peso senza fatica e non lo riprende più, chi lotta con ogni chilo e chi, nonostante i sacrifici, non vede risultati. Altri ancora dimagriscono ma poi riprendono tutto in poche settimane. Non si tratta solo di forza di volontà. Dietro queste differenze ci sono geni, batteri intestinali e stili di vita. La nutrizione di precisione studia queste variabili per sviluppare diete su misura, un approccio che potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo sovrappeso e obesità, una malattia che in Italia colpisce 5,8 milioni di persone, pari all’11,8 per cento della popolazione.
Il peso dei geni e del microbiota
Uno studio della Tulane University ha dimostrato che il successo di una dieta dimagrante è collegato all’attività di alcuni geni associati al diabete. Ma i geni non sono tutto. Negli ultimi anni, i ricercatori hanno puntato l’attenzione sul microbiota intestinale, l’insieme dei batteri che popolano il nostro intestino. La sua influenza su come il cibo viene assimilato è almeno pari a quella della genetica. Per esempio, la presenza del batterio Eubacterium rectale aiuta a controllare la glicemia perché digerisce fibre e carboidrati producendo molecole che migliorano la risposta all’insulina.
Le moderne tecniche di laboratorio consentono di analizzare Dna, microbiota e metabolismo. La sfida è interpretare correttamente questi dati. Un recente studio pubblicato su Nature ha classificato decine di specie batteriche in base alla loro capacità di influenzare gli effetti dei cibi sulla salute. Le diete ricche di alimenti vegetali favoriscono batteri associati a una migliore salute cardiometabolica.
Lo studio che ha cambiato le regole
Dieci anni fa, ricercatori del Weizmann Institute in Israele dimostrarono che, a parità di pasti, l’aumento della glicemia variava da persona a persona a seconda dei batteri intestinali. Svilupparono un algoritmo in grado di predire queste variazioni, scoprendo che alcuni cibi considerati salutari potevano esserlo per alcuni ma non per altri. Tra questi: pizza, patate, hummus e cotoletta. Una vera rivoluzione. Invece di misurare solo il cibo, bisogna misurare l’individuo.
Eran Elinav, uno degli autori, spiegò così il ribaltamento di prospettiva: «Invece che misurare il contenuto calorico e la composizione degli alimenti per sviluppare una dieta sana, bisogna iniziare a misurare gli individui».
Gli strumenti della nutrizione di precisione
Purtroppo, non tutte le iniziative in questo campo hanno avuto successo. DayTwo, un’app che consigliava alimenti ai diabetici basandosi sul microbiota, è fallita nel 2024. Altre applicazioni hanno invece trovato fortuna, come Nutrino, acquisita da Medtronic, e Zoe, che genera raccomandazioni personalizzate.
Uno dei problemi più grandi rimane monitorare l’aderenza alla dieta. I diari alimentari sono soggetti a errori e dimenticanze. Per ovviare, la nutrizione di precisione si sta dotando di strumenti basati sul metaboloma, l’insieme delle molecole prodotte dal metabolismo. Alcune di esse sono la firma lasciata da specifici alimenti. La prolina betaina segnala il consumo di agrumi, lo xiloso quello delle mele, gli alchilresorcinoli quello dei cereali integrali. Combinando più marcatori, si può avere un quadro preciso di ciò che una persona ha mangiato nelle ultime 24-48 ore.
Un’altra innovazione è Diet Engine, un’app che usa l’intelligenza artificiale per analizzare le foto dei cibi scattate con lo smartphone, stimando calorie e contenuto nutrizionale con un’accuratezza del 90 per cento.
Il futuro è la dieta su misura
La nutrizione di precisione non sostituisce i principi cardine di una sana alimentazione, ma li affina. L’obiettivo è massimizzare i risultati, soprattutto per chi ha problemi di salute o fattori di rischio importanti. Pedro Mena, professore all’Università di Parma, coordina un progetto europeo per studiare perché le persone rispondono in modo diverso ai polifenoli, composti presenti in frutta, verdura, tè e cacao, noti per il loro effetto protettivo contro le malattie cardiometaboliche. L’obiettivo è sviluppare modelli capaci di predire la risposta individuale alla dieta, utili per la prevenzione di diabete, obesità e patologie cardiovascolari.
Il microbiota, inoltre, non è solo un fattore da analizzare per personalizzare la dieta, ma può anche essere modificato per migliorare la salute. Le diete con maggior varietà di alimenti di origine vegetale favoriscono la presenza di batteri associati a una migliore salute cardiometabolica.
Per chi è in sovrappeso o obeso, sapere che esiste una ragione scientifica dietro le proprie difficoltà può essere un sollievo. Non è colpa della forza di volontà. È colpa dei geni, dei batteri, di un metabolismo che funziona a modo suo. La scienza sta imparando a decifrare questi meccanismi. Il prossimo passo è trasformare questa conoscenza in strumenti accessibili a tutti. Perché una dieta davvero efficace non è quella che funziona in generale, ma quella che funziona per te.
