La crisi abitativa divide Madrid. Respinte le misure del governo Sánchez per tutelare gli inquilini e contenere gli affitti. In Italia, nel 2024, oltre 21 mila sfratti eseguiti. Due approcci diversi a un problema che attraversa l’Europa.
La crisi abitativa torna al centro del dibattito politico europeo. In Spagna, il Congresso dei deputati ha respinto venerdì 2 ottobre due decreti legge presentati dal governo di Pedro Sánchez per rafforzare le tutele degli inquilini e contrastare le difficoltà di accesso alla casa. Una bocciatura che rappresenta una battuta d’arresto per l’esecutivo e che arriva a pochi giorni da un episodio diventato simbolo del disagio abitativo: lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, costretta a lasciare la propria abitazione nel centro di Madrid, dove viveva da circa settant’anni.
Il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo ha raccolto 184 voti contrari e 166 favorevoli. Determinante è stato il voto contrario di Junts per Catalunya, il partito indipendentista catalano, che si è unito al Partito Popolare e a Vox nel respingere le misure. Nel secondo scrutinio si sono aggiunti anche i voti contrari del Partito Nazionalista Basco e di Coalizione Canaria.
Il caso Maricarmen e la crisi abitativa spagnola
La vicenda di Maricarmen Abascal ha acceso le proteste in Spagna. Il 23 settembre la donna è stata sfrattata dall’abitazione in cui risiedeva da decenni, in un’operazione seguita anche dalle telecamere. L’episodio ha provocato una forte reazione pubblica e manifestazioni a Madrid e in altre città, riportando al centro dell’attenzione il tema della precarietà abitativa e delle difficoltà incontrate dagli inquilini più fragili.
Il governo Sánchez aveva approvato con urgenza due decreti per intervenire sul mercato immobiliare. Tra le misure previste figuravano la proroga dei contratti di locazione in scadenza, il contenimento degli aumenti degli affitti, maggiori protezioni per le persone vulnerabili a rischio di sfratto e limitazioni agli acquisti immobiliari da parte dei grandi investitori.
I provvedimenti miravano anche a intervenire sugli affitti temporanei e sulle locazioni per singole stanze, settori che hanno assunto un peso crescente nel mercato immobiliare spagnolo.
Junts ha contestato l’impostazione delle norme, sostenendo che un’eccessiva regolamentazione avrebbe potuto ridurre l’offerta di immobili in affitto e contribuire all’aumento dei prezzi. Una posizione che riflette il confronto, ormai diffuso in diversi Paesi europei, tra la necessità di proteggere gli inquilini e quella di garantire un mercato immobiliare sufficientemente accessibile e dinamico.
Sánchez valuta il futuro della legislatura
La bocciatura dei decreti apre una fase di incertezza per il governo spagnolo. La perdita del sostegno parlamentare su un tema centrale come quello della casa evidenzia le difficoltà della maggioranza nel trovare un accordo con le forze che, pur non facendo parte stabilmente della coalizione, ne sostengono alcune iniziative.
Dopo il voto, Sánchez ha avviato un periodo di riflessione per valutare le prossime mosse dell’esecutivo e le possibilità di recuperare alcune delle misure respinte.
Tra gli scenari discussi c’è anche quello di elezioni anticipate. Il 29 novembre è stato indicato come possibile data per il ritorno alle urne, ma al 3 ottobre non risulta alcuna convocazione ufficiale. Il presidente del governo dovrà valutare la tenuta della legislatura e il margine politico per proseguire l’attività parlamentare.
La crisi abitativa, dunque, non è soltanto una questione sociale ed economica, ma anche un terreno di confronto politico che può incidere sugli equilibri istituzionali del Paese.
Italia, il peso degli sfratti e le nuove regole allo studio
Anche in Italia l’emergenza abitativa resta una questione rilevante, soprattutto nelle grandi città, dove il costo degli affitti, la difficoltà di accesso agli alloggi e le situazioni di morosità coinvolgono una parte significativa della popolazione.
I dati relativi al 2024, riportati in un dossier del Senato sulla base delle rilevazioni dell’Associazione italiana degli ufficiali giudiziari, restituiscono le dimensioni del fenomeno. Nel corso dell’anno sono stati emessi 40.158 provvedimenti esecutivi di sfratto per immobili a uso abitativo. Di questi, il 74,8% era riconducibile a morosità o ad altre cause, mentre il 19,5% riguardava la finita locazione e il 5,7% la necessità del locatore.
Nello stesso periodo, le richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari sono state 81.054, con un aumento del 9,82% rispetto al 2023. Gli sfratti effettivamente eseguiti con l’intervento dell’ufficiale giudiziario sono stati invece 21.337.
Numeri che mostrano una realtà articolata: dietro le procedure di rilascio degli immobili convivono difficoltà economiche degli inquilini, esigenze dei proprietari e tempi della giustizia.
Sul fronte normativo, il governo italiano ha approvato il 30 aprile 2026 un disegno di legge dedicato alla semplificazione delle procedure di rilascio degli immobili. L’iniziativa punta ad accelerare i tempi per ottenere la restituzione degli immobili, intervenendo su un sistema che coinvolge proprietari, inquilini e autorità giudiziarie. Le disposizioni specifiche dovranno essere valutate nel loro iter parlamentare e alla luce del testo ufficiale.
Due Paesi, una questione europea
Il confronto tra Spagna e Italia mette in luce approcci differenti alla gestione delle difficoltà abitative. A Madrid, il governo aveva puntato su maggiori tutele per gli inquilini, sulla regolamentazione degli affitti e su limiti agli investimenti immobiliari. In Italia, l’iniziativa legislativa approvata dal Consiglio dei ministri si concentra invece sulla velocizzazione delle procedure di rilascio degli immobili.
Due prospettive che rispondono a esigenze diverse, ma che si confrontano con una stessa difficoltà: trovare un equilibrio tra il diritto alla casa, la sostenibilità economica degli affitti e la tutela della proprietà.
Il problema, infatti, non si esaurisce nella gestione degli sfratti. La disponibilità di alloggi a prezzi accessibili, il livello dei redditi, l’offerta di edilizia residenziale pubblica e l’impatto degli investimenti immobiliari sono tutti elementi che contribuiscono a definire la portata della crisi.
Il caso Maricarmen ha riportato l’attenzione su una dimensione umana che spesso resta sullo sfondo delle discussioni politiche: la perdita della propria abitazione può rappresentare una frattura profonda, soprattutto per le persone anziane e per chi vive da molti anni nello stesso luogo.
La sfida per i governi europei resta quella di conciliare le garanzie per chi rischia di perdere la casa con regole efficaci per il mercato immobiliare, senza trascurare le cause economiche e strutturali che alimentano l’emergenza abitativa.
