La presidente filoeuropea rieletta al ballottaggio, ma il paese resta profondamente diviso tra Occidente e Russia
La Moldova ha confermato la presidente uscente Maia Sandu per un secondo mandato, in una consultazione elettorale che ha messo in luce le profonde divisioni del piccolo paese ex sovietico, stretto tra le aspirazioni europee e l’influenza ancora forte di Mosca.
Sandu, leader del Partito Azione e Solidarietà (PAS) di orientamento pro-europeo, ha prevalso al ballottaggio contro il candidato socialista Alexandr Stoianoglo, in un voto caratterizzato da accuse reciproche di interferenze esterne e da una forte polarizzazione dell’elettorato.
Un paese diviso tra due visioni
Le elezioni moldave hanno evidenziato una spaccatura geografica e generazionale nel paese. Sandu ha ottenuto ampi consensi nella capitale Chișinău e tra i moldavi residenti all’estero, in particolare nell’Unione Europea, mentre Stoianoglo ha prevalso nelle aree rurali e nelle regioni più vicine al confine russo, dove l’influenza di Mosca rimane significativa.
La campagna elettorale si è svolta in un clima di forte tensione, con accuse da parte del governo moldavo e delle istituzioni europee riguardo a presunte interferenze russe, tra cui campagne di disinformazione sui social media e il presunto finanziamento illegale di candidati filo-russi. Mosca ha respinto tutte le accuse, denunciando a sua volta pressioni occidentali sul processo democratico moldavo.
Il referendum sull’Europa
Parallelamente alle elezioni presidenziali, i cittadini moldavi sono stati chiamati a pronunciarsi anche su un referendum costituzionale riguardante l’adesione all’Unione Europea. Il “sì” all’integrazione europea ha prevalso, seppur con un margine più ristretto del previsto, confermando che il cammino verso Bruxelles è sostenuto dalla maggioranza della popolazione, ma non senza significative resistenze.
Le sfide del secondo mandato
Per Maia Sandu, il secondo mandato si preannuncia denso di sfide. La presidente dovrà gestire un’economia fragile, aggravata dalla crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, e proseguire sulla strada delle riforme necessarie per l’integrazione europea, senza però ignorare le preoccupazioni di quella parte significativa del paese che guarda ancora con nostalgia all’era sovietica o che teme di perdere i legami economici e culturali con la Russia.
La questione della Transnistria, regione separatista sostenuta da Mosca che ospita truppe russe dal 1992, resta un nodo irrisolto che continua a pesare sulla stabilità del paese. La Moldova continua inoltre a dover fare i conti con le conseguenze della guerra in Ucraina, paese confinante, che ha portato migliaia di rifugiati e ha posto nuove pressioni sulla sicurezza nazionale.
Lo sguardo verso Bruxelles
Nonostante le difficoltà, la rielezione di Sandu rappresenta un segnale chiaro della volontà di una parte maggioritaria della popolazione moldava di proseguire sulla strada dell’integrazione europea. L’Unione Europea ha concesso alla Moldova lo status di candidato nel giugno 2022, e Bruxelles ha accolto con favore l’esito elettorale, vedendolo come una conferma dell’impegno del paese verso le riforme democratiche e lo stato di diritto.
Il percorso verso l’adesione resta però lungo e complesso, e richiederà riforme profonde in settori chiave come la giustizia, la lotta alla corruzione e l’economia. La Moldova dovrà inoltre continuare a navigare le complesse dinamiche geopolitiche della regione, cercando di mantenere un equilibrio tra le sue aspirazioni europee e le realtà di una nazione ancora profondamente segnata dalla sua storia sovietica.
