News in Pillole

Guerra fino al 2028? L’Ucraina, l’Economist e la smentita di Kyiv

Due o tre anni ancora di guerra: è l’ipotesi che da mesi circola attorno alla strategia ucraina, rilanciata di recente da un’inchiesta dell’Economist. Ma a pochi giorni dalla pubblicazione, l’ufficio di Zelensky l’ha respinta pubblicamente, definendola un “vecchio leak”. Una vicenda che dice molto su quanto sia difficile, oggi, distinguere tra strategia negoziale, fuga di notizie e reale pianificazione politica.

Una frase, due momenti diversi

La cifra “due-tre anni” non è nuova: era stato lo stesso Zelensky a usarla per la prima volta lo scorso ottobre, parlando ai leader europei, in un contesto che aveva soprattutto un valore negoziale — fare pressione sull’UE, allora bloccata sui finanziamenti a Kyiv.

A inizio giugno, l’Economist ha ripreso il tema con un taglio diverso: un’analisi attribuita a fonti del governo ucraino, secondo cui Kyiv si starebbe organizzando concretamente per un conflitto di questa durata, puntando sui successi della guerra dei droni a lungo raggio ma segnalando anche tensioni politiche interne crescenti e rischi di corruzione.

La smentita di Kyiv

È qui che la storia si complica. Il consigliere presidenziale Dmytro Lytvyn ha respinto la ricostruzione dell’Economist, bollandola come un “vecchio leak” – lasciando intendere che si tratti di informazioni superate, non di una posizione attuale della presidenza. Le trattative di pace, nel frattempo, restano in una fase di stallo.

Questo non significa che la notizia sia falsa, ma che resta contestata alla fonte: l’Economist cita fonti governative, la presidenza ucraina smentisce pubblicamente. Una situazione che impone, a chi scrive, di presentare entrambe le versioni senza prendere posizione su quale sia quella corretta.

Cosa si può verificare in modo indipendente

Al netto della disputa sulla previsione dei “2-3 anni”, alcuni dati di contesto sono confermati da fonti più ampie. La Banca Nazionale Ucraina stima che il Paese abbia perso circa un quarto della propria forza lavoro dal febbraio 2022. A inizio 2026 il tasso di disoccupazione si attestava all’11,3%, quasi il doppio della media UE, mentre tre aziende su quattro segnalano carenza di personale. Le previsioni di crescita del PIL per il 2026 restano basse, con un tetto intorno al 2%, frenate da blackout energetici, danni di guerra e carenza di manodopera.

Sul fronte militare, è confermato che l’industria ucraina dei droni sia diventata un pilastro della strategia difensiva: il settore della difesa è cresciuto da circa 1 miliardo di dollari di produzione nel 2022 a circa 12 miliardi nel 2025, anche se le aziende segnalano difficoltà a trovare personale tecnico specializzato.

Il nodo dei finanziamenti europei, aggiornato

Diversamente da quanto si poteva pensare solo qualche mese fa, la questione del finanziamento UE all’Ucraina ha avuto una svolta. Il piano originale – un “prestito di riparazione” da 140 miliardi di euro basato sugli asset della Banca centrale russa congelati in Europa – è stato di fatto abbandonato al summit UE del 18-19 dicembre 2025, dopo mesi di opposizione del Belgio (preoccupato per la tenuta di Euroclear, il depositario belga che custodisce gran parte di quegli asset) e un parere negativo della BCE sulle garanzie richieste.

Al suo posto, i leader UE hanno concordato un prestito a tasso zero da 90 miliardi di euro, finanziato attraverso l’indebitamento sui mercati dei capitali – non più, dunque, attingendo direttamente agli asset russi. Questi ultimi restano congelati e verranno sbloccati solo quando la Russia avrà pagato le riparazioni di guerra, ma non sono più la fonte diretta dei fondi per Kyiv.

Perché la vicenda resta un caso di dibattito

Al di là di chi abbia ragione tra Economist e presidenza ucraina, la vicenda apre una domanda di fondo: quanto è solida l’informazione che circola su una guerra ormai entrata nel suo quinto anno, tra fonti anonime, smentite ufficiali e dichiarazioni che cambiano significato a seconda del contesto in cui vengono pronunciate? E quanto, in questo scenario di incertezza informativa, la società ucraina ed europea possono pianificare un sostegno – economico, militare, psicologico – di cui nessuno sa con certezza la reale durata?

Cosa sappiamo e cosa resta da chiarire

Sappiamo che Zelensky ha usato la formula “due-tre anni” a partire da ottobre 2025, in un contesto di pressione negoziale verso l’UE. Sappiamo che l’Economist ha rilanciato il tema a inizio giugno 2026 citando fonti governative, e che la presidenza ucraina ha pubblicamente respinto questa ricostruzione come “vecchio leak”. Sappiamo inoltre che il piano di finanziamento UE da 140 miliardi basato sugli asset russi è stato sostituito da un prestito da 90 miliardi sui mercati dei capitali.

Resta da chiarire se la smentita di Lytvyn riguardi l’intera previsione o solo la sua attribuzione a una “nuova” strategia ufficiale, e se i dati specifici su forza lavoro citati dall’Economist (non reperibili in forma identica su altre fonti) siano accurati nella misura esatta riportata.

Fonti: Kyiv Post, Il Foglio, Agenzia Nova, NPR, Euromaidan Press, Vox Ukraine

Related posts

La cultura polinesiana e il significato di danza e musica nelle tradizioni samoane

Andra Juhasz

2032: Il ponte sullo Stretto è realtà. Cosa è cambiato per l’Italia

Andra Juhasz

The Ocean Cleanup – il progetto che si propone di pulire i nostri oceani

Andra Juhasz