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Albania, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” non si ferma: SPAK indaga sui fondi, Rama parla di “estremisti”

A quasi un mese dall’inizio delle proteste, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” non mostra segni di cedimento. Anzi: si allarga su tre fronti — giudiziario, internazionale e politico — mentre il governo albanese alza i toni dello scontro.

Sul terreno: recinzione rimossa, ma la strada resta

Il 7 giugno gli attivisti sono tornati a Zvërnec. Questa volta la recinzione che aveva scatenato le proteste è stata rimossa — una vittoria simbolica per il movimento. Ma le infrastrutture restano: secondo Aleksandër Trajçe, a capo dell’organizzazione ambientalista PPNEA, nel giro di poche settimane sono stati costruiti 7-8 chilometri di strada sterrata che prima non esistevano. La rimozione della recinzione non equivale alla sospensione del progetto.

SPAK allarga l’inchiesta: ora si indaga sui soldi

La procura speciale anticorruzione albanese (SPAK) ha ampliato la propria inchiesta: non si tratta più solo dei permessi mai pubblicati, ma dell’origine dei fondi usati per acquistare i terreni della penisola di Zvërnec. È un passaggio significativo — porta l’indagine dal piano amministrativo a quello finanziario.

Rama cambia registro: “estremisti che cercano potere dalla strada”

Il 17 giugno il premier Edi Rama ha attaccato di nuovo il movimento sui social, descrivendo i manifestanti come “estremisti che cercano potere dalla strada” e sostenendo che pressione di piazza, bullismo online e intimidazioni vengano usati per zittire chi è in disaccordo con le proteste. È un’escalation retorica rispetto alle settimane precedenti, quando si era limitato a definire alcuni manifestanti “ignoranti” e “illusi”.

Lo sviluppatore del progetto ha ribadito che i lavori procedono nel rispetto della legge albanese. Asher Abehsera, presidente di Sazan Real Estate Development LLC, ha dichiarato a Reuters che l’attenzione resta su “gestione responsabile, miglioramento ambientale, creazione di posti di lavoro e valore di lungo termine per le comunità locali”.

Le crepe nella politica albanese

Anche dentro la maggioranza si registrano tensioni. Taulant Balla, esponente di peso del Partito Socialista, ha accusato il leader dell’opposizione Sali Berisha di un voltafaccia opportunistico: secondo Balla, Berisha avrebbe sostenuto il progetto in passato e ora lo criticherebbe solo per convenienza politica. Resta il fatto che le piazze continuano a chiedere le dimissioni di entrambi.

La diaspora albanese arriva anche in Italia

Dal 9 giugno le proteste sono arrivate anche nel nostro paese, con manifestazioni a Roma, Milano, Genova e Bologna, organizzate dall’associazione Besa-Aps insieme ad altre realtà del territorio. Lo slogan è lo stesso che si sente a Tirana: “L’Albania non è in vendita”.

Il nodo europeo si fa più esplicito

Il tono del dibattito internazionale si è fatto più netto: si parla apertamente della possibilità che il caso Zvërnec comprometta il percorso di adesione dell’Albania all’Unione europea — non più solo “attenzione” o “monitoraggio”, ma un rischio concreto per i negoziati.

In sintesi: quasi un mese dopo l’inizio, il movimento non si è esaurito. Si sta strutturando — con un’inchiesta giudiziaria più profonda, una proiezione internazionale più ampia, e un governo che invece di aprire un dialogo sceglie lo scontro diretto. Resta da vedere se questo irrigidimento raffredderà la piazza o la alimenterà ulteriormente.

Fonti: Wikipedia/2026 Zvërnec protests, Osservatorio Balcani Caucaso, Internazionale, Il Sole 24 Ore, Reuters

 

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