Lavoro

Legge 104, cosa cambia davvero tra permessi, mutui e nuove tutele

Un complesso insieme di regole, sentenze e circolari sta ridisegnando i diritti delle persone con disabilità e di chi le assiste. La Legge 104 resta il punto di riferimento, ma il quadro è cambiato per effetto di interventi normativi, chiarimenti dell’Inps, intese contrattuali e pronunce della Cassazione. Alcune misure allargano i diritti, altre ne rendono più agevole l’utilizzo. Altre ancora, come le novità UniEmens in vigore da settembre, riguardano soltanto gli obblighi dei datori di lavoro privati.

Il nodo più discusso è quello dei permessi raddoppiati. Non tutti i lavoratori con Legge 104 possono passare da tre a sei giorni al mese. Il cumulo scatta solo quando lo stesso dipendente assiste due persone diverse con disabilità grave. Se invece più caregiver si occupano dello stesso familiare, i tre giorni mensili non si moltiplicano, ma vanno divisi tra gli aventi diritto.

La regola base è l’articolo 33 della Legge 104: chi assiste una persona con disabilità grave ha tre giorni retribuiti al mese, anche frazionabili. Si arriva a sei quando le persone assistite sono due e ciascuna ha il riconoscimento di disabilità grave.

Il cumulo non è automatico. Vale per coniuge, parte di unione civile, convivente di fatto e parenti o affini entro il primo grado. Si estende al secondo grado solo se i familiari di riferimento hanno più di 65 anni, sono invalidi, deceduti o assenti. Per ogni persona assistita serve il verbale di disabilità grave e la domanda va presentata secondo le regole del proprio settore.

C’è poi il caso di più lavoratori che assistono la stessa persona. Dal 13 agosto 2022 non esiste più il referente unico: i familiari possono alternarsi. Il limite resta però di tre giorni al mese per la persona con disabilità, non per ogni caregiver.

Una spinta alla flessibilità arriva dall’Aran per i dipendenti delle Funzioni centrali. In un orientamento del 16 luglio 2026 si legge che il contratto non impone di distribuire i permessi orari di più lavoratori in giorni diversi. Due caregiver possono quindi assentarsi nello stesso giorno, purché le ore non coincidano e il tetto complessivo sia rispettato.

La novità più pesante sul piano economico riguarda la casa. Dal 3 agosto 2026 le persone con disabilità permanente ex articolo 3, comma 3, della Legge 104 sono tra le categorie prioritarie del Fondo di garanzia per i mutui prima casa. Lo stesso vale per chi ha in famiglia da almeno due anni un figlio, una figlia, un fratello o una sorella convivente con disabilità grave.

Il Fondo offre alla banca una garanzia pubblica sul capitale del mutuo. La copertura ordinaria è del 50% e sale all’80% per i nuovi beneficiari con Isee non superiore a 40 mila euro. Questo può facilitare l’accesso al finanziamento anche con un anticipo ridotto, ma non elimina la valutazione del merito creditizio.

Il finanziamento non può superare 250 mila euro e deve servire all’acquisto dell’abitazione principale. Sono escluse le abitazioni signorili, le ville e gli immobili di lusso. Al momento della domanda il richiedente non deve possedere altre abitazioni, neppure all’estero. Fanno eccezione gli immobili ricevuti in eredità e concessi gratuitamente in uso a genitori o fratelli. La richiesta va presentata direttamente a una banca aderente al Fondo, non all’Inps e neppure a Consap.

Un’altra tutela è stata rafforzata dalla Cassazione. Con l’ordinanza 20229 del 16 giugno 2026, la Corte ha confermato che il lavoratore che ha a proprio carico una persona con disabilità può rifiutare il lavoro notturno anche quando il familiare non abbia il riconoscimento della gravità previsto dall’articolo 3, comma 3. Per questo diritto è sufficiente che la persona assistita abbia il riconoscimento della disabilità ai sensi del comma 1. Non basta invece la sola invalidità civile.

Dal 1° gennaio 2026 è inoltre in vigore un pacchetto di dieci ore annue di permesso retribuito per visite, esami e cure mediche. Le ore si aggiungono ai permessi previsti dai contratti collettivi e, quando ne ricorrono i requisiti, a quelli della Legge 104. La tutela riguarda i dipendenti pubblici e privati con invalidità pari almeno al 74% e affetti da una malattia oncologica in fase attiva o di follow-up precoce, oppure da una patologia invalidante o cronica, anche rara. Restano esclusi i lavoratori autonomi e i collaboratori iscritti alla Gestione separata.

La novità che scatta dal mese di competenza settembre 2026 è invece essenzialmente amministrativa. Nei flussi UniEmens diventa obbligatoria la compilazione del campo BaseRif per conguagliare le indennità anticipate ai dipendenti. Per i lavoratori non cambiano né la durata né i requisiti dei permessi e dei congedi.

Il risultato è un sistema nel quale le tutele si allargano, ma non tutte nello stesso modo e non per la stessa platea. Più che una rivoluzione della Legge 104, è un ampliamento selettivo delle tutele, del quale occorre conoscere non soltanto i benefici, ma anche condizioni e limiti.

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