Economia

Quando il mare custodisce l’oro, la scoperta che apre nuovi orizzonti

Nascosto in fondo al mare, sotto strati vulcanici e sedimenti, si cela uno dei giacimenti auriferi più promettenti mai individuati negli oceani. Al largo del Giappone, nella caldera vulcanica sottomarina di Higashi-Aogashima, un gruppo di ricercatori ha scoperto concentrazioni senza precedenti di quello che definiscono «oro invisibile»: grandi quantità del metallo prezioso intrappolate nella struttura cristallina della pirite, il minerale noto come «oro degli stolti».

Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, sta attirando l’attenzione della comunità scientifica e dell’industria mineraria. Le analisi hanno rivelato concentrazioni di oro fino all’1,9% in peso all’interno di alcuni cristalli di pirite: il valore più elevato mai misurato in un deposito idrotermale sottomarino.

La scoperta ribalta la reputazione della pirite. Da secoli questo minerale viene soprannominato «oro degli stolti» per il suo colore giallo metallico che trae in inganno i cercatori inesperti. Questa volta, però, dentro la pirite l’oro c’è davvero. Non si presenta sotto forma di minuscole pepite: gli atomi del metallo prezioso sono distribuiti all’interno della struttura cristallina del minerale o organizzati in nanoparticelle grandi pochi miliardesimi di metro. Per individuarli sono state necessarie tecniche sofisticate come la spettrometria di massa a ioni secondari e la tomografia a sonda atomica.

Il giacimento si trova in un campo idrotermale tra i 700 e gli 800 metri di profondità, dove sono attive le fumarole nere. Da queste strutture fuoriescono fluidi che superano i 250 gradi, ricchi di zolfo e metalli disciolti. Quando i getti incontrano l’acqua gelida dell’oceano, i minerali precipitano e gli atomi d’oro restano intrappolati nella pirite.

La scoperta ha generato titoli sensazionalistici su un presunto «immenso giacimento». In realtà i ricercatori invitano alla prudenza: il dato dell’1,9% rappresenta il picco in punti microscopici di alcuni cristalli e non la concentrazione media del deposito. Serviranno ulteriori campagne di campionamento per valutarne l’interesse economico.

La scoperta arriva in un momento di crescente interesse per le risorse minerarie dei fondali oceanici. Oro, rame, cobalto e terre rare sono sempre più richiesti dalla transizione energetica. Il sito giapponese presenta una profondità relativamente contenuta, che rende teoricamente meno complessa un’eventuale attività estrattiva.

La prospettiva dello sfruttamento industriale preoccupa però molti scienziati. I campi idrotermali sono tra gli ecosistemi più rari e delicati del pianeta. Attorno alle fumarole vivono comunità biologiche uniche, spesso composte da specie ancora sconosciute, adattate a condizioni estreme. Un’attività mineraria potrebbe alterare irreversibilmente questi habitat, cancellando in poche settimane ambienti che hanno richiesto migliaia di anni per formarsi.

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