Gli uomini britannici hanno un rapporto complicato con la bilancia e una ricerca della Anglia Ruskin University prova a spiegarne il motivo. Nel Regno Unito il 70 per cento di loro è in sovrappeso o obeso contro il 62 per cento delle donne e molti di quelli che cominciano un percorso di dimagrimento lo interrompono prima di vedere risultati. Gli studiosi hanno raccolto le loro testimonianze e le hanno pubblicate su Plos One arrivando a una conclusione che sposta l’attenzione dalla forza di volontà al linguaggio.
Il nodo secondo gli intervistati è la parola dieta che evoca subito privazione cibi proibiti rinuncia continua e quasi mai un miglioramento della propria condizione. Uno dei partecipanti ha spiegato che basta sentirne il nome perché la testa pensi a qualcosa da togliere non da guadagnare. A complicare le cose c’è anche il modo in cui il tema viene raccontato perché diete e programmi di dimagrimento vengono percepiti come una faccenda femminile tra riviste di lifestyle contenuti sui social e gruppi di sostegno popolati soprattutto da donne. Diversi uomini hanno ammesso di provare imbarazzo all’idea di partecipare apertamente a iniziative del genere quasi fosse una questione che non li riguarda e così finiscono per affrontare il problema da soli senza confidarsi con nessuno. Questa solitudine secondo la ricerca pesa sulla riuscita del percorso quanto la mancanza di risultati immediati.
Le cose cambiano quando il dimagrimento viene proposto come una sfida personale con obiettivi misurabili e un margine di competizione. Justin Roberts docente di Fisiologia della nutrizione alla Anglia Ruskin University e tra gli autori dello studio spiega che il linguaggio dovrebbe abbandonare le espressioni dieta e mettersi a dieta sostituendole con l’idea di una sfida personale positiva. Il suo consiglio è puntare su risultati rapidi piccoli traguardi e attività sportive legate a forza o resistenza invece che su un discorso centrato soltanto sulla salute. Un uomo insomma reagisce meglio a una prova concreta che a una lista di divieti perché la sfida gli restituisce un ruolo attivo mentre la rinuncia gli toglie ogni slancio. Anche il linguaggio medico spesso freddo e distante non aiuta perché parla di rischi e numeri senza raccontare il vantaggio concreto di uno stile di vita diverso.
Il fattore decisivo secondo la ricerca resta però un altro e cioè il sostegno del partner. Molti intervistati hanno riconosciuto che i cambiamenti nella loro alimentazione erano stati guidati in larga parte dalla compagna considerata più preparata sull’argomento. Roberts conferma che l’appoggio del coniuge si è dimostrato prezioso ma aggiunge un particolare. I partecipanti hanno tratto beneficio anche dall’avere un compagno di percorso o un mentore che li accompagnasse lungo il cammino. Gli uomini dunque preferiscono vivere la dieta come una sfida ma se c’è qualcuno pronto ad aiutarli il risultato migliora.
Vale la pena notare una differenza rispetto alle donne che invece sembrano più propense a cercare sostegno in gruppi e community. Per gli uomini il confronto con altri funziona soprattutto quando assume la forma di una gara o di un obiettivo comune non di una confessione sui propri limiti. Da qui nasce la proposta degli studiosi che invitano a ripensare non solo le parole ma anche i contesti in cui il cambiamento viene proposto.
La conclusione degli studiosi è che le parole contano quanto i metodi e che trasformare la perdita di peso in un obiettivo concreto magari condiviso con qualcun altro può decidere se si arriva al traguardo o ci si ferma prima. Il nodo in fondo non è la mancanza di volontà ma il racconto che si fa del cambiamento. Cambiare le parole secondo gli autori della ricerca potrebbe convincere molti uomini a non lasciare il percorso a metà e a portarlo fino in fondo. Il messaggio della ricerca è chiaro e riguarda anche chi lavora nella salute pubblica e nella comunicazione. Se il problema è il racconto allora cambiare le parole diventa il primo passo per aiutare tanti uomini a prendersi cura di sé senza sentirsi in colpa e senza abbandonare il cammino appena iniziato. E forse è proprio questo il punto da cui ripartire per ripensare il modo in cui si parla di peso di salute e di benessere.
