C’è un avversario che Jannik Sinner, nonostante la sua ascesa tra i più grandi tennisti di sempre, non riesce ancora a battere. Non si chiama Carlos Alcaraz, non è Daniil Medvedev e nemmeno Stefanos Tsitsipas. È un esame della patente per la moto che l’azzurro ha già fallito quattro volte, l’ultima delle quali a pochi giorni dalla conquista del suo quinto titolo Slam a Wimbledon. Una storia che fa sorridere e che restituisce l’immagine di un campione che, fuori dal campo, è un ragazzo come tanti altri.
Il momento della confessione è arrivato durante il tradizionale ballo dei campioni all’All England Club, quando tra un brindisi e l’altro il numero uno del mondo si è lasciato andare a un racconto che ha strappato sorrisi e risate. Era notte inoltrata, nell’aria c’era leggerezza, e per una volta la corazza del tennista si è aperta. Così, tra un aneddoto e l’altro, è venuto fuori che non è solo il suo rovescio a fare paura, ma anche la sua incapacità di superare un esame che per molti è una formalità. L’ha raccontato con quella modestia che lo contraddistingue, scherzando su una situazione che lo accomuna a milioni di ragazzi alle prese con le stesse difficoltà quotidiane.
La patente della moto è diventata una sorta di ossessione per l’altoatesino. Da tempo, tra un torneo e l’altro, cerca di ritagliarsi il tempo per studiare e provare a superare l’esame. Ma ogni tentativo, fino a oggi, si è concluso con un nulla di fatto. Quattro bocciature, l’ultima delle quali a poche ore dalla partenza per Londra, dove poi avrebbe trionfato su Novak Djokovic nella finale di Wimbledon. Un contrasto che fa sorridere: lo stesso ragazzo che non trema di fronte ai match point, che gestisce la pressione dei cinque set come pochi, si ritrova a sudare freddo davanti a un foglio di carta con qualche domanda sulla segnaletica stradale.
Jannik è un grande appassionato di motori. La moto per lui non è solo un mezzo di trasporto, ma una piccola coccola personale che da tempo desidera concedersi. Eppure, quella che per molti è una formalità, per lui si è trasformata in un’impresa. Forse perché, abituato a vincere quasi sempre, fallire è un’esperienza che ancora non ha imparato a gestire. O forse perché l’esame per la patente della moto è uno di quei momenti della vita in cui non conta il talento, ma solo la preparazione e un po’ di fortuna.
La vicenda ha subito fatto il giro dei social, diventando virale. I tifosi si sono divisi tra chi ironizza sulla situazione e chi, invece, vede in questa debolezza un’ulteriore prova della normalità del campione. Perché alla fine, un ragazzo che vince tutto in campo ma non passa l’esame della patente è semplicemente un ragazzo come tanti altri. E forse è proprio questa la sua forza: la capacità di restare se stesso nonostante i successi, di non prendersi troppo sul serio, di sorridere delle proprie sconfitte, anche quelle più piccole e imbarazzanti.
In attesa di capire se tornerà in campo in Canada o a Cincinnati, Sinner avrà dunque un obiettivo extra-tennis da centrare. La quinta volta potrebbe essere quella buona. Forse la pressione, questa volta, sarà minore, perché ormai l’ha raccontata a tutto il mondo e non ha più nulla da nascondere. O forse sarà ancora peggio, perché ora tutti sanno della sua difficoltà e lo aspetteranno al varco. Ma se c’è una cosa che il tennista ha dimostrato in questi anni è che non si arrende mai. Ha superato avversari più forti, ha vinto partite che sembravano perse, ha trasformato il suo rovescio in un’arma letale. Riuscirà a superare anche questo ostacolo.
E quando finalmente ce la farà, potrà concedersi quel giro in moto che tanto desidera. Magari per festeggiare il sesto Slam, o l’ottantunesima settimana da numero uno. O semplicemente per il gusto di farlo, come un ragazzo qualunque che ha realizzato il suo sogno. La sua storia ci ricorda che i campioni non sono esseri soprannaturali. Anch’essi hanno le loro fragilità, i loro momenti di difficoltà, le loro battaglie quotidiane. E che la vera grandezza non sta nel non fallire mai, ma nel rialzarsi dopo ogni caduta. Anche dopo quattro bocciature. Anche dopo cinque, se necessario. Perché la perseveranza, alla fine, è la virtù di chi non si arrende. E Jannik Sinner, in questo, è un campione dentro e fuori dal campo. La quinta volta, magari, sarà quella buona. E potrà finalmente salire su quella moto e andare dove vuole. Con il vento in faccia e un sorriso più grande di quello che ha regalato a Wimbledon. Perché le vittorie più belle, a volte, non sono quelle che si vincono sui campi da tennis. Ma quelle che si conquistano nella vita di tutti i giorni.
