Società e Consumatori

Aura battles, il fenomeno virale che porta le sfide social nelle piazze

Il termine circola da qualche anno, soprattutto nel linguaggio dei giovanissimi. Per chi è cresciuto con Dragon Ball, l’aura richiama l’energia che i personaggi sprigionano quando raggiungono nuovi livelli di potenza. Nel mondo dello sport, dire che un atleta abbia aura significa riconoscergli una sicurezza e un carisma che vanno oltre le prestazioni in campo. Ma è sui social, in particolare TikTok, che la parola ha assunto sfumature nuove, fino a diventare una sorta di punteggio virtuale. Si misura quanto una persona riesca a essere cool, iconica o semplicemente a catturare l’attenzione senza sembrare impegnata a farlo.

Accumulare aura, quasi fosse una risorsa di un videogioco, significa guadagnare punti. Un gesto riuscito, una posa, una battuta o un momento particolarmente sicuro di sé possono valere punti immaginari. Al contrario, una figuraccia o un momento imbarazzante possono farli perdere. È il linguaggio dei social che trasforma il carisma in una sorta di punteggio invisibile.

Poi è successo qualcosa di ancora più curioso: l’aura è uscita dallo schermo e sono nate le aura battles, vere e proprie sfide dal vivo. Due ragazzi si incontrano e si mettono uno di fronte all’altro, mentre intorno si raduna una folla. E iniziano a duellare. Nessuno scontro fisico: quello che conta è dimostrare chi abbia più presenza scenica. Si combatte con pose, balletti, espressioni, gesti, imitazioni e riferimenti ai meme che popolano quotidianamente TikTok e gli altri social. A decidere chi vince sono il pubblico, gli applausi, le risate e la capacità di conquistare la scena.

Il meccanismo è semplice. Ma per chi non conosce il linguaggio della Gen Alpha può sembrare surreale. Un ragazzo o una ragazza può rispondere a un avversario con il Siuuu di Cristiano Ronaldo, un altro con il mewing, una posa presa dai social nella quale si mette in mostra la propria mascella, e poi c’è anche il six-seven, ripetuto in maniera quasi compulsiva. Bastano pochi secondi per provare a strappare una reazione al pubblico. E più forte è la reazione, più alta, idealmente, è l’aura conquistata. Fino alla vittoria.

Il fenomeno ha trovato terreno fertile in America Latina. Le prime battle organizzate sono comparse in Brasile e, in pochi mesi, si è diffuso in Messico, Argentina, Perù, Bolivia, Paraguay e altri Paesi del Centro e del Sud America. In Messico, per esempio, le sfide hanno portato gli adolescenti nelle piazze e il linguaggio nato sui social è diventato uno spettacolo dal vivo.

Non è un dettaglio che i protagonisti siano soprattutto i ragazzi della Gen Z e della Gen Alpha. Sono generazioni cresciute in un ambiente nel quale la popolarità passa anche dalla capacità di essere riconoscibili, divertenti e immediatamente condivisibili. Le aura battles portano questa logica fuori dal telefono: quello che prima funzionava davanti allo schermo ora deve funzionare davanti a una folla.

Anche l’Europa ha iniziato a fare i conti con il fenomeno, segno che il linguaggio dell’aura sta superando rapidamente i confini geografici. Italia compresa. Un evento dedicato si sarebbe dovuto tenere in provincia di Cagliari, nei primi giorni di settembre, ma il maltempo ha costretto gli organizzatori ad annullarlo. Nonostante la delusione, però, sui social le sfide amatoriali continuano a moltiplicarsi, alimentando un fiume di video che diventano virali nel giro di poche ore.

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