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Tavolara Bay: il resort di lusso che sfida la Sardegna (e la legge)

Un colosso brasiliano vuole costruire un hotel a cinque stelle, trenta ville, un campo da golf e un eliporto su uno dei tratti di costa più protetti del Mediterraneo. Il governo ha detto sì. La Regione si oppone. L’8 luglio decide il TAR.

Immaginate cinquanta ettari di macchia mediterranea sul mare, il granito rosa, il profumo di elicriso, e sullo sfondo la sagoma inconfondibile dell’isola di Tavolara. Un angolo di Sardegna che, per legge, non si può toccare. Eppure qualcuno ci ha messo gli occhi sopra — e ha trovato il modo di aggirare i divieti.

Si chiama Tavolara Bay, ed è il progetto più discusso d’Italia in questo momento.

Chi sono i protagonisti

Dietro l’operazione c’è JHSF Participações, colosso immobiliare brasiliano quotato in borsa e proprietario del marchio Fasano — uno dei brand dell’ospitalità di lusso più noti al mondo, con hotel da Rio de Janeiro a Londra, da Miami a Punta del Este.

La Sardegna è il loro primo grande passo in Europa. Sul territorio opera la Tavolara Bay S.r.l., società veicolo costituita nel settembre 2022, a maggioranza brasiliana ma con soci italiani (Bizzi & Partners, UBK Spa, Valore Real Estate) e fondi lussemburghesi.

Il progetto è affidato all’architetto brasiliano Isay Weinfeld. La location scelta è Cala Finanza – Punta La Greca, nel Comune di Loiri Porto San Paolo, a quindici minuti dall’aeroporto di Olbia e cinque minuti dall’isola di Tavolara.

Cosa vogliono costruire

Il masterplan completo è imponente: un hotel a cinque stelle con 50-51 camere, 26-30 ville private (da 200 a 500 metri quadri l’una), tre ristoranti, tre beach club, una spa, campi da tennis, un **campo da golf a 18 buche**, un porto turistico, un eliporto e un’area shopping di lusso. Il tutto su circa cento ettari tra mare e entroterra.

La prima fase — quella attualmente sotto processo — riguarda una decina di ettari a Punta La Greca: la ristrutturazione dell’ex Villa Joy (ribattezzata “Fasano al mare”), alcune dipendance, un glamping di lusso, sentieri e strutture stagionali. Un aperitivo, in attesa del progetto completo.

La società parla di sostenibilità, bioedilizia, energia rinnovabile e 2.000 posti di lavoro in fase di costruzione, più 220 impieghi permanenti.

Il problema: qui non si può costruire

L’area ricade nell’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997. Il Piano Paesaggistico Regionale sardo vieta qualsiasi edificazione entro 300 metri dalla battigia. La zona è classificata come “conservazione integrale”.

In parole povere: lì non si dovrebbe poter piantare nemmeno uno spillo.

Il trucco: la ZES Unica

Ed è qui che la storia si fa interessante — e controversa.

Tavolara Bay ha scelto di passare per la ZES Unica del Mezzogiorno, uno strumento introdotto nel 2023 pensato per accelerare gli investimenti produttivi nel Sud Italia. Il meccanismo prevede un’autorizzazione unica che sostituisce tutti i permessi ordinari, gestita direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In pratica: un percorso che può bypassare le competenze regionali, i vincoli paesaggistici e i pareri di Soprintendenza.

Tra ottobre 2025 e gennaio 2026 si è tenuta la conferenza di servizi. Il risultato è stato inequivocabile: quasi tutti gli enti coinvolti hanno espresso parere negativo e “non superabile” — Regione Sardegna, Corpo Forestale, Soprintendenza di Sassari, Direzione Difesa Ambiente, Servizio Tutela del Paesaggio, Provincia Nord Est Gallura.

L’unico via libera politico è arrivato dal Comune di Loiri Porto San Paolo, che a novembre 2025 ha votato una variante urbanistica da zona H (tutela integrale) a zona F (insediamenti turistici) — pur condizionandola al divieto di nuove volumetrie.

Nonostante i no di quasi tutti, a febbraio 2026 la Struttura di missione ZES ha rilasciato l’autorizzazione unica. E il 4 giugno 2026, dopo che Regione e Ministero della Cultura avevano presentato formale opposizione, il Consiglio dei ministri ha rigettato tutte le obiezioni, riattivando l’autorizzazione.

Il conflitto di interessi locale

C’è anche un dettaglio che non è passato inosservato.

L’amministratore delegato di Tavolara Bay S.r.l. si chiama Alberto Biancu. Tra i membri della giunta comunale di Loiri Porto San Paolo, con delega al Turismo, siede Riccardo Biancu. I due sono fratelli.

I lavori (abusivi) già iniziati

Nel frattempo, alla fine di marzo 2026, il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha documentato fotograficamente che i tagli della macchia mediterranea sul promontorio erano già iniziati — prima ancora che qualsiasi autorizzazione fosse definitivamente confermata.

Il Comune ha poi confermato che diversi interventi erano stati eseguiti in difformità o in totale assenza di permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica.

La reazione: dalla Regione al Parlamento

La presidente della Regione Alessandra Todde (M5S) ha risposto con durezza: «Le leggi della Sardegna non si possono aggirare. Difenderemo fino in fondo le prerogative della nostra autonomia».

Il WWF ha definito la scelta del governo «incomprensibile e gravissima», avvertendo che il messaggio inviato al Paese è devastante: i vincoli possono essere compressi, i pareri tecnici ignorati e la tutela del paesaggio ridotta a un fastidio da superare.

Il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni (ex sindaco di Loiri Porto San Paolo) l’ha definita semplicemente «inaccettabile».

In Parlamento, deputati e senatori sardi del Movimento 5 Stelle hanno annunciato azioni in tutte le sedi istituzionali. La deputata di AVS Francesca Ghirra ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’ambiente, del turismo e delle politiche di coesione.

L’ultimo colpo di scena: il passo indietro parziale

Di fronte alla prospettiva di uno scontro aperto al TAR, Tavolara Bay ha fatto una mossa tattica: ha depositato una memoria dichiarando che per tutta l’estate 2026 si asterrà dall’avviare i lavori di trasformazione del territorio — niente moduli abitativi stagionali, niente sentieri nelle aree boschive.

Il risultato? Il presidente del TAR ha respinto il ricorso per la sospensiva cautelare presentato dalla Regione: venendo meno l’urgenza immediata, non c’era motivo per bloccare tutto in via d’emergenza.

L’udienza collegiale è fissata per l’8 luglio 2026. Sarà il primo vero banco di prova giudiziario.

 La domanda che conta

La questione non riguarda solo un resort, per quanto grande. Riguarda un principio.

Una legge nazionale nata per favorire gli investimenti produttivi nel Mezzogiorno può travolgere lo Statuto speciale della Sardegna, il Codice dei Beni Culturali e i vincoli paesaggistici di rilievo costituzionale?

Regione e ambientalisti avvertono che, se la risposta fosse sì, chiunque potrebbe usare la ZES come grimaldello per costruire ovunque, aggirando decenni di tutele.

Il TAR dell’8 luglio darà una prima risposta. Ma la battaglia, avvertono tutti, potrebbe arrivare fino alla Corte Costituzionale.

Cosa sappiamo

– Il gruppo brasiliano JHSF Fasano vuole costruire un mega-resort a Cala Finanza, nel comune di Loiri Porto San Paolo (SS)

– L’area è sottoposta a vincoli di conservazione integrale e si trova nell’Area Marina Protetta di Tavolara

– Il progetto ha usato la procedura ZES per bypassare i pareri negativi di Regione, Soprintendenza e Corpo Forestale

– Il 4 giugno 2026 il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo, respingendo le opposizioni

– La Regione ha fatto ricorso al TAR, supportata dal GrIG

– Tavolara Bay ha dichiarato di sospendere i lavori per l’estate 2026; il TAR si pronuncia l’8 luglio

Cosa resta da chiarire

– Se e in che misura la ZES possa derogare alle prerogative costituzionali della Regione autonoma sarda

– La portata reale del conflitto di interessi tra l’AD di Tavolara Bay e l’assessore al Turismo del Comune

– L’esito del procedimento per gli interventi edilizi già eseguiti senza autorizzazione

– Se e quando verrà presentato il progetto completo (fase 2: hotel, ville, golf, eliporto) al Comune

Fonti: La Nuova Sardegna, L’Indipendente, LaPresse, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), Salviamo il Paesaggio, Ajònoas, Gallura Oggi, ADNKronos/Prometeo, Regione Autonoma della Sardegna

 

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