Odessa torna sotto attacco. Nelle ultime ore la città portuale sul Mar Nero è stata nuovamente colpita da una serie di raid russi condotti con droni e missili, segnando una nuova escalation del conflitto proprio mentre si parlava di una possibile “tregua del gelo”, ormai di fatto fallita.
Secondo le autorità ucraine, gli attacchi più recenti si sono concentrati soprattutto durante le ore notturne, quando le difese aeree sono entrate in funzione per intercettare decine di velivoli senza pilota. Nonostante molti droni siano stati abbattuti, alcuni hanno raggiunto i loro obiettivi, provocando danni significativi.
Le zone colpite includono infrastrutture energetiche, edifici residenziali e strutture civili. In diversi quartieri della città e della regione circostante si sono registrati blackout temporanei, lasciando migliaia di persone senza elettricità e riscaldamento in pieno inverno. Squadre di emergenza e tecnici sono intervenuti per spegnere incendi e ripristinare i servizi essenziali.
Le amministrazioni locali parlano di abitazioni danneggiate, finestre sventrate, tetti crollati e strutture pubbliche colpite, tra cui scuole e magazzini. Al momento non si segnalano bilanci ufficiali di vittime per gli ultimi raid, ma l’impatto sulla popolazione civile resta pesante, con evacuazioni precauzionali e famiglie costrette a lasciare le proprie case.
Odessa, snodo strategico per l’economia ucraina e simbolo della resistenza sul fronte meridionale, è da mesi uno degli obiettivi principali dell’offensiva russa. Il porto, le infrastrutture logistiche e il sistema energetico rappresentano bersagli chiave in una strategia che mira a indebolire la capacità economica e civile del Paese, oltre che quella militare.
Questi nuovi attacchi si inseriscono in un quadro più ampio di ripresa dei bombardamenti su larga scala in tutta l’Ucraina, dopo il fallimento di una pausa informale che avrebbe dovuto limitare i raid durante le settimane più rigide dell’inverno. Kiev accusa Mosca di aver violato ogni impegno umanitario, mentre la Russia continua a parlare di operazioni militari mirate.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. I bombardamenti su città come Odessa, lontane dalla linea diretta del fronte, rafforzano i timori di un conflitto sempre più orientato a colpire la vita quotidiana dei civili, trasformando energia, acqua e riscaldamento in strumenti di pressione.
Per Odessa, intanto, la guerra continua a significare notti di allarmi, rifugi improvvisati e una normalità sospesa. Una città storica e cosmopolita che, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con il peso di un conflitto che sembra non conoscere tregua.
