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Camminava con loro: Papa Leone XIV tra Pompei e Napoli nel giorno del suo primo anniversario

C’è un filo invisibile che attraversa l’intera giornata dell’8 maggio 2026, legando Pompei a Napoli, la mattina alla sera, la preghiera alla piazza. È il titolo scelto per questa visita pastorale — “Camminava con loro”, dal Vangelo di Luca — e Papa Leone XIV lo ha incarnato alla lettera: camminando, stando in mezzo alla gente, senza schermi.

Una data tutt’altro che casuale. Esattamente un anno prima, l’8 maggio 2025, Robert Francis Prevost veniva eletto al soglio pontificio. E lui stesso, nell’omelia al Santuario di Pompei, lo ha ricordato con parole semplici: “Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, ricorreva proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa.”

Pompei: la pace come preghiera

La mattina è tutta di Pompei. Leone XIV arriva in elicottero al Santuario della Beata Vergine del Rosario accolto da circa 20.000 fedeli stipati in Piazza Bartolo Longo. A bordo di una golf cart scoperta saluta bambini, malati, famiglie — la parte più fragile e più vera della folla — prima di presiedere la Messa e guidare la tradizionale Supplica alla Madonna, rito che si compie ogni anno l’8 maggio e che quest’anno, con il Pontefice presente, assume un peso tutto speciale.

Nell’omelia, Leone XIV non si limita alla devozione. Parla al mondo. Denuncia un’economia globale che “preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana” e lancia un appello che rimbalza oltre i confini del Santuario: “Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono.”

Richiama Giovanni Paolo II e l’incontro interreligioso di Assisi del 1986. Ricorda Bartolo Longo, da lui stesso canonizzato nell’ottobre precedente, come esempio di “fede concreta e carità verso gli ultimi.” E chiude con una frase che resterà: “Da questo santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica.”

Il trasferimento a Napoli: un’ora di anticipo, una città già pronta

Le previsioni meteo impongono di accelerare. L’elicottero decolla da Pompei con quasi un’ora di anticipo e atterra alla Rotonda Diaz, sul Lungomare Caracciolo, alle 14.17. Ma Napoli è già lì. Lo era da ore. Scuole chiuse, strade blindate, 10.000 transenne, 1.000 uomini delle forze dell’ordine, 1.500 volontari. E una folla che non ha aspettato i comunicati ufficiali per sapere dove stare.

La papamobile imbocca il Lungomare e il boato si alza. Non un applauso composto: un urlo, viscerale, napoletano.

Il Duomo: San Gennaro e le parole al clero

Sul sagrato della Cattedrale di Santa Maria Assunta, prima ancora di qualsiasi discorso preparato, Leone XIV saluta i fedeli a braccio: “Ciao Napoli! Sono venuto qui per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire. Grazie per questa accoglienza!” Parole dette come si dice buongiorno a un amico. E accolte di conseguenza.

All’interno del Duomo, si ferma davanti alla teca di San Gennaro. Si china lentamente, la sfiora con le labbra, resta in silenzio qualche secondo. La Cattedrale si ferma con lui. Il sangue del Santo Patrono era già sciolto nell’ampolla — un segno che Napoli ha letto, come sempre, con gli occhi del cuore.

Poi il discorso al clero, davanti a sacerdoti e religiosi dell’arcidiocesi. Il tono cambia: niente consolazioni, niente retorica. Solo verità. Per descrivere la città cita Pino Daniele — “Napoli è città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza.” Al centro del discorso, una parola sola: cura. Il suo contrario, dice il Papa, non è l’indifferenza — è la trascuratezza. Delle strade, delle periferie, delle vite. E questa cura deve partire prima di tutto dall’interno, dal cuore di chi guida una comunità.

Piazza del Plebiscito: 50.000 persone e un messaggio che va oltre Napoli

Il momento culminante è in Piazza del Plebiscito, il “salotto di Napoli”, trasformato per l’occasione in un abbraccio collettivo. Circa 50.000 persone secondo le autorità, altri 20.000 nelle strade circostanti. L’arrivo del Papa è accompagnato dalle note di “Magnifica Gente” dal musical Scugnizzi — una scelta che racconta già tutto.

Leone XIV non elude il tema più difficile. Parla di camorra, di violenza, di riscatto. Chiama “eroi del sociale” le donne e gli uomini che ogni giorno lavorano in silenzio per la giustizia, senza apparire. Chiede allo Stato di fare la sua parte. E poi il passaggio che rimarrà: “La pace parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la città stessa.”

Riconosce il paradosso di una Napoli che cresce nel turismo ma non nella giustizia sociale: “Alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale.” E ai giovani lancia l’appello più diretto: “Non sono soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento.”

Poi il monito che echeggia ancora: “Non perdete il sogno di una Napoli migliore e più bella, non deve essere solo una cartolina per i turisti.”

E la consacrazione finale: “Napoli non deve dimenticare che è una capitale di umanità e di speranza.”

Il congedo

Una leggera pioggia accompagna le ultime parole del Papa in piazza. Leone XIV risale sulla papamobile, raggiunge la Rotonda Diaz e riparte in elicottero per il Vaticano. Prima di andare, saluta così: “Ringrazio il coro e i musicisti, viva Napoli! Affido tutti voi all’intercessione di Maria Santissima e di San Gennaro. Il Signore vi renda sempre fedeli al Vangelo e benedica la città di Napoli.”

In tutto, circa 70.000 fedeli hanno accompagnato Leone XIV nel corso di questa giornata tra Pompei e Napoli. Una giornata che ha avuto il sapore di qualcosa di più di una visita pastorale: un anniversario, un abbraccio, una promessa. E il titolo scelto per viverla — “Camminava con loro” — si è rivelato, ora dopo ora, non una formula liturgica ma un programma. Mantenuto fino in fondo.

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