Il 2027 sarà l’anno del viaggio a sorpresa. Secondo una ricerca di Booking.com, condotta su 28mila viaggiatori in 32 Paesi, quasi otto intervistati su dieci, il 77 per cento, vogliono uscire dagli schemi delle vacanze preordinate e scegliere esperienze inattese, capaci di sorprendere amici e parenti, spesso anche sui social. È l’effetto wow applicato al turismo, una tendenza che spinge a lasciare il certo per l’incerto e a rompere il copione, come dicono gli inglesi, going off-script. La sorpresa diventa così il vero motore della scelta, più della meta o della durata del soggiorno.
Il modo di viaggiare in gruppo cambia di conseguenza. Metà del campione ha già riconsiderato chi portare con sé tenendo conto delle abitudini di spesa, e il 38 per cento ha deciso di escludere del tutto alcuni ex compagni di viaggio. Il 61 per cento, inoltre, desidera una pausa senza bambini al seguito. Più della destinazione, per l’81 per cento conta il mood, cioè come si vuole stare durante la vacanza, l’emozione che si cerca più del luogo in sé.
La formula all-inclusive perde terreno a favore del less is more. Il 66 per cento degli intervistati punta a eliminare i servizi che difficilmente userà, mentre il mystery tour incuriosisce il 65 per cento. L’idea di partire senza sapere esattamente dove si andrà piace a molti, perché aggiunge un pizzico di avventura a un’esperienza che altrimenti rischia di somigliare a tutte le altre. Il laptop resta però un’abitudine dura a morire: il 38 per cento lo porta con sé per controllare le email, anche se il 64 per cento sarebbe disposto a delegare all’intelligenza artificiale la gestione delle attività correnti durante le ferie.
Il benessere diventa centrale anche in volo. L’89 per cento affronterebbe un lungo raggio se avesse la garanzia di arrivare riposato e rigenerato. Lo sport, per il 66 per cento, è il pretesto per fare nuove conoscenze, soprattutto tra i solo traveller. Infine, il 47 per cento considera il viaggio il contesto ideale per risolvere conflitti e discussioni di coppia. Viaggiare, spiegano dalla piattaforma, significa sempre meno seguire una formula e sempre più esprimere chi si è davvero, mettendo in discussione le convenzioni su come, perché e con chi si parte.
