Non si comprano azioni, non si investe in obbligazioni o materie prime. Nei prediction market si acquista una previsione. L’oggetto della negoziazione può essere quasi qualsiasi evento futuro: una decisione della Federal Reserve sui tassi, il risultato di un’elezione, il livello dell’inflazione, persino l’esito di una crisi internazionale. Questi mercati, già diffusi negli Stati Uniti, sono approdati anche a Piazza Affari. A inizio settembre Otala.Markets ha quotato su EuroTLX due strumenti legati alla prossima riunione della banca centrale americana. Uno punta su un rialzo dei tassi, l’altro sull’ipotesi opposta.
Il meccanismo è semplice solo in apparenza. Ogni contratto è legato a una domanda con risposta binaria: sì o no. Se il mercato si interroga sulla possibilità che la Fed aumenti i tassi, il contratto assume un valore che riflette la probabilità attribuita dagli investitori a quell’esito. Se il prezzo è di 60 centesimi, il mercato stima circa il 60% di probabilità che l’evento accada. Alla scadenza il contratto vale un euro se la previsione si realizza, zero se non si verifica. Nel frattempo il prezzo oscilla in base alle aspettative. Un dato sull’inflazione sopra le attese può far salire il prezzo del contratto legato al rialzo. Segnali di rallentamento possono rafforzare il contratto opposto.
I due certificati di Otala rappresentano il primo tentativo di portare questa logica nel sistema finanziario italiano. Il prodotto legato allo scenario di un aumento dei tassi nella prossima riunione della Fed e quello che remunera l’ipotesi alternativa di un taglio o di una conferma dell’attuale livello hanno scadenza al 31 dicembre 2026 e sono classificati da Borsa Italiana come certificati a capitale condizionatamente protetto. Dietro l’operazione c’è la collaborazione tra Otala e Kalshi, una delle principali piattaforme statunitensi specializzate nella negoziazione di contratti legati a eventi economici, politici e sociali. Kalshi opera sotto la vigilanza della Commodity Futures Trading Commission, l’autorità americana che regola il mercato dei derivati.
Negli Stati Uniti il fenomeno è esploso negli ultimi due anni grazie a piattaforme come Kalshi e Polymarket. Su questi siti è possibile assumere posizioni praticamente su tutto: dall’esito delle elezioni presidenziali alle decisioni delle banche centrali, fino a eventi meteorologici, conflitti internazionali e dichiarazioni di personaggi pubblici. Il principio economico alla base è quello della cosiddetta “saggezza della folla”: aggregando le opinioni di migliaia di persone disposte a rischiare il proprio denaro, il mercato dovrebbe produrre stime più accurate rispetto ai tradizionali sondaggi. Non a caso testate come CNN, Bloomberg e Wall Street Journal utilizzano spesso le quotazioni dei prediction market come indicatore in tempo reale delle aspettative degli investitori.
L’idea di trasformare una previsione in un investimento presenta però numerose criticità. Chi acquista questi strumenti non è esposto soltanto all’esito dell’evento, ma anche ai tradizionali rischi finanziari: liquidità ridotta, differenza tra prezzo di acquisto e vendita, costi di negoziazione e rischio legato all’emittente del certificato. A ciò si aggiunge un elemento più difficile da valutare: le regole utilizzate per stabilire se un evento si è realmente verificato. Nei mercati predittivi la definizione dell’esito può diventare cruciale e talvolta controversa.
Secondo un’analisi del Wall Street Journal, la distribuzione dei profitti nei prediction market è estremamente concentrata. Su Polymarket quasi il 70% dei guadagni sarebbe riconducibile allo 0,1% degli account più redditizi. Anche su Kalshi il numero degli utenti in perdita supera ampiamente quello dei trader profittevoli. Il motivo è semplice: i mercati sono dominati da operatori professionali che utilizzano algoritmi, flussi informativi avanzati e strategie quantitative. Gli investitori occasionali tendono invece a basarsi su intuizioni personali, emozioni o notizie circolate sui social network.
I casi più controversi hanno alimentato il dibattito sulla natura stessa di questi strumenti. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i mercati legati a guerre, leader politici, crisi internazionali e persino alla morte o alla permanenza al potere di capi di Stato. Alcuni episodi hanno sollevato dubbi su possibili utilizzi di informazioni riservate e sulla manipolazione degli eventi oggetto delle previsioni. Le preoccupazioni hanno raggiunto anche Washington. Mesi fa il Senato degli Stati Uniti aveva approvato all’unanimità una risoluzione che vietava ai senatori e ai loro collaboratori di partecipare ai prediction market online. Il timore espresso da diversi parlamentari è che questioni di interesse pubblico possano trasformarsi in una sorta di casinò digitale.
I sostenitori dei prediction market li considerano uno strumento innovativo per misurare le aspettative collettive e migliorare la capacità di previsione su economia e politica. I critici, invece, vedono il rischio di una progressiva “gamification” della realtà, nella quale guerre, elezioni e crisi economiche vengono trasformate in semplici eventi su cui puntare denaro. L’arrivo dei primi certificati collegati a questi mercati segna dunque l’ingresso in Italia di un fenomeno che negli Stati Uniti muove già decine di miliardi di dollari. Resta da capire se verrà percepito come una nuova fonte di informazione finanziaria o come una sofisticata forma di scommessa travestita da investimento.
