Cosa succederebbe se potessimo sapere oggi dove e quando una frana distruggerà un tratto di ferrovia tra vent’anni? O se potessimo calcolare con precisione il rischio che una sottostazione elettrica venga spazzata via da un’alluvione nel 2040? Non è fantascienza. È Airis, la piattaforma europea che promette di rivoluzionare il modo in cui ci prepariamo ai disastri climatici. In un contesto di instabilità crescente, dove le infrastrutture sono state progettate per eventi meno violenti di quelli a cui stiamo assistendo, strumenti come questo non sono più un lusso ma una necessità.
Airis è stata sviluppata da Eoliann, una climate tech nata nel 2022 da un gruppo di under trenta. La piattaforma copre l’intero territorio europeo e combina dati satellitari, algoritmi di machine learning, competenze specialistiche e i parametri forniti dagli scenari di proiezione climatica dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). Il risultato è uno strumento in grado di prevedere la probabilità e l’impatto di sei rischi climatici su quattro orizzonti temporali. Alluvioni, frane, incendi, siccità, piogge intense e vento vengono studiati nell’anno corrente, il 2026, e proiettati su 2030, 2040 e 2050. Un anticipo di decenni che consente di agire prima che sia troppo tardi.
La precisione di Airis è impressionante. Le analisi vengono applicate a diciassette tipologie di infrastrutture, tra cui sottostazioni elettriche, linee aeree, ferrovie, turbine eoliche, reti elettriche e gasdotti. Il sistema calcola il rischio con una risoluzione di trenta metri su una superficie di 2,15 milioni di chilometri quadrati, analizzando oltre due miliardi di punti geografici di riferimento. Numeri che danno l’idea della portata di un progetto che non ha precedenti in Europa. La piattaforma è in grado di creare modelli matematici che valutano i danni diretti e indiretti, offrendo una base operativa concreta per l’adattamento climatico.
Eoliann non è nata dal nulla. Dal 2024 è supportata dall’Agenzia Spaziale Europea, che ne ha promosso la validità scientifica della metodologia tecnica. Nel 2025 ha ricevuto il riconoscimento del Presidente della Repubblica come una delle realtà più innovative e sostenibili del Paese. Un pedigree che garantisce solidità scientifica e affidabilità. Ma il vero valore della piattaforma si misura sul campo.
Roberto Carnicelli, ceo di Eoliann, racconta che l’azienda ha iniziato collaborando con società che operano nel campo delle infrastrutture energetiche, delle telecomunicazioni, della distribuzione e dei trasporti. Tra i clienti figurano nomi importanti come Terna e Cva. «Forniamo la piattaforma su cui i clienti possono caricare i dati relativi alle loro infrastrutture per capire quali sono i segmenti più a rischio», spiega Carnicelli. I risultati parlano da soli: finora gli algoritmi di Eoliann hanno previsto tutti i principali eventi in Italia e in Europa con un’accuratezza del 95 per cento. Un dato che fa ben sperare per il futuro.
Una volta identificata l’area a rischio, il sistema calcola il danno economico atteso. «Quando abbiamo la certezza che in una data area geografica ci sarà una frana», prosegue Carnicelli, «possiamo calcolare l’esatto rischio di danno economico alle infrastrutture locali se l’azienda ci fornisce tutte le informazioni del caso, dal materiale con cui sono costruite all’anno di edificazione fino ai periodi di manutenzione». Quando questi dati non sono disponibili, la piattaforma applica curve di danno basate su caratteristiche statistiche o ipotizzabili. Un approccio flessibile che si adatta alle diverse realtà aziendali.
Tre sono i modelli forniti a ogni azienda, basati sugli scenari Ipcc. Il primo è quello in cui gli Accordi di Parigi vengono rispettati, anche se Carnicelli ammette che quasi nessuno lo considera più. Il secondo è lo scenario peggiore, in cui non avviene alcuna riduzione delle emissioni e la temperatura continua a salire. Il terzo è una via di mezzo, uno scenario di compromesso. Tre futuri possibili, tre modi diversi di prepararsi al domani.
A fine 2025, Eoliann ha chiuso un round di investimento da 4,25 milioni di euro guidato da Montage Ventures, un fondo internazionale che ha creduto nel potenziale della piattaforma. Oggi venti professionisti — ingegneri ambientali, data scientist, ingegneri informatici e fisici — lavorano al progetto, unendo competenze multidisciplinari per affrontare una sfida che non aspetta. La crescita è stata rapida e il futuro sembra promettente.
L’utilità di Airis non si ferma alla prevenzione fisica. I dati prodotti possono alimentare anche strumenti finanziari come le polizze assicurative. Le compagnie di assicurazione, sempre più in difficoltà nel fornire coperture contro i danni atmosferici e climatici, possono finalmente comprendere il rischio reale e valutare come proteggere al meglio i propri clienti. Non più stime approssimative, ma previsioni fondate su modelli matematici e decenni di proiezioni. Un cambio di paradigma che potrebbe rivoluzionare l’intero settore.
In un’epoca in cui gli eventi estremi si moltiplicano e le infrastrutture progettate per un clima più mite mostrano tutta la loro fragilità, strumenti come Airis non sono più un’opzione. Sono una necessità. La possibilità di sapere oggi cosa accadrà domani, o tra vent’anni, permette di agire prima che sia troppo tardi. Di proteggere ciò che conta. Di ripensare non solo la manutenzione, ma l’intero modo di progettare, investire e assicurare il nostro futuro. Le infrastrutture che abbiamo ereditato non sono state pensate per eventi così violenti e improvvisi. Ora abbiamo gli strumenti per adeguarle. Sta a noi usarli.
