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Nuove regole e vecchie emozioni, la Maturità 2026 si avvicina

Mancano diciassette giorni. Diciassette notti in cui il sonno sarà leggero, interrotto da flash improvvisi di versioni di greco o problemi di matematica. Diciassette mattine in cui il caffè avrà un sapore diverso, più amaro, più denso. Per oltre 500mila studenti italiani, il momento è arrivato. Giovedì 18 giugno, alle 8:30, la prima prova scritta aprirà ufficialmente l’Esame di Maturità 2026.

Ci saranno loro, i maturandi, seduti tra i banchi della propria scuola, con il foglio bianco davanti e il cuore che batte più forte del solito. Ci saranno i professori, trasformati per l’occasione da complici quotidiani in giudici severi, attenti a ogni virgola, a ogni passaggio. Ci saranno i genitori, fuori dalle scuole, in attesa come se fossero loro a essere interrogati. E ci sarà, nell’aria, quella tensione che si taglia con il respiro. La stessa di sempre, da decenni.

Ma quest’anno, qualcosa è cambiato.

Il Ministero ha voluto rimettere mano all’esame, restituendogli il nome che aveva un tempo: non più “Esame di Stato”, ma di nuovo “Esame di Maturità”. Un nome che suona più solenne, più definitivo. Un rito di passaggio. E con il nome, sono arrivate novità importanti. Le commissioni si sono assottigliate: da sette a cinque membri, di cui due interni, due esterni e un presidente. Un taglio che dovrebbe semplificare la macchina organizzativa, ma che molti insegnanti temono possa aumentare la distanza tra scuola e studenti.

Più significativa, per i ragazzi, è la modifica al colloquio orale. Non sarà più una chiacchierata a più voci, ma un interrogazione su quattro materie specifiche. Quattro discipline che i ragazzi hanno studiato, sudato, a volte odiato. E che adesso dovranno difendere davanti a una commissione che non fa sconti. Il calendario è serrato. Venerdì 19 giugno, seconda prova scritta, diversa per ogni indirizzo. Poi, dal 22 giugno, prenderanno il via i colloqui orali. Non ci sarà tempo per riposarsi. Chi farà “scena muta” – il terrore di ogni maturando – verrà bocciato all’istante, anche se gli scritti erano andati bene. Il messaggio del Ministero è chiaro: non si scherza.

Eppure, c’è spazio anche per la clemenza. Il voto finale si compone di due parti: il punteggio delle prove, fino a 60 punti, e il credito scolastico accumulato negli ultimi tre anni, fino a 40. Chi arriva a 90 punti può sperare nei tre punti aggiuntivi della commissione. E chi sogna la lode – la coccarda rossa, l’orgoglio stampato sul diploma – dovrà aver avuto una media del 9 in tre anni e il massimo punteggio in tutte le prove. Numeri, numeri, numeri. Ma dietro ogni numero c’è una storia. C’è chi ha studiato fino all’alba, chi ha pianto su un libro, chi ha pensato di mollare e poi ha stretto i denti.

Il documento del 15 maggio, quello che raccoglie i contenuti effettivamente svolti durante l’anno, è stato già consegnato. Le classi quinte hanno già sistemato gli ultimi dettagli, ripassato per l’ultima volta, scambiato biglietti d’incoraggiamento. Il conto alla rovescia è iniziato. Tra diciassette giorni, i cancelli delle scuole si apriranno. I ragazzi entreranno con lo zaino in spalla e il destino in tasca. Alcuni usciranno sorridendo, altri con un nodo in gola. Ma tutti, per sempre, porteranno dentro il ricordo di questa attesa. Perché la Maturità non è solo un esame. È il primo vero spartiacque della vita adulta. Il momento in cui si smette di essere studenti e si inizia a diventare qualcos’altro. Buona fortuna a tutti. Che sia un’estate indimenticabile. Per il verso giusto.

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