In una sala conferenze a Brema, mentre i ministri europei concludevano i lavori della Conferenza Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il direttore generale Josef Aschbacher ha pronunciato parole che riscriveranno la storia spaziale italiana. Fra i tre astronauti europei destinati a tornare sulla Luna entro il 2027, uno sarà italiano. L’annuncio, arrivato quasi come una postilla alla chiusura dei lavori, è in realtà una pietra miliare che sancisce il ritorno dell’Europa – e dell’Italia in particolare – al centro della più ambiziosa esplorazione spaziale del XXI secolo: il programma Artemis della NASA.
Dopo oltre mezzo secolo dal piccolo passo di Neil Armstrong, l’umanità si prepara a compiere un salto monumentale verso una presenza stabile sul nostro satellite. In questa nuova corsa, l’Italia non sarà spettatrice, ma protagonista attiva. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha commentato l’annuncio definendolo una «conferma del valore dei nostri astronauti» e del «sempre maggiore ruolo dell’Italia nello spazio». Un ruolo che si traduce in una posizione di parità con le altre due grandi potenze spaziali continentali, Germania e Francia, completando così la triade che guida il contributo europeo. «Siamo tornati ad essere protagonisti», ha aggiunto Urso, sottolineando un rilancio che guarda al futuro con «maggiore certezza, coesione e determinazione».
Il nome dell’astronauta che avrà l’onore di calpestare il suolo lunare, o almeno di orbitarvi intorno in una missione preliminare, non è stato ancora svelato. La scelta, come ha precisato il ministro, sarà presa al momento opportuno. Tuttavia, il pool dei candidati più probabili è estremamente ristretto ed esclusivo. I favoriti sono due dei nostri più esplorati veterani dello spazio: Luca Parmitano, 49 anni, e Samantha Cristoforetti, 48 anni. Entrambi hanno alle spalle due lunghe missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), esperienza che li ha forgiati per le sfide dei viaggi interplanetari. Qualunque sarà la scelta, rappresenterà un simbolo potente e un “riconoscimento per l’Italia”, come ha sottolineato il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Teodoro Valente, che ha lodato le competenze dei nostri astronauti nel corpo europeo.
Il Percorso verso la Luna: Una Strada con Dossi e Ritardi
L’euforia per l’annuncio deve però fare i conti con la complessa e talvolta travagliata realtà del programma Artemis. Il ritorno sulla Luna, originariamente previsto in tempi più stretti, ha subito significativi rallentamenti. Il primo allunaggio con equipaggio, missione Artemis III, è stato ufficialmente posticipato a non prima del settembre 2028. La causa principale di questo slittamento risiede nei ritardi accumulati da SpaceX, la compagnia aerospaziale di Elon Musk partner cruciale della NASA, nello sviluppo del sistema di atterraggio lunare.
Prima di quel momento storico, l’umanità compirà un primo, fondamentale passo di avvicinamento. Tra febbraio e aprile del 2026 (a sua volta rinviata dal novembre 2024), è prevista la missione Artemis II. Sarà il primo volo con equipaggio del nuovo megara-zzo SLS (Space Launch System) e della capsula Orion. Il compito dei quattro astronauti a bordo – il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, e gli specialisti Christina Koch (NASA) e Jeremy Hansen (Canada) – sarà pionieristico: un volo di 10 giorni che li porterà in orbita intorno alla Luna, testando in condizioni reali tutti i sistemi di supporto vitale senza però scendere sulla superficie. È la necessaria prova generale prima del grande debutto.
La Sfida Tecnica Senza Precedenti di Artemis III
Il vero banco di prova, l’impresa che definirà il successo o il fallimento di questo nuovo capitolo lunare, sarà Artemis III. Qui entrerà in gioco la tecnologia più audace e non ancora dimostrata. L’equipaggio della capsula Orion non allunerà direttamente. Dovrà invece effettuare un pericoloso e delicatissimo “trasbordo” in orbita lunare, passando su un veicolo completamente diverso: lo Starship-HLS (Human Landing System) di SpaceX.
Questo mostro tecnologico alto 122 metri, progettato per essere riutilizzabile, rappresenta una scommessa colossale. Non ha mai trasportato astronauti e deve superare una prova ancora più complessa: un rifornimento di carburante direttamente nello spazio, una manovra mai tentata prima su questa scala e cruciale per permettere il viaggio verso la superficie lunare. Il piano prevede una serie di lanci ravvicinati di razzi-cisterna per riempire i serbatoi dello Starship in orbita terrestre, una coreografia spaziale ad altissimo rischio. Un primo test di questa procedura è in programma per il giugno 2026.
I ritardi di SpaceX hanno però costretto la NASA a una mossa prudente: aprire la competizione anche ad altri costruttori per un modulo di allunaggio alternativo. Tra questi c’è Blue Origin, l’azienda di Jeff Bezos inizialmente scartata, che inizierà a testare il suo veicolo entro il 2026. La corsa per scendere sulla Luna, quindi, potrebbe avere più di un cavallo di razza.
In questo quadro di sfide tecnologiche epocali e di rivalità industriali, l’annuncio di Brema risuona con una forza particolare. Mentre ingegneri e scienziati lavorano per risolvere problemi che sembrano usciti da un romanzo di fantascienza, un astronauta italiano si sta già preparando, mentalmente e fisicamente, per essere parte di quella soluzione. Non sarà un semplice passeggero, ma uno dei pionieri di un avamposto che dovrà diventare casa. La Luna aspetta, e questa volta avrà un accento italiano.
