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Fumo e solitudine, la ricerca che ribalta il mito della sigaretta come momento di aggregazione

In Italia si fuma ancora troppo. E non è solo una questione di salute fisica. C’è un effetto collaterale di cui si parla poco, e che riguarda milioni di persone: la solitudine. Chi fuma abitualmente tende a isolarsi più degli altri, e con il passare del tempo questo isolamento aumenta. A dirlo è una ricerca presentata al congresso della Società Europea di Pneumologia a Barcellona, che ha coinvolto oltre cinquantamila persone in quindici Paesi europei.

Lo studio ha preso in esame persone con un’età media di sessantasette anni. All’inizio della ricerca, il ventidue per cento fumava e quasi la metà soffriva di almeno due malattie croniche. Ai partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario sulla solitudine percepita, usando la scala UCLA. Un sistema che misura quanto una persona si senta sola, esclusa, senza compagnia. Il questionario è stato riproposto due anni dopo.

I risultati sono netti. I fumatori si sentono più soli dei non fumatori. E la distanza cresce nel tempo. Non dipende dall’età, dal sesso o dal Paese di residenza. Le differenze tra le regioni europee sono minime, segno che il fenomeno è trasversale. Il dottor Keir Philip, docente di medicina respiratoria all’Imperial College di Londra, ha spiegato che un primo studio condotto in Inghilterra aveva già suggerito questa relazione. Ma allora era possibile che i risultati fossero influenzati dalla cultura locale. La nuova ricerca ha verificato che la stessa relazione vale in tutta Europa.

Perché fumare isola? Le malattie progressive legate al fumo limitano la mobilità. Diventa più difficile uscire, partecipare ad attività sociali, mantenere le relazioni. A questo si aggiunge un fattore ambientale. I divieti di fumo nei luoghi pubblici e gli ambienti liberi dal fumo nelle case private possono rendere quei luoghi meno accoglienti per i fumatori, riducendo ulteriormente le occasioni di incontro. E la solitudine, a sua volta, è un fattore di rischio per la longevità. Aumenta la possibilità di declino cognitivo e peggiora la qualità della vita.

In Italia il fumo provoca novantatremila morti ogni anno. Tumori al polmone, ma anche a cavo orale, gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata e rene. Malattie cardiovascolari e respiratorie, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’asma, le infezioni respiratorie ricorrenti. I costi diretti e indiretti sfiorano i ventisei miliardi di euro. A questo si aggiunge il costo umano della solitudine, che non si misura in euro ma in relazioni perdute.

C’è però una buona notizia. Smettere è possibile. In Italia ci sono duecentoventitré Centri antifumo. Centottantasette affiliati al Servizio sanitario nazionale, trentatré alla Lega italiana per la lotta contro i tumori, tre al no profit. C’è anche il telefono verde 800.554.088, un servizio nazionale, anonimo e gratuito.

C’è un altro aspetto da considerare. La dipendenza da nicotina non è solo chimica. È anche psicologica e sociale. Molti fumatori associano la sigaretta a momenti di pausa, di relax, di incontro con i colleghi. Ma quei momenti, con il tempo, diventano sempre più rari. Le occasioni sociali si riducono, e la sigaretta diventa una compagnia che sostituisce le persone. È un paradosso crudele: ciò che sembrava unire finisce per isolare.

Smettere di fumare non significa solo ridurre il rischio di tumori e malattie cardiovascolari. Significa anche riconquistare spazi di socialità, riprendere in mano le relazioni, tornare a sentirsi parte di qualcosa. I centri antifumo e il telefono verde sono lì per questo. Per aiutare chi vuole smettere a ritrovare non solo la salute, ma anche la compagnia che il fumo gli ha portato via.

Il fumo non è mai solo una faccenda individuale. Ha un impatto che si allarga alle relazioni, alla vita sociale, alla capacità di stare con gli altri. E la solitudine che ne deriva non è una conseguenza inevitabile. È un effetto che si può contrastare. Un passo alla volta, senza giudizi, con il supporto giusto. Perché smettere è possibile, e nessuno dovrebbe affrontare questa strada da solo. Il primo passo è rendersi conto che la sigaretta non è un’amica. È una compagna che ti tiene in disparte. E riconquistare gli altri è possibile. Basta volerlo, e farsi aiutare.

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