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La Rivoluzione dei Fenicotteri non si ferma: un mese dopo, le proteste in Albania si allargano e si radicalizzano

Un mese esatto dopo l’inizio delle proteste, la Rivoluzione dei Fenicotteri resiste più forte che mai. Nonostante l’ondata di calore estremo che sta colpendo l’Albania, decine di migliaia di persone continuano a scendere in piazza ogni giorno a Tirana. Il movimento ha cambiato pelle: non è più solo una protesta ambientale contro il cantiere di Zvërnec, ma una contestazione aperta dell’intero sistema politico albanese.

Gli “Albanian Files”: un dossier per la procura

Il segnale più concreto di questa maturazione è arrivato dall’attivista Sidorela Vatnikaj, che durante una delle ultime manifestazioni ha presentato gli “Albanian Files” — un dossier formale da consegnare allo SPAK, la procura speciale anticorruzione, contenente accuse di corruzione a tutta la classe politica albanese, inclusa l’opposizione, e i presunti meccanismi con cui il premier Edi Rama gestisce il potere. Non è più solo una piazza che urla: è un movimento che produce documentazione.

Le richieste si allargano: sanità, istruzione, governo tecnico

La tutela ambientale è stata l’apripista. Ma nel giro di un mese il ragionamento politico si è allargato fino a includere i problemi nella sanità, nell’istruzione e nei servizi pubblici. Tirana chiede ora tre cose precise: le dimissioni di Rama, l’istituzione di un governo tecnico che allontani l’intera classe politica dall’Assemblea dell’Albania, e l’abrogazione delle leggi sugli investimenti strategici di cui sta beneficiando il progetto Kushner.

SPAK approfondisce l’inchiesta: nel mirino la legge del 2024

La procura anticorruzione ha allargato il perimetro della propria indagine. Non si tratta più solo dei permessi mai pubblicati: SPAK ha aperto un fascicolo sulla controversa legge approvata nel 2024, che ha allentato le tutele degli ecosistemi più sensibili del paese. L’inchiesta riguarda le autorizzazioni rilasciate in tempi rapidissimi, i possibili titoli di proprietà fraudolenti e i trasferimenti di terreni poco trasparenti legati al progetto nell’area di Vjosa-Narta.

I terreni di Zvërnec: la storia opaca dietro il cantiere

Un’inchiesta di Balkan Insight ha portato alla luce un elemento nuovo e significativo: buona parte dei terreni della penisola di Zvërnec fa capo a un uomo d’affari residente negli Stati Uniti, Artur Shehu, coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari riguardanti le proprietà incluse nel progetto. Il suo ex avvocato, Pellumb Petritaj, è stato condannato in primo grado per aver falsificato i documenti con cui veniva attribuita la proprietà di alcuni di quei terreni allo stesso Shehu: ha fatto ricorso e nega gli addebiti. Un altro appezzamento risulta appartenere alla famiglia di Alaudin Malaj, ex presidente della Corte d’Appello di Tirana — lo stesso che nel 2013 aveva ribaltato una sentenza di primo grado assegnando 156 ettari nella zona alla famiglia Shehu.

Un fenomeno balcanico

La Rivoluzione dei Fenicotteri non è più soltanto albanese. L’Alleanza regionale per la difesa della natura dei Balcani ha espresso solidarietà ufficiale: “Gli alberi di Zvërnec non possono difendersi. Ecco perché la gente deve parlare a nome di questo posto, prima che sia troppo tardi. Questa lotta fa parte di un conflitto più ampio tra interesse pubblico e un modello di sviluppo che vede la natura esclusivamente come una risorsa di profitto.”

Emiljia Milenkovic, attivista serba, ha sottolineato come il movimento studentesco serbo — che nel 2025 aveva portato alle piazze più grandi della storia della Serbia — sia fonte di ispirazione diretta per i manifestanti albanesi. In Bulgaria, a dicembre 2025, le proteste avevano portato alle dimissioni del premier Rossen Zhelyazkov. In Bosnia, a marzo 2026, la piazza era esplosa dopo la morte di un giovane in un incidente causato da infrastrutture fatiscenti. Ora è il turno dell’Albania. Non eventi isolati, ma lo stesso grido.

Rama non cede: “Un governo non si fa piegare dal rumore”

Il premier Edi Rama mantiene la linea dura. In un’intervista ha dichiarato: “Un governo non si fa piegare dal rumore”, definendo quanto accade “una guerra ibrida” e sostenendo che l’attenzione internazionale sia nata “solo perché c’era il nome di Kushner e l’ombra del suo suocero, odiato da un’intera armata online.” Su Zvërnec, ha promesso che gli sviluppatori “stupiranno tutti con i loro piani nei prossimi mesi” e che “parti del resort potrebbero essere aperte al pubblico entro la fine del decennio.”

Nel frattempo, lo striscione affisso sulla balconata dell’Università pubblica di Tirana dice altro: “L’Albania non è in vendita. La vostra fine è arrivata” — con accanto il disegno di un fenicottero che acciuffa un uomo dagli occhiali tondeggianti. È Edi Rama.

Fonti: L’Espresso, Linkiesta, TPI, Balcani Caucaso Transeuropa, Bassanonet/Geopolitica, Wikipedia/Rivoluzione dei fenicotteri, Umanità Nova, Università di Padova – Centro Diritti Umani, Leggo

 

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