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ICI e Chiesa, il recupero mai completato: tra norme UE, ritardi e tensioni politiche

ROMA – A oltre dieci anni dalla fine dell’ICI e a ott dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il capitolo sul recupero delle imposte non versate dagli enti ecclesiastici resta ancora aperto. Una vicenda che intreccia diritto europeo, fiscalità e rapporti tra Stato e Chiesa, e che continua a dividere la politica italiana.

Al centro del caso vi sono le esenzioni concesse fino al 2011 sugli immobili utilizzati da enti non commerciali, tra cui anche strutture riconducibili alla Catholic Church, poi sostituita dall’IMU nel 2012.

La sentenza europea e le stime miliardarie

Nel 2018 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che alcune esenzioni fiscali concesse dall’Italia potevano configurarsi come aiuti di Stato incompatibili con la normativa comunitaria. Da qui l’obbligo per lo Stato italiano di recuperare le imposte non versate tra il 2006 e il 2011.

Le stime elaborate negli anni hanno parlato di un potenziale gettito compreso tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Una cifra tuttavia indicativa, basata su valutazioni generali e non su importi già accertati.

Il nodo principale resta infatti tecnico: per recuperare le somme è necessario verificare caso per caso la natura degli immobili e distinguere tra attività commerciali e non commerciali.

Un processo complesso e ancora incompleto

Nonostante l’obbligo imposto a livello europeo, il processo di recupero si è rivelato lento e parziale. Le difficoltà amministrative, la mancanza di dati completi e i cambiamenti normativi intervenuti negli anni hanno reso complicata la ricostruzione delle imposte dovute.

Nel frattempo, il sistema fiscale italiano è stato riformato con l’introduzione dell’IMU, che ha ridefinito le regole per gli enti non commerciali, ma senza chiudere definitivamente il contenzioso legato al passato.

Le proroghe e le scelte dei governi

Dopo la sentenza del 2018, diversi governi hanno avviato procedure per il recupero, ma il percorso non è mai arrivato a conclusione. Le scadenze amministrative sono state più volte prorogate e le modalità di calcolo riviste.

Tra le motivazioni principali figurano la complessità tecnica del dossier e la delicatezza politica del tema, che coinvolge direttamente il rapporto tra istituzioni pubbliche ed enti religiosi.

Anche realtà come Caritas Italiana, impegnate in attività assistenziali, evidenziano la difficoltà di separare nettamente le attività sociali da quelle eventualmente economiche.

Una questione politica oltre che fiscale

Il tema del recupero fiscale sugli immobili degli enti ecclesiastici si è progressivamente trasformato in una questione politica e identitaria. In Italia, infatti, il rapporto tra Stato e Chiesa ha una forte rilevanza storica e sociale, che rende ogni intervento particolarmente sensibile.

Da un lato c’è chi invoca il principio di equità fiscale e il rispetto delle regole europee. Dall’altro, chi teme effetti negativi sul mondo del volontariato e sull’assistenza sociale, spesso erogata proprio da enti religiosi.

Un dossier ancora aperto

A distanza di anni dalla sentenza europea, il recupero delle imposte non risulta completato e il quadro rimane incerto. Le cifre circolate negli anni rappresentano stime potenziali, mentre l’effettivo ammontare recuperabile resta difficile da determinare con precisione.

Il caso ICI/IMU sugli enti ecclesiastici rimane così un dossier ancora aperto, simbolo delle difficoltà italiane nel conciliare vincoli europei, equità fiscale e ruolo sociale delle istituzioni religiose.

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