A partire dal 1° gennaio 2026, cambiano le regole per alcuni interventi di soccorso effettuati da Polizia di Stato e Carabinieri. La novità è contenuta nella legge di Bilancio 2026 e introduce la possibilità di far pagare i costi del soccorso alle persone coinvolte solo in casi ben specifici.
Una misura che sta facendo discutere, ma che – nelle intenzioni del legislatore – punta a responsabilizzare i cittadini e a ridurre gli interventi inutili o evitabili.
Quando il soccorso può diventare a pagamento
Il principio resta chiaro: il soccorso in caso di reale emergenza rimane gratuito. Nessuno verrà lasciato senza aiuto se si trova in una situazione di pericolo.
Tuttavia, dal 2026, i costi dell’intervento potranno essere addebitati alla persona soccorsa quando:
– l’intervento è ritenuto non giustificato;
– la richiesta di aiuto è immotivata o sproporzionata rispetto alla situazione;
– l’emergenza è stata causata da dolo;
– l’emergenza è stata causata da colpa grave.
La norma riguarda in particolare interventi in mare e in montagna, contesti in cui l’impiego di mezzi, uomini e risorse ha spesso costi molto elevati.
Dolo e colpa grave: cosa significano
Per comprendere la portata della misura, è fondamentale chiarire due concetti chiave:
Dolo: quando una persona provoca volontariamente una situazione di pericolo o un falso allarme.
Colpa grave: quando il pericolo nasce da un comportamento estremamente imprudente o negligente, come affrontare attività rischiose senza attrezzatura adeguata, ignorare divieti evidenti o condizioni meteo avverse.
In questi casi, lo Stato potrà chiedere il rimborso delle spese sostenute per il soccorso.
Chiamate di emergenza non giustificate
La nuova disciplina interviene anche sulle richieste di soccorso senza una reale emergenza. Chiamare le forze dell’ordine o i soccorsi in assenza di un pericolo concreto, o per situazioni che non richiedono l’attivazione di mezzi speciali, potrà comportare una responsabilità economica diretta per chi effettua la richiesta.
Quanto costerà un soccorso
Al momento non esiste ancora un tariffario ufficiale.
I costi verranno definiti attraverso decreti attuativi che saranno emanati dal:
Ministero dell’Interno
Ministero della Difesa
Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF)
Le tariffe terranno conto di elementi come:
– personale impiegato;
– mezzi utilizzati (elicotteri, motovedette, veicoli speciali);
– carburante;
– attrezzature;
– durata dell’intervento.
È previsto anche un aggiornamento periodico degli importi in base agli indici ISTAT.
L’obiettivo della norma
Secondo il governo, la misura ha tre obiettivi principali:
1. Limitare le richieste di soccorso inutili o irresponsabili;
2. Scoraggiare comportamenti estremamente rischiosi che finiscono per gravare sulle casse pubbliche;
3. Razionalizzare la spesa pubblica, soprattutto per interventi complessi e costosi.
Non si tratta, dunque, di trasformare il soccorso in un servizio a pagamento, ma di introdurre un meccanismo di responsabilità nei casi più evidenti di abuso o negligenza.
Cosa non cambia
È importante ribadirlo:
– chi è davvero in pericolo continuerà a essere soccorso gratuitamente;
– nessun intervento verrà negato per timore di un possibile addebito;
– la valutazione sull’eventuale rimborso avverrà solo dopo l’intervento, sulla base delle circostanze.
In sintesi
Dal 2026, gli interventi di soccorso di Polizia e Carabinieri potranno essere a pagamento solo se l’emergenza è stata causata da dolo, colpa grave o richieste palesemente immotivate. Una norma che apre un dibattito tra responsabilità individuale e diritto al soccorso, ma che mantiene fermo un principio fondamentale: la tutela della vita resta prioritaria.
