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Bologna, morte di Abderrahim Fakir: aperta un’inchiesta, scontri dopo il presidio

Abderrahim Fakir, cittadino marocchino di 42 anni, è morto domenica 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della Polizia di Stato.

La dinamica

L’intervento era stato richiesto dai residenti intorno alle 10 del mattino per la presenza di un uomo in forte stato di agitazione che urlava e danneggiava auto in sosta. Fakir è morto in strada dopo essere stato immobilizzato e ammanettato dagli agenti intervenuti sul posto. Da video girati da alcuni cittadini e da testimonianze raccolte tra i residenti, durante il fermo un giovane a torso nudo si sarebbe unito all’azione dei due poliziotti, tenendo ferme le gambe dell’uomo anche dopo che questo aveva smesso di muoversi, mentre gli agenti gli legavano i piedi.

L’inchiesta

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ha acquisito le immagini delle bodycam degli agenti e i video girati dai cittadini. Sei persone – i due poliziotti intervenuti e i quattro sanitari presenti al momento del decesso – risultano iscritte nel registro delle annotazioni preliminari, procedura collegata allo scudo penale previsto dal decreto sicurezza per chi agisce nell’adempimento di un dovere istituzionale. L’incarico per l’autopsia era atteso per mercoledì.

Le posizioni sull’accaduto restano contrastanti: il segretario del sindacato di polizia COISP, Domenico Pianese, ha dichiarato che dalle immagini l’intervento risulterebbe corretto, mentre il fratello di Fakir ha contestato le modalità dell’intervento.

Il presidio e gli scontri

Lunedì sera il sindaco Matteo Lepore ha convocato un presidio in piazza del Nettuno. La manifestazione si è svolta in gran parte pacificamente, con la partecipazione della famiglia della vittima. Durante l’iniziativa, alla presenza di centinaia di antagonisti e collettivi arrivati successivamente, la situazione è degenerata: alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie e bombe carta contro la polizia, che ha risposto con idranti e fumogeni; sono state incendiate due automobili. Sono state inoltre danneggiate le biciclette del bike sharing e l’arredo urbano in via Ugo Bassi, e annullata la rassegna del cinema all’aperto in piazza Maggiore.

Secondo il bilancio comunicato dalla Questura di Bologna, gli scontri hanno causato 64 feriti tra le forze dell’ordine, con prognosi comprese tra 3 e 35 giorni, oltre a danni a sei mezzi della Polizia di Stato. Cinque i manifestanti rimasti feriti.

Le reazioni

La premier Giorgia Meloni ha definito l’accaduto un fatto inaccettabile, chiedendo verità sulla morte di Fakir e giudicando al contempo ingiustificabile la violenza contro le forze dell’ordine. Il sindaco Lepore ha risposto che la richiesta di verità non implica una delegittimazione delle forze dell’ordine. I familiari della vittima si sono dissociati pubblicamente dagli episodi di violenza avvenuti durante il presidio.

Fonti: Sky TG24, Adnkronos, Il Post, Il Resto del Carlino, RSI

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